L'ultimo grado del giudizio ● versi e voce di Milo De Angelis, video di Stefano Massari


L'ultimo grado del giudizio
(Carta Bianca 2011)
collana video poesia, n°2
sette poesie da Quell'andarsene nel buio del cortili,
versi e voce di Milo De Angelis, video di Stefano Massari
con una nota di Pier Damiano Ori


«A volte, sull’orlo della notte, si rimane sospesi / e non si muore. Si rimane dentro un solo respiro, / a lungo, nel giorno mai compiuto, / si vede la porta spalancata da un grido [...]» – L'ultimo grado del giudizio si apre con questi versi con cui dialoga l'immagine d'un sole che le tenebre vanno sgretolando. Questa prima poesia di De Angelis c'introduce a quegli «attimi che tornano a capire e restano» . Un tema centrale nella poetica di De Angelis, quello dell'attimo, del momento che diventa epifania e rivelazione. Però sono momenti «imperfetti e interrogati» quelli dell'acrobata/poeta e così anche le immagini, imperfette, scarnificate, tentano una dolorosa ricognizione delle tenebre.
E le tenebre sono palpabili, grattano in dissolvenza le immagini di Stefano Massari, i paesaggi metropolitani, i volti sgranati, i grattacieli, i simboli d'una metropoli desolata... è la Milano distorta, la città crudele, la geografia rotta e ricostruita nella fucina poetica del cuore: «Milano era asfalto, asfalto liquefatto» (M. De Angelis, Tema dell'addio).
Non posso che citare un commento di Pier Damiano Ori sul retro di copertina: «non è poesia commentata da immagini, non è immagine che succhia senso». La visione versa nelle parole gli immaginari, le parole sono l'imprinting per il regista. Credo che in questo senso Ori voglia intendere quest'opera come «un congegno artistico comunicativo automo».
Tutto il video mi sembra giocare su una continua iperbole di senso e su un forte tentativo di costruire una vorticosa ricerca di correlativi oggettivi nell'infinitamente piccolo. In pochi frames si gioca una lotta fra materia viva e materia morta, fra volti e cemento, tra ferite del cuore e immaginari desolati – è «una furia/ che scende verso l'oscuro e dilaga/ tra i muri passeggeri e sgretolati/ dove ognuno è solo il suo andarsene».
La scelta sonora e visuale è molto cupa, nettamente anti rappresentativa, forse a volte si fa troppo stagnante, perde l'interazione col verso, ammutina le parole e può agire come una cappa, come un sedativo alla potenza evocativa della poesia. Un potenza che forse abbisognava di più limpidezza espressiva per ri-velarsi, ma è questo il giusto prezzo da pagare per un dialogo “alla pari” fra video arte e poesia.
Detto ciò. la scelta estetica di Stefano Massari mi sembra opportuna e coerente con l'impianto quasi narrativo che ha voluto dare al video: questa dolorosa ricognizione delle tenebre che cerca un'ascesi disperata. È la “parabola poetica” de «l’acrobata della notte» – dalla misteriosa poesia che chiude quest'opera. Un poeta/acrobata che bisognava si rivelasse in «un puro scoccare di fosfori», in un non-luogo di tenebra.
Ne parla opportunamente Celeste Sebastiani in un articolo online del 6 maggio 2010 (qui) :

Ecco cosa commenta il Poeta: “Per quanto riguarda il finale dell'acrobata, dirò soltanto che bisogna lasciarlo nel suo enigma di voce sapienziale. Forse riguarda quel passo del Vangelo: "Solo chi si perde interamente, si salverà".


Gli ultimi frames dipingono un paesaggio assolato in cui la luce pervade tutto, come a chiudere un cerchio: è un alba che si rivela nuovamente. Il sole è risorto dalle tenebre.

Per un promo video dell'opera rimandiamo qui



Riccardo Raimondo











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STEFANO MASSARI - (Roma 1969) vive a Bazzano e lavora in RAI a Bologna. Ha scritto i libri: Diario del pane (Raffaelli, Rimini 2003); Libro dei vivi (Book Editore, Castelmaggiore 2006), Serie del ritorno (la Vita Felice, Milano 2009). Ha scritto e realizzato video intorno ad alcuni protagonisti della poesia contemporanea nellambito del progetto: SECOLOZERO (D'elia, Benzoni, Porta, Luzi, De Angelis, Garcia Montero). Suoi lavori di videoarte e videopoesia sono stati accolti in svariate rassegne tematiche, festival, progetti editoriali. Ha ideato il progetto land, attivo fino al 2008 (rivista, videopoesia, web, laboratori), e il progetto CARTA|BIANCA (www.cartabianca.name).
MILO DE ANGELIS - Nato a Milano nel 1951, insegna in un carcere. Ha pubblicato diversi libri di poesie: Somiglianze (Guanda, 1976), Millimetri (Einaudi, 1983), Terra del viso (Mondadori, 1985), Distante un padre (Mondadori, 1989), Biografia sommaria (Mondadori, 1999), Tema dell’addio (Mondadori, 2005). L’ultimo libro di versi è Quell’andarsene nel buio dei cortili (Mondadori, 2010).
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