#CritiComics - I "tesori" della nuova collana Bao Publishing dedicata ai titoli cinesi

Reverie,
di Gholo Zao
Traduzione di Elisabetta Bellizio
Bao Publishing, 2017

€ 19,00
pp. 232


I racconti dei vicoletti,
di Nie Jun
Traduzione (dal francese) di Francesco Savino
 Bao Publishing, 2017

Cartonato, €18,00
pp. 128


Băo 宝 in cinese si può tradurre letteralmente con tesoro e in effetti in più di un’occasione (per la verità tutte tranne qualche rara eccezione di mediocrità) la Bao Publishing ha consegnato al pubblico di appassionati lettori di fumetti tesori di bellezza grafica e narrativa di ineguagliabile valore, a dimostrazione dello stato di buona salute del mondo della nona arte italiana. Ma non solo, in quanto da tempo ha inserito in catalogo titoli stranieri, continuando, dallo scorso giugno, il progetto di crescita con una nuova collana di titoli di autori cinesi contemporanei. Una scelta in linea con l’originalità espressa spesso dalla casa editrice milanese, puntando sulla qualità di testi dai messaggi profondi e dalle qualità artistiche innovative pur nel rispetto di una tradizione di qualità elevata. I primi due titoli della collana sono Reverie di Gholo Zao e I racconti dei vicoletti di Nie Jun che pur apparendo completamente diversi dal punto di vista estetico e a una prima lettura contenutistica, sono caratterizzati da un comune denominatore, figlio probabilmente della sensibilità orientale così diversa dall nostra e che rende così affascinanti i testi di questa cultura lontana.

Al primo impatto con Reverie, il fumetto di Gholo Zao, si ha la sensazione di essere immersi in un altro mondo, delicato e sognante: merito di un’elegante bicromia che abbraccia la lettura con tonalità bianco-ocra. Proseguendo quest’impressione viene confermata dall’intreccio, dalla costruzione dei personaggi e dalla composizione grafica complessiva. È un graphic novel che deve molto alla tradizione fumettistica francese e il racconto è, non a caso, ambientato a Parigi, dove lo scrittore cinese Z-Jun, che si trova in Francia per un breve periodo, in compagnia di una ragazza francese di origini cinesi, Dominique (o XiaoYu), vivrà l'inizio di una storia d’amore e un viaggio tra gli scorci meno battuti della capitale. Dal punto di vista narrativo, la caratteristica principale è la regolare interruzione del racconto nel quale si incastonano una serie di brevi episodi autoconclusivi, che catapultano il lettore fuori dalla storia. La maggior parte di questi intermezzi sono completamente slegati dal racconto se non per alcuni elementi grafici che si ripetono e per il tema dell’amore, declinato con originalità. Trait d’union di questo racconto frammentato è Debussy, a cui l’autore fa riferimento non solo per il titolo dell’opera, ma anche per il significato dell’intero racconto, comprensibile in profondità solo dopo una seconda (terza, anche meglio) rilettura, durante la quale si apprezzerà finalmente l’accostamento che Zhao fa tra il mondo dei sogni e l’attività della scrittura. Un bellissimo accostamento che nasconde senza dubbio un’eco autobiografica delicata e non invadente, sebbene i frequenti voli pindarici compongano una narrazione quasi confusa: personaggi chiamati con due nomi differenti, altri fin troppo somiglianti tra loro, un ordine delle nuvolette dei dialoghi che cambia in continuazione. L’unità di misura è, allora, il lettore stesso, libero di viaggiare tra le pagine secondo il proprio ritmo e la propria volontà. Un pregio, per alcuni, una pecca, forse, per altri dato che di frequente si ha la sensazione di perdersi. Nel complesso, comunque, si tratta di un fumetto molto gradevole, interessante soprattutto visivamente e originale per il modo non superficiale con il quale affronta il tema dell’arte e della cultura.

I racconti dei vicoletti di Nie Jun racconta le avventure di Yu’er, una bambina disabile con difficoltà a camminare, e il suo simpatico nonno Doubao, che attraverso racconti e attività creative riesce sempre a trovare il modo per strappare un sorriso alla sua adorata nipotina. Il volume raccoglie quattro racconti ambientati tra le strade ai margini della capitale cinese, appunto i vicoletti del titolo. Uno scenario senza tempo e bucolico dove non c’è alcun segno di ricchezza o di nuove tecnologie, ma nemmeno di povertà, e i personaggi riescono a vivere serenamente la propria vita godendosi la magia delle piccole cose. Le tavole disegnate ad acquerelli e il tratto dolce e tenero con cui vengono definiti i personaggi aumentano la portata favolistica dell’insieme, sebbene questo microcosmo venga inizialmente tratteggiato in un modo apparentemente realistico in un suggestivo ritratto della vita rurale, per poi in seguito lasciare spazio a elementi del tutto fantastici, inseriti in un modo al contempo delicato e spiazzante. Una piscina costruita in modo fantasioso in cortile, un concerto sinfonico eseguito da insetti in piena campagna, un’atipica storia d’amore nata da un rapporto epistolare e un pittore che vede valorizzata la sua arte sono i soggetti dei quattro episodi.

Proprio in questa fantasia e in questa dimensione surreale trovo il minimo comune denominatore dei due testi della neonata collana della Bao Publishing. L’accostamento tra la dimensione reale e la dimensione fantastica è così immediato e naturale da risultare a primo impatto straniante. Cosa stiamo leggendo? Un testo fantastico o un sogno? Bisogna leggere tra le righe o assumere che tutto ciò che viene detto sia frutto dell’immaginazione di uno dei protagonisti? Tanti interrogativi aperti con infinite risposte, tutte diverse a seconda di chi tiene in mano il graphic novel, al punto da rendere questi due piccoli tesori i giusti componenti per il forziere della contemporanea letteratura a fumetti.

Federica Privitera