Fame
di Choi Jin-young
edizioni e/o, ottobre 2026
Traduzione di Rosanna De Iudicibus
pp. 144
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99€ (e-book)
La prima volta che ci eravamo incontrati, io e Gu eravamo due diversi frammenti. Stando insieme, un giorno, fra me e Gu era caduta una goccia, un sentimento persistente e denso. Come un puzzle che si adattava alla nostra forma, come la cartilagine che c'è fra un osso e l'altro, quel sentimento era cresciuto gradualmente e si era modellato attorno agli spigoli e alle mancanze mie e di Gu e un altro giorno ancora era diventato perfetto. E quando era diventato perfetto, aveva emesso quel suono. Io e te saremo insieme fino alla morte. Anche se non saremo insieme, lo saremo lo stesso, aveva detto. (p. 68)
La storia di Fame, dell'autrice coreana Choi Jin-young, vincitrice di numerosi premi letterari del suo Paese, è una di quelle che non si dimenticano facilmente, un racconto di ispirazione shakespeariana perché i due protagonisti, Gu e Dam, si amano di un amore straziante, assoluto, destinato a finire nel peggiore dei modi.
Non è una sorpresa né uno spoiler perché il romanzo si apre con la morte di Gu: Dam, la sua compagna, lo trova senza vita lungo una strada, livido di botte. Neanche lei è sorpresa: erano tormentati dagli usurai, avevano subito minacce, torture di ogni tipo, erano scappati, si erano nascosti per sfuggirgli, ma a niente sono valse tutte le precauzioni, quegli uomini alla fine li hanno trovati e hanno preso quello che potevano prendere, cioè la vita di Gu.
La narrazione alterna i punti di vista dei due amanti, un pallino vuoto a inizio di ogni capitolo per la voce di Dam e un pallino pieno per quella di Gu: insieme, lei ancora viva e lui già nel mondo dei morti, parlano, finiscono una le frasi dell'altro, ricordano come si sono conosciuti, come hanno iniziato ad amarsi, quante volte si sono separati, tutte le volte che si sono aspettati a vicenda.
Si incontrano per la prima volta a otto anni e già entrambi sanno che staranno insieme per la vita, e oltre la morte: Dam, una ragazza testarda, energica, e Gu, fragile, pessimista, che col passare del tempo lo diventa sempre di più fino a cadere nel nichilismo a causa dei debiti dei suoi genitori.
Debiti che, alla loro morte, eredita e che deve a ogni costo ripagare.
Purtroppo, come l'incipit del romanzo ci dice subito, le cose non vanno così e Gu perde la vita per mano degli usurai.
Dam, pazza di dolore, trova il corpo morto di Gu e invece di seguire il classico iter – la denuncia, la cremazione, il cimitero – pensa bene di portarsi il cadavere a casa e di cominciare a mangiarlo: detta così potrebbe sembrare una cosa disgustosa, malata, ma tutta la narrazione precedente giustifica questo gesto come l'unico possibile. Se Dam deve vivere senza Gu, allora vuole che il suo corpo migri nel suo così potrà continuare a vivere.
Pensa: a che pro denunciare la morte di Gu? Nessuno li avrebbe aiutati, nessuno avrebbe fatto giustizia.
Gu aveva pugni duri come rocce. Da quando aveva diciassette anni circa Gu aveva sollevato e trasportato merce, quindi i muscoli delle sue braccia erano tonici, solidi e potenti. Sembravano una matita temperata da una mano abile. Mangiando a morsi le mani e le braccia di Gu che, un tempo, avevano stretto la mia mano e mi avevano guidata, arrivai quasi a impazzire. Le mangiai colpendomi per non impazzire del tutto. Mi colpii le guance, gli occhi, le braccia e le gambe. Per vedere chiaramente cosa stessi mangiando. Per non dimenticare. (p. 66)
Dam non può accettare la morte di Gu non solo perché lo amava più della sua stessa vita, ma perché la sua esistenza è stata una sequenza di morti dolorose: prima il nonno, poi l'amatissima zia: per loro non ha potuto fare nulla, si è dovuta piegare alla cremazione, ma stavolta, con Gu, non cede e lo mangia, pezzo dopo pezzo, i capelli, le unghie, le braccia, il pene, tutto intero fino alle ossa.
Nel frattempo, alternando passato e presente, Dam e Gu raccontano la parabola della loro storia d'amore: si uniscono, si separano varie volte – anche per anni, in qualche occasione – si riprendono, scappano dai creditori, si amano di nascosto, poi alla luce del sole. Semplicemente non sono destinati a stare l'uno senza l'altra, ed è in questo dettaglio che vedo la matrice shakespeariana, nonché nel contrasto di chi non vuole che stiano insieme.
Il grave problema dei due sono i soldi: qui, l'autrice critica aspramente una società che tritura corpi e vite in nome del denaro, che tratta gli esseri umani come spazzatura. Gu, non per colpa sua, eredita una montagna di debiti e non è giusto, perché non li ha contratti lui, eppure deve trovare il modo di estinguerli. La sua vita diventa una corsa a guadagnare soldi solo per ripagare gli interessi: non riuscirà mai, neanche con dieci vite, a restituire tutto il denaro che deve. Non ci meravigliamo allora che diventi nichilista, che cerchi di allontanare da sé Dam, per il suo bene.
Quando si parlava di esame di ingresso all'università, si finiva sempre per parlare di lavoro, e di cosa fare, che strada prendere per poter guadagnare soldi in fretta. Per poter guadagnare e in modo sicuro. La maggior parte delle persone stavano cercando una risposta a questo quesito. Alcuni coetanei mi dicevano che non sapevo ancora nulla del mondo. La maggior parte delle loro frasi iniziavano o finivano con: questo è difficile, quello impossibile, è più facile a dirsi che a farsi. Ogni volta che parlavo con loro sprofondavo in un senso di impotenza. Non avevo ancora iniziato, ma mi sembrava che fossi destinata a fallire, che il tipo di lavoro che potevo fare fosse già deciso, e quindi mi sembrava di aver già perso. (pp. 75-76)
Dam non lascerebbe Gu neanche per tutto loro del mondo, non importano i debiti, le fughe, la vita miserabile che sono costretti a fare, giovanissimi ma già schiacciati dalla vita, una vita che pretende progresso, operatività, che incasella ogni essere umano nel meccanismo del capitalismo. I due amanti sfuggono a tutto questo, ma per poco: alla fine, come sappiamo, Gu sarà una delle vittime del sistema.
Non leggevo una storia d'amore così intensa da tanto tempo: l'autrice, con una scrittura diretta ma estremamente poetica, va al cuore delle cose e racconta i due personaggi come fossero due amici che ha conosciuto bene. Come se Dam fosse lei stessa e Gu un amore perduto.
Le associazioni, le metafore, le scene in cui descrive Dam che letteralmente assorbe il corpo di Gu non sono affatto banali, ma anzi, possiedono una forza incredibile, tale da catturare il lettore che ha come l'impressione di vivere le stesse gioie, gli stessi dolori.
Quando si chiude l'ultima pagina ci si commuove per la sfortuna dei due ragazzi, neanche fossero amici nostri.
Una storia straziante che non solo celebra la purezza di un amore quasi "divino", ma che sotto sotto critica tutto ciò che la società ci costringe a fare per denaro, per il successo, per avere una posizione sicura. Il problema è che, per quanto sicura possa essere, non sarà mai abbastanza, soprattutto se si nasce poveri.
Consiglio vivamente la lettura del romanzo a chi vuole immergersi in una grande storia d'amore, di quelle che restano.
Deborah D'Addetta
