Il Salotto - Giovanna Tamà presenta "La memoria bucata"



Dalla presentazione di Giovanna Tamà - parecchie righe inviate tramite e-mail - capisco subito che sa il fatto suo. L’autrice de La memoria bucata, recensito circa una settimana fa, è ancora agli inizi, ma non ha alcuna intenzione di mollare. Il lavoro occupa molto del suo tempo – è a capo di una agenzia di comunicazione che lei stessa ha "pensato, voluto e fondato e che, grazie alla collaborazione di un gruppo di buoni creativi, si è affermata nel Mezzogiorno” – ma non le impedisce di dedicarsi alla sua più grande passione, la lettura. Un amore che è nato grazie a suo padre, a cui ha dedicato il suo primo lavoro. 

Giovanna non era convintissima – è lei a dirlo, quando parla del progetto: 

Mi sono nutrita di libri sin da bambina, storie che mi restavano in testa per giorni e giorni, e notti e notti, e io dentro quelle storie, meraviglioso! Ma scrivere non era nelle mie intenzioni. Durante il mio percorso di formazione e aggiornamento professionale ho studiato di tutto e di più, analisi transazionale, programmazione neurolinguistica, parlare in pubblico, scrivere per vendere, scrivere per convincere, scrivere per comprendersi, e così, dai oggi, dai domani, c'ho preso gusto. Scrivevo e scrivo per i miei clienti, e loro apprezzano sempre il mio modo di farlo. […] Ma, da qualche lettera e qualche e-mail, a un romanzo ce ne vuole

Eppure, è successo: 

In tre mesi, scrivendo la sera sino a notte inoltrata, i sabati e le domeniche, così è nato. Senza una storia in testa, partendo solo dalla costruzione del personaggio principale, sviluppando sera dopo sera, accadimenti usuali e inusuali. […] Volevo fosse una storia centrata su giovani e la loro evoluzione, perché penso che la giovinezza attragga di più il lettore medio, e a lui è destinato il mio libro. Volevo che lo scenario fosse la mia terra, la Sicilia, coi suoi colori violenti, le sue passioni e i suoi difetti. Volevo che ci fosse sensualità, perché quando si fa riferimento al sesso, all'eros, tutti diventano immediatamente attenti e curiosi, è inevitabile. Volevo infine che il messaggio fosse positivo; la mia protagonista cresce, da sola, in modo onesto traccia le basi del suo futuro, ascoltando il suo cuore e la sua pancia

Le premesse per una intervista interessante, insomma, ci sono tutte. Quello che leggerete sarà un botta e risposta che, come qualsiasi altro, regalerà alla vostra lettura qualcosa in più.

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1. La memoria bucata è "dedicato a mio padre, che oggi non legge più perché la sua memoria è bucata dall'Alzheimer". È stato questo il motivo che l'ha spinta scrivere oppure aveva in mente il progetto già da tempo? Quando e come, insomma, è nata l'idea?
L'idea è nata per una scommessa, ma il libro è dedicato a mio padre, perché è grazie a lui che ho questo profondo amore per la lettura

2. Sono tanti i personaggi di questa storia: c'è qualche comparsa; qualcuno sempre presente. La voce è una: quella di Anya. I referenti, però, sono parecchi. Sono tutti frutto della sua fantasia oppure c'è qualcuno che appartiene alla sua quotidianità? Quanto di Giovanna c'è in questo libro?
Sono tutti personaggi di fantasia. Qualcosa c'è di me, alcune riflessioni di Anya mi appartengono.

3. Se dovesse scegliere di vivere la vita di uno dei personaggi, per quale dei tanti opterebbe? Perché?
Anya ovviamente, per la passione per la scrittura, of course.

4.
 La memoria bucata è il suo primo romanzo - lo leggo nella quarta di copertina.
È soddisfatta di questa prima esperienza nel mondo della scrittura? Cambierebbe qualcosa, se potesse tornare indietro?
Sì, avrei potuto approfondire maggiormente certe parti, ma poi penso: è nato così, va bene così!

5. Prima di scrivere una storia, uno scrittore ha alle spalle - dovrebbe avere, almeno - anche una sola lettura. Cosa legge?
È stata ispirata da qualche libro oppure tutto è nato scrivendo?
Cosa leggo? Narrativa contemporanea, soprattutto; i classici sono stati un amore del passato. Anche un po’ di saggistica, quando tocca l'introspezione e l'approfondimento della conoscenza dei meccanismi umani. Mi sono innamorata di Abraham Yehoshua tra i ricami delicati del suo Viaggio alla fine del millennio; avrei voluto abbracciare Marguerite Yourcenar per il piacere donatomi con le Memorie di Adriano, e ringraziare Sam Savage per aver saputo farmi sorridere con il suo Firmino e… Tanti altri, grandi e meno grandi. Ho un posto speciale nel mio cuore per Il Gattopardo, I Viceré, La corda e il cammello: le radici non mentono. E che dire de Il Birraio di Preston? Lo reputo il capolavoro di Camilleri.

Per quanto riguarda La memoria bucata, no, nessun libro mi ha ispirato; ma ho preso coraggio leggendo tanto e scoprendo che vengono pubblicate anche cose mediocri. Secondo me, un buon libro lascia dentro una traccia indelebile. 

6. Prima di proporlo all'editore, ha fatto leggere il libro a qualcuno? Ha dovuto cambiare qualcosa o è rimasto tutto invariato? Come è stato l'impatto con il Gruppo Albatros?
Si, ho testato la prima stesura, l'ho fatto leggere a sette persone, tre uomini e quattro donne. In più l'ho inviato a Domenico Seminerio, scrittore mio conterraneo, che apprezzo molto; il suo giudizio era molto importante per me: se fosse stato negativo, avrei buttato il tutto. Ma non è andata così: gli è piaciuto e mi ha scritto la recensione, cosa di cui gli sono grata. Non è stato modificato nulla dalla prima stesura.

Circa il Gruppo Albatros, che dirti? È una bella idea di marketing, la loro. Fanno un ottimo fatturato. Noi italiani abbiamo la penna facile e loro hanno colto una opportunità di mercato, danno a quelli come me la possibilità di essere pubblicati dietro il versamento di un contributo – che in pratica azzera i costi di stampa – offrendo un piano promozionale articolato (interviste, radio e tv, inserimenti su riviste specializzate, tutte cose da loro gestite e che non vengono viste da nessuno, se non dai diretti interessati). Che dirti? L'ho fatto anche io, ma per il mio secondo sceglierò in modo diverso.

7. Veniamo alla recensione.
È una domanda che faccio quasi sempre: cosa le è piaciuto, cosa non avrebbe mai scritto e cosa, invece, avrebbe messo in evidenza? 
Non voglio far critiche in merito.

8. Il messaggio del libro sembra essere chiaro: questa ragazzina, sballottata qua e là dopo la morte
 dei genitori, riesce, con le sue sole forze, a farsi spazio nel mondo e a trovare una strada da seguire. Ha da dire altro? 
No.

9. Tre aggettivi per
 La memoria bucata.
Scorrevole, gradevole, da comprare e leggere sotto l'ombrellone.

10. Dovessi dare un consiglio a un esordiente, cosa gli diresti?
Accertati di non annoiare. Le parole scritte sono come musica; attento, quindi, al ritmo.

11. Siamo arrivati alla fine. Hai qualche progetto in cantiere?
 
Sì, un paio.

Ti ringrazio per la disponibilità, Giovanna! Sono sicuro che ci ritroveremo.

Intervista di Michele Rainone a Giovanna Tamà