La periferia che (s)travolge tutto, ma non l'amore fraterno: "Mai stati innocenti", il romanzo d'esordio di Valeria Gargiullo



Mai stati innocenti
di Valeria Gargiullo
Salani, 2022

pp. 336
€ 16 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Con il tempo si perdono gli odori, i suoni, perfino il modo in cui si guardano le cose. Il tempo si prende tutto e non lascia spazio a niente. Ci sono solo i ricordi, e certi sono affilati come lame. (p. 153)

C'è una periferia che si è raccontata a lungo con timore, ma poi sono arrivati giovani autori, come Valentina D'Urbano, Silvia Avallone, Mattia Insolia e Giulia Caminito, a scartavetrare ogni edulcorazione, per rendere ciò che effettivamente si vede ed è, in tutta la sua nuda crudezza. Da pochi giorni, possiamo aggiungere ai nomi qui sopra Valeria Gargiullo (classe 1992), perché è arrivato in libreria il suo romanzo d'esordio, Mai stati innocenti, che racconta di una Civitavecchia popolare che sguazza nella miseria e nella ricerca di un riscatto. Fare successo in modo onesto è pressoché impossibile in un quartiere come Campo dell'oro, dove la fame di affermazione porta a rivendicazioni: risollevarsi comporta che qualcuno cada, talvolta che si schianti

È in questa ambientazione, che si fa quasi personaggio tentacolare, che troviamo la protagonista e io narrante, Anna, che prova un amore totalizzante per il fratello quattordicenne, Simone, e per la madre, che li ha allevati tra i sacrifici. Il loro padre, infatti, li ha abbandonati all'improvviso, dopo un calvario di droga e alcol che Anna ricorda bene, sebbene fosse una bambina, ai tempi. Adesso che si affaccia al futuro, Anna pensa che sia ora di provare a seguire la propria strada, ma dovrà rinunciare alla sua famiglia, alla sua casa, al quartiere, e risparmiare per andare a Milano, e in particolare in università. Lo studio le sembra quanto di più vicino al riscatto ci possa essere per lei, una seconda vita forse, in cui ripartire da zero, con nuove conoscenze e una nuova prospettiva. Certo, questo però le richiede enormi rinunce: dovrà lavorare per mantenersi, ma non è questo il problema; ben più difficile sarà abbandonare la sua famiglia. La madre non fa che ripeterle di non pensare a loro, ma non le tiene nascosto che soffrirà della sua assenza e delle responsabilità che torneranno a essere solo sue. Simone è più riottoso, come può esserlo qualsiasi adolescente, e, quasi per un colpo di testa, entra nella banda dei Sorci, temutissima da tutti. 

Piccoli criminali, chiassosi e irriverenti, i Sorci sono tanto giovani quanto irrimediabilmente compromessi con la giustizia; il loro leader Giancarlo, d'altra parte, vuole gareggiare con il padre, soprannominato da tutti "il Burattinaio" per le tante attività illegali e il pizzo che richiedeva ai vari negozi della città. Anche adesso che è in carcere, la competizione di Giancarlo col padre non viene meno, ed ecco che il ragazzo non lesina occasioni per allargare la sua cerchia d'influenza, oltraggiare la città e le classi borghesi, verso cui prova odio istintivo. "Rubare ai ricchi per dare ai poveri" si riduce a un "rubare ai ricchi per intascarsi il denaro e provare a eguagliarli": il miraggio è quello di vendicarsi per la miseria e le privazioni che sono state date in sorte a chi è nato a Campo dell'oro. 

Che cosa può c'entrare Simone, cresciuto con la protezione della madre e della sorella, con questa realtà? Difficile a dirsi, e non contano a niente le suppliche di Anna perché lui esca dalla banda. Nessuno esce dai Sorci. E chi ci ha provato è stato punito a sufficienza... 

Con l'irresponsabilità dettata dall'amore, Anna decide così di entrare anche lei nella banda, con l'obiettivo di salvare Simone, senza rivelare niente alla madre, per non darle altre preoccupazioni. Come riuscire in tutto ciò? Anna non ne ha la più pallida idea, ma questo la porterà a mettere alla prova il suo senso del limite, in nome dell'amore. Tra compromessi, sfide, rinunce, Anna conoscerà la violenza vera e propria, quella che prima poteva solo intuire. Inevitabile sarà cambiare, o forse fingere di essere chi non si vorrebbe mai. 

È possibile cambiare di nuovo, dopo una trasformazione del genere? Difficile a dirsi, ma i capitoli dedicati al passato si alternano a quelli del presente, che vedono Anna seduta al tavolino di un bar milanese, intenta a scrivere una lunga lettera (scopriremo tardi a chi), che racconta tutto ciò che è accaduto. La nostalgia e il senso di colpa per quanto fatto sono tenuti a bada dal fatto che fosse tutto inevitabile, pur di salvare Simone e di farlo uscire da lì. Ma l'amore fraterno giustifica tutto? 

Mai stati innocenti, fin dal titolo, denuncia un approccio diretto, senza sconti, e ci inserisce in un mondo degradato, in cui i dialoghi intrisi di violenza e sopraffazione sono specchio delle azioni. C'è un vento di turbamento che soffia per tutto il romanzo, e che ci lascia intuire che per chi è cresciuto a Campo dell'oro è necessario cambiare aria, per ripartire. O almeno per provarci. Chi resta va incontro a derisioni o, peggio, diventa un bersaglio, come il migliore amico di Anna, Lorenzo, che mostra con fierezza le sue unghie dipinte e il suo sentirsi diverso da come i suoi genitori lo vorrebbero. La sua integrità e la serenità delle sue scelte sono inaccettabili per chi non sa uscire dalle convenzioni. 

Forse Valeria Gargiullo deve trovare ancora un po' di equilibrio nello stile (qui e là ho notato sovrabbondanza di metafore e similitudini, non sempre giustificate dalle circostanze), ma il ritmo e la storia reggono, ci spingono a pensare e a provare quel che non vorremmo. Ci sono pagine disturbanti, e questo è un bene in un romanzo che denuncia ingiustizie. 

GMGhioni