Neri Pozza, ottobre 2026
Traduzione di Laura Prandino
pp. 491
€ 22,00 (cartaceo)
€9,99 (ebook)
Esistono libri che arrivano al momento giusto: quelli in cui ti riconosci o che, semplicemente, si rivelano talmente trascinanti da non permetterti di uscire dalla storia. È proprio quello che è successo con Le vite nascoste di Patrick Ryan, un romanzo corale che si snoda lungo un arco temporale di più di quarant'anni, all'interno del quale la voglia di riscatto è molla e freno insieme.
Sono indubbiamente Cal e Margaret a dare l'avvio a un susseguirsi di eventi destinati ad avere profonde ripercussioni sulle generazioni successive. Cal è un giovane uomo che ha sempre vissuto nella piccola cittadina Bonhomie (Ohio) e che lavora nella fabbrica del paese, proprio mentre i suoi coetanei si trovano oltreoceano a combattere. È qui che s’innesta la prima fondamentale dinamica, poiché esiste un motivo ben preciso per cui Cal non può andare al fronte: fin dalla nascita, infatti, soffre di una zoppia che lo rende del tutto inadatto alla guerra. Sentendosi impotente in un momento storico in cui vorrebbe fare il proprio dovere, gli è impossibile tirarsi indietro del tutto. È anche per questa ragione che decide di avvicinarsi a Becky: se non può andare in guerra, allora tanto vale sposarsi. Becky, tuttavia, non si dimostra la ragazza più adatta a soddisfare il suo bisogno di normalità e di rispetto della forma. Fin da piccola possiede infatti un dono singolare, ovvero quello di comunicare con l'aldilà e con i morti. Ben presto, la tanto agognata parvenza familiare di Cal comincia a infrangersi: Becky inizia a tenere le sue sedute spiritiche direttamente in casa, tanto che in pochissimo tempo l'intera cittadina comincia a vociferare su quella famiglia così strana.
« [...] Non capisci il senso di quello che faccio. In tutta sincerità, penso che tu non ci creda nemmeno» (p. 70)
E Margaret? In che modo s’intreccia la sua storia con quella di Cal? Margaret Salt non è originaria di Bonhomie, ma vi si trasferisce in seguito al matrimonio con Felix: un'unione che sulla carta appariva perfetta, ma che nella realtà quotidiana si dimostra ben altro. Fin dal primo momento, il loro rapporto poggia su una struttura fragile e ricolma di non detti. Felix è all'apparenza un uomo affascinante ma incapace di manifestare il proprio amore – soprattutto quello carnale – nei confronti di Margaret. Così, per una serie di motivi differenti, il loro matrimonio inizia a scricchiolare, specie dopo il ritorno dal fronte di Felix, quando quel contatto fisico che prima era raro diventa quasi impossibile. È proprio a questo punto che le vite di Cal e Margaret finiscono per incrociarsi, spinte dalla ricerca di qualcosa che travolga un'esistenza da troppo tempo imprigionata dall'apparenza, dalle convenzioni e dal perbenismo («Il mondo andava avanti, rimetteva insieme i propri pezzi insieme», p. 245).
Le vite nascoste di Patrick Ryan va a scavare a fondo nella provincia americana, grattando via la patina luccicante del cosiddetto sogno americano per mettere a nudo la carne viva dei suoi protagonisti. Nessuno dei personaggi è esente da una vera e propria "macchia umana" (per citare uno dei romanzi più importanti di Roth): ciascuno porta con sé la propria colpa, che si tratti della disillusione di chi è tornato irreversibilmente cambiato dai campi di battaglia, dell'inquietudine di chi non riesce a trovare la propria dimensione nel mondo, o del peso soffocante delle aspettative sociali in una cittadina di provincia in cui tutti sanno tutto pur fingendo il contrario. D'altra parte, le due figure femminili, cardine del romanzo, lo dimostrano chiaramente: da un lato Becky, che vive immersa nella spiritualità disinteressandosi delle convenzioni sociali, e dall'altro Margaret, una donna più terrena e pratica che finirà tuttavia per rimanere incastrata nei segreti da lei stessa creati. Si tratta di due figure femminili differenti, ma entrambe sono simbolo di una generazione di donne spezzate dal continuo compromesso tra la ricerca dell'autonomia personale e le rigide aspettative del dopoguerra americano. Patrick Ryan svela sapientemente le vite nascoste dei suoi personaggi – quelle vissute dietro le porte di casa o lontano dagli sguardi della città – per mostrare come tali segreti si siano ramificati proprio come le radici di un albero (d'altronde il titolo originale, Buckeye, fa riferimento all'albero ufficiale dello Stato dell'Ohio), scavando in profondità e facendo crollare una forma che sembrava immutabile. È proprio attraverso la coralità del romanzo che si giunge a comprendere come la solitudine non sia un'eccezione bensì una condizione esistenziale ampiamente condivisa: «C’è molta solitudine, tanta incertezza.[...] L’unico modo per staccarsi da qualcosa è spostarsi dove quella cosa non c’è più» (p. 238).
Patrick Ryan si inserisce così a pieno titolo tra i giganti della letteratura americana proprio per la sua rara capacità di andare oltre l'acclamato sogno americano, dimostrando che forse quel sogno non è mai realmente esistito.
Giada Marzocchi
