Estate 1994. È da pochi mesi che i Vercetti sono approdati a Sagramoso, in quella che un tempo era la casa dei nonni, e Enea ha già avuto modo di conoscere due mostri: il primo, rumoroso e noto a tutti, è Tore, giovane sbalestrato e violento, che “se ne va in giro sempre da solo, come un cane randagio reso cattivo dalla fame” (p. 7); l’altro, più misterioso e inquietante, è il Kraul, fantomatico semiuomo dal volto d’uccello, che secondo le dicerie si aggira tra i boschi, o nei sotterranei di una vecchia base americana abbandonata, la stazione Scatter. Tiziano, l’amico più caro di Enea, dice di averlo visto più volte. Il Kraul, racconta, può realizzare i desideri più intimi e segreti, ma il prezzo che richiede è molto alto: chi vi si appella deve essere disposto a sacrificare qualcosa di importante, e se le sue intenzioni non sono pure verrà perseguitato per sempre.
Enea, voce narrante del romanzo, non è un cuor di leone. È anzi talmente bloccato dalle sue paure da averne scritto un libello, l’Eneide delle fobie. Non sarebbe quindi la persona più adatta a sfidare il Kraul, se non ci fosse qualcosa di forte a muoverlo, nello specifico la preoccupazione per il fratello maggiore Achille, che dopo un brutto incidente ha smesso di uscire dalla propria camera, e comunica solo con lui, ed esclusivamente alle proprie condizioni. Manlio Castagna ci permette di entrare nella quotidianità di quello che sembrava un normale tredicenne progressivamente, anche perché Enea rilascia le informazioni con fatica, si protegge da noi come dal mondo esterno.
Lo scenario domestico che si configura è delicato: Achille, chiuso oltre una soglia inaccessibile; i genitori storditi dal dolore e dall’impotenza, che non vedono più il secondogenito - la cura ridotta a una serie di azioni meccaniche, senza un’attenzione reale. La vita quindi si consuma per Enea fuori dalla soglia di casa. E la vita, da un certo momento in poi, assume la forma di Juno Sparks.
Juno è bellissima, stravagante, libera. Osserva il mondo attraverso il filtro della sua telecamera, lo ascolta attraverso le cuffie del suo walkman. Lei è portatrice di una visione senza pregiudizi, abbraccia gli sconosciuti, piange le creature ferite, e ha al tempo stesso quella sicurezza che a Enea manca. Juno accoglie senza giudicare. Juno, soprattutto, ricorda a Enea l’importanza di sconfiggere i mostri, di trovare antidoti alla paura, spesso cercandoli dentro di sé.
Nel romanzo di Castagna, il sogno, la fantasia, anche l’illusione agiscono a più livelli, e su tutti i personaggi principali; diventano, a seconda dei casi, elementi in grado di trasfigurare il reale, ma anche strumenti di protezione da ciò che è troppo difficile, duro o spaventoso per poter essere guardato direttamente. Di questo è metafora anche il Kraul. Bisogna avventurarsi in profondità – nei cunicoli oscuri della base Scatter, ma anche nel fondo della propria coscienza – per poter finalmente aprire porte che sembravano sbarrate e vedere uno spiraglio di luce.
«Se vuoi arrivare in fondo, devi sapere quando sacrificare qualcosa.»«Tipo?»«Tempo. Energia. O una parte di te.» (p. 262)
A questa possibilità di doppia lettura del reale (quella che si ferma all’apparenza, alla superficie, e quella che ammette di esplorare l’invisibile, e l’indicibile) rimanda anche la scelta di intervallare alla narrazione alcuni fotogrammi estratti dal mockumentary di Juno. L’immaginario narrativo è quello degli anni ‘90, e il romanzo di Manlio Castagna fa vibrare di nostalgia i lettori della mia generazione. Proprio noi, del resto, siamo quelli che sono forse più in grado di cogliere l’intertestualità, perché Juno Sparks ha un forte debito nei confronti di Stargirl, da cui pure si discosta per prendere altre vie e condurci verso altri finali, e tra le pagine riecheggiano anche le atmosfere di The body di Stephen King, l’intensità di un momento liminale, contraddittorio, in bilico tra timore e coraggio, legame con il passato e proiezione verso il futuro.
Il lettore giovane, al contrario, coglierà del testo la vitalità dei personaggi, la trama dinamica e avvincente e, soprattutto, il modo delicato di trattare temi fondanti e universali come l’amicizia, l’amore, la difficoltà di diventare grandi, ma anche la paura, il lutto, la violenza e il pregiudizio.
Carolina Pernigo
