Pillole d'autore: "Scorciatoie e raccontini" di Umberto Saba

Umberto Saba: poeta italiano del Primo Novecento. Noto al grande pubblico per il suo Canzoniere, romanzo in versi di una vita, che in un lungo e complesso processo elaborativo prese e riprese, modificò e ampliò creando ogni volta un nuovo racconto del sé lirico; nonché per il romanzo incompiuto Ernesto, anche quello improntato a un forte autobiografismo; e per un’instancabile attività di autocritica, sfociata nella sua Storia e cronistoria del Canzoniere. Il mondo di Saba, prima di tutto quello lirico, è popolato di personaggi ben definiti: il padre, che ha abbandonato la famiglia nella primissima infanzia del poeta, mai conosciuto, presto identificato come mito di libertà e leggerezza; la madre, ebrea e poco indulgente ai sentimentalismi, fantasma primigenio e ammonitore che aleggia su ogni verso; e ancora Lina, la donna altra, futura moglie e regina, presto assorbita entro l’aura dello spettro materno. E infine, proprio lui, Umberto, trasfiguratosi in io lirico e successivamente sdoppiatosi, per potersi studiare secondo il dettato psicanalitico – Saba fu in cura presso Edoardo Weiss, il primo discepolo italiano di Sigmund Freud – nel «piccolo Berto» latore di segreti dolori e ricordi rimossi.
Obiettivo della ricerca sabiana è, come piacerebbe al posteriore Kundera, il conflitto tra pesantezza e leggerezza: di qui il perenne tentativo di riformulare il proprio «ergo sum», di scrollarsi di dosso le leggi morali e l’oppressione materna per raggiungere un altrove sognato di «cose vaganti e leggere».
Dalla poesia alla narrativa, tutto il percorso di Umberto Saba si configura come una mise en abîme nel regno della nevrosi, nel corto circuito madre-padre/reale-letteratura/pesante-leggero, ove l’unico mezzo di indagine è la nevrosi stessa: la letteratura. Essa si serve di due coordinate precise, che corrispondono a precise letture sabiane: la filosofia di Friedrich Nietzsche, amato da Saba per la sua codificazione del leggero in letteratura, di una nuova morale in cui l’innocente non ha colpa; e la psicanalisi freudiana, lente d’ingrandimento sotto cui Saba studia se stesso e un po’ tutti – musicisti, poeti e romanzieri – quelli che gli capitano a tiro. Così avviene in Scorciatoie e raccontini, la sua raccolta di aforismi: genere letterario peculiarmente nietzscheano, se è vero che «chi scrive aforismi non vuole essere letto ma imparato a memoria». In questo libretto, consultabile nell’edizione completa delle Opere di Saba uscita per i Meridiani Mondadori nel 2001 (ma è anche disponibile un'edizione singola per Einaudi), si possono rintracciare tutti i suoi maestri, ma anche i germi della sua ispirazione; i suoi costanti sprazzi autobiografici, incontri e letture; pillole di saggezza e d’ironia, e frammenti di storie; sempre, Nietzsche e Freud.

SCORCIATOIE. Sono − dice il Dizionario − vie più brevi per andare da un luogo ad un altro. Sono, a volte, difficili; veri sentieri per capre. Possono dare la nostalgia delle strade lunghe, piane, diritte, provinciali. 

STORIA D’ITALIA. Vi siete mai chiesti perché l’Italia non ha avuta, in tutta la sua storia – da Roma ad oggi – una sola vera rivoluzione ? La risposta – chiave che apre molte porte – è forse la storia d’Italia in poche righe. Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani… (…) Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione. Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.

ARTISTI. Non vanno presi troppo sul serio. Sono tutti − Dante compreso − bambini in castigo.

LAURA. Quanto si è discusso per sapere se Laura è, o no, esistita. Ancora ai nostri giorni, ai nostri poveri (per questi giochi, ultimi) giorni, un letterato ha tenuta intorno al piacevole enigma. Ma non è, almeno non è più, un enigma. Laura è certamente esistita. È esistita; ed era, alla luce di tutti i giorni, una bionda signora; nelle profondità inaccesse (infantili) dell’anima del poeta, era sua madre; era la donna che non si può avere. E tutta la fascinosa, un po’ monotona storia del CANZONIERE, di venti e più anni di corteggiamenti, per non arrivare, per voler non arrivare a nulla, è qui (…) La figura di Laura assorbì tutta la tenerezza del poeta. La sua sensualità egli la rivolse ad altro (ebbe – si racconta – non infecondi amori ancillari) … Ma l’amore, l’amore vero, l’amore intero, vuole una cosa e l’altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro. Così non c’è, in tutto il lungo CANZONIERE, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d’amore; molte cose ci sono, ma non LA BOCCA MI BACIÒ TUTTO TREMANTE, il più bel verso d’amore che sia stato scritto.

QUEL LETTERATO che tenne la conferenza sul Petrarca, arrivò alla conclusione che Laura era la poesia. Vedremo in alcune altre Scorciatoie perché la sua interpretazione non si allontanava, quanto sembra, dalla realtà; le andò anzi molto vicina. Un passo ancora, e Goffredo Bellonci avrebbe capito che, per i poeti, la poesia è la madre.

IL TEMPO è rotondo; ritorna in sé stesso. E gli orologi, che servono a indicarlo, dovrebbero pure essere rotondi. Lo furono infatti: dalla loro invenzione a ieri. L'uso, ultimamente invalso, di dare agli orologi forma quadrata, triangolare, ottagonale, è uno dei tanti piccoli indizi dello smarrimento dei nostri giorni.

L’OPERA D’ARTE è sempre una confessione; e, come ogni confessione, vuole l’assoluzione. Successo mancato equivale assoluzione negata. S’immagina quello che segue. 


intervento e selezione a cura di Laura Ingallinella