La lotta epica tra Cielo e Inferno, una Francia devastata dalla peste, il viaggio di un cavaliere, un prete e una piccola santa


 

Tra due fuochi
di Christopher Buehlman
Mercurio Books, ottobre 2026

Traduzione di Maurizio Totaro

pp. 509
€ 23 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)

Vedi il libro su Amazon

E così la Morte Nera estingueva i focolari nelle campagne e rabbuiava le finestre nelle città degli uomini; la mano della Morte gravava sulla fronte del re come su quella del contadino; prendeva con sé il mendicante e il cardinale, il cambiavalute e la lattaia. I neonati morivano in seno e i marinai trascinavano in porto le barche con mani morte. E la depravazione dell'uomo fu messa a nudo, tanto grande era il suo terrore della pestilenza: la madre fuggiva i figli, il figlio inchiodava la porta del padre e il sacerdote tradiva il suo gregge. Altri ancora dicevano: «Dio ci ha abbandonati, o forse non è mai esistito; facciamo ciò che vogliamo e traiamo piacere come possiamo, poiché tutto è perduto» […]  E i demoni camminavano sulla Terra, dapprima in sogno e poi incarnati, e l'Inferno estendeva il suo dominio su diversi regni. (pp. 133-134)

Romanzo corposo di sottogenere grimdark che piacerà moltissimo ai fan dell'horror/gore medievale nonché agli appassionati di Berserk e The Witcher, Tra due fuochi promette fuoco e fiamme, perché l'anno in cui è ambientato, il 1348 in Francia, pare raccogliere il peggio di ciò che può capitare all'umanità: non solo la Morte Nera che imperversa, la terribile peste, ma anche uno scontro nelle alte sfere, una lotta all'ultimo sangue tra angeli e demoni, tra Satana e Dio, una guerra letteralmente alle porte del Paradiso.

Con queste premesse è facile comprendere come il romanzo sia diventato una specie di cult: nelle sue pagine troviamo il viaggio dell'eroe, la crudeltà umana, il peccato, la redenzione, l'assenza di Dio, un cavaliere scomunicato in fondo buono, una ragazzina che forse è una santa e un prete che ricorda un po' Fra Tuck e un po' i monaci boccacceschi, tutti e tre alle prese con un percorso sia fisico - da un piccolo villaggio devono passare per Parigi, afflitta dal morbo, per arrivare ad Avignone - sia spirituale - perché tutti e tre alla fine non saranno le stesse persone che abbiamo conosciuto all'inizio del romanzo.

Un po' di contesto: Anno Domini MCCCXLVIII, Francia. Thomas, cavaliere nobile caduto in disgrazia, vittima di un'ingiustizia che lo ha spogliato di famiglia, casa e privilegi, per sopravvivere si unisce a una banda di criminali, fin quando non incontra Delphine, una ragazzina di circa dodici o tredici anni, che ha tutte le caratteristiche per essere definita una santa (o forse una strega): vede e parla con gli angeli, percepisce l'anima delle persone, sa dove andare anche se non ne conosce il motivo, perché è guidata da una mano superiore. Padre Matthieu Hanicotte, il terzo compagno del viaggio, non potrebbe trovarsi in tempo e posto peggiore: omosessuale, grande bevitore - direi alcolizzato - senza più una chiesa, si unisce a Thomas e Delphine, perché non sa bene cosa fare della propria vita.

L'ambientazione non potrebbe essere più cupa: un Paese devastato dalla malattia, cadaveri per strada, fame, miseria, stupri, ladrerie, ingiustizie, e come se tutto questo non bastasse, vi si aggiungono anche i demoni: camminano tra i vivi, in forme spaventose, cercando di seminare il caos, perché l'anima degli uomini e la sua conquista è la migliore moneta di scambio nella guerra celeste che sta per scoppiare.
I nostri tre protagonisti devono mettersi in cammino: Delphine deve andare a Parigi, e dopo ad Avignone. Non sa perché, sa solo che deve andare perché troverà qualcosa.

Sentì la ragazzina parlare durante la notte, ma non in francese. In latino. Sembrava dicesse: «Avignone». Si chiese se fosse il caso di svegliarla, poi si alzò e uscì per camminare all'aria fresca e guardare le stelle. La settimana precedente era apparsa una cometa vicino alla costellazione del Cigno, e Thomas ne seguiva la traiettoria. A breve avrebbe tagliato la gola del bell'uccello celeste a oriente. Sapeva che era funesta, un presagio di peste nel cielo malato, ma era così bella che non gli riusciva di smettere di guardarla. Ce n'erano già state altre. Tre comete avevano condiviso il cielo d'aprile, e un'altra era stata talmente luminosa da cancellare le stelle circostanti; era prima che la peste giungesse in Normandia, anche se all'epoca il morbo aveva già iniziato a diffondersi altrove, e il Giorno del Giudizio era sulla bocca di tutti. (p. 49)

Moltissime peripezie attendono i tre: morti, fughe, dolori, ma anche piccole gioie, fiammelle di speranza in mezzo all'oscurità. Giungono a Parigi, aiutati da una coppia, ma sono poi costretti a fuggire alla svelta dopo aver trovato quello che Delphine cercava. Un percorso, il loro, irto di ostacoli e minacce, sia umane che non.

Il rapporto tra i tre si compensa grazie ai loro caratteri: Thomas è burbero, bestemmia, è gretto e ignorante; il prete è delicato, gentile, empatico; Delphine è una ragazzina quasi celestiale, soffre della sofferenza degli altri, cerca di aiutare chi può, ma è gravata da una maledizione perché sembra che tutti quelli a cui tiene siano destinati a morire. In particolare, tra lei e Thomas viene a istaurarsi un particolare rapporto quasi padre/figlia, molto simile a quello che abbiamo visto tra Geralt di Rivia e Ciri. Molte sono le similitudini: l'affetto, la premura, gli scherzi, i piccoli giochi, la voglia di proteggerla di lui e la cieca fiducia di lei. 
Anche nella lingua: Thomas è solo in apparenza duro e cinico, di un cinismo blasfemo e un po' comico o grottesco (che farà arricciare il naso a chi non tollera le bestemmie più fantasiose) ma in fondo ama Delphine come fosse carne della sua carne. Lei, dal canto suo, grazie alla sua presenza e gentilezza, addolcisce i tratti più rudi degli uomini, incantandoli con la verità delle sue visioni e profezie.

«Sembrate smarrito, fratello. Forse avete bisogno di qualcosa che vi indichi la via. Qualcosa di molto potente».

«Tipo cosa?», disse Thomas.

«Qualcosa che altri credono di possedere nei santuari, ma che si trova su questo umile carro. In mia custodia. L'unico, l'autentico».

«Cosa?», indagò Thomas. «Il latte della Vergine? Il cazzo dei Magi?»

«Di meglio».

«Uno stronzo di Gabriele? Il vaso da notte di Dio?»

«Molto, molto meglio». (pp. 178-9)

Il tono irriverente e sacrilego di Thomas stempera la cupezza dell'ambientazione e del periodo storico: serve a controbilanciare l'orrore dei tempi in cui vivono e l'incertezza per il futuro, non solo il proprio ma quello di tutta l'umanità. 

Eppure questo non basta: man mano che il viaggio prosegue tutto diventa terribilmente drammatico: di villaggio in villaggio, fino ad Avignone, dov'è destino che le schiere celesti e quelle infernali combatteranno, i tre protagonisti saranno messi alla prova, in tutti i modi possibili, nella fede, nell'amore, anche nella tanto agognata vendetta.

Una domanda resta sempre urgente: chi è davvero Delphine? Cos'è? E perché sembra aver scelto proprio Thomas come suo protettore? Forse, dopo tutto, la redenzione può arrivare a tutti, anche ai più malvagi, ai più disperati, persino ai mostri dell'Inferno. 
La battaglia sarà spietata e non ci saranno sconti per nessuno. Qualcuno, forse più di uno, deve essere salvato e con lui tutta l'umanità. Eppure, anche la fine non è la vera fine: la sofferenza subita può rappresentare un passaggio, un mezzo per poter rivivere, per poter sperare di nuovo. 

Molte sono anche le questioni di tipo teologico e filosofico che corrono nel testo, travestite da narrativa: la lotta ultima tra forze del bene e forze del male e il loro significato; la salvezza dell'anima umana; la resistenza nei confronti del peccato; la cieca fiducia in ciò che non si può vedere ma che si può sentire; la presunta assenza di Dio, il suo non rispondere che tanto fa sentire abbandonati, che richiede un segno per poter credere; la presunta natura dell'Inferno e del suo scopo; la bontà dell'animo umano che, a volte, si manifesta anche negli scenari più disperati; la possibilità di una reincarnazione come via per poter rimediare ai propri peccati e cercare di vivere una (seconda) vita più retta.

L'ho trovato un romanzo densissimo, avvincente, anche a tratti divertente, ma per la maggiore ammantato di cupezza e desolazione, adatte all'ambientazione e al tipo di storia raccontata. Piacerà moltissimo, come ho detto in apertura, ai fan del grimdark, di Berserk e della saga di The Witcher, soprattutto per a si è affezionato al rapporto tra Geralt e Ciri: Thomas e Delphine li ricordano veramente in modo sfacciato.

Deborah D'Addetta