La lettura come forma di felicità: la lezione del Professor Borges

 

Professor Borges. Lezioni di letteratura inglese
di J. L. Borges
Adelphi, 2026

Traduzione di Ilide Carmignani

pp. 391
€ 26,00 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)

Ho preferito insegnare ai miei studenti non la letteratura inglese, che ignoro, ma l'amore per certi autori, o meglio ancora per certe pagine, o meglio ancora per certe righe. E questo basta, mi sembra. Uno si innamora di una riga, poi di una pagina, poi dell'autore. Be', perché no? È un bel modo di procedere. Io ho cercato di portarvi i miei studenti. (p. 27)

Adelphi ci regala un'esperienza imperdibile: accomodarci fra i banchi dell'Università di Buenos Aires, ad ascoltare un Jorge Luis Borges parlare di letteratura inglese. Borges ricoprì l'incarico di professore di Letteratura inglese e nordamericana per un decennio, presentando non un curriculum ma una  dichiarazione stravagante: «Senza volerlo, mi sono qualificato per questo posto per tutta la vita». Alla base di questo metodo di insegnamento, vi è la "filosofia del lettore" Borges, che è didatticamente la molla più potente e quella che desta l'unica motivazione possibile, basata sul piacere della lettura.

Credo che parlare di "lettura obbligatoria" sia un controsenso; la lettura non deve essere obbligatoria. Parliamo forse di piacere obbligatorio? Come possiamo? Il piacere non è obbligatorio, il piacere è qualcosa che si ricerca. Felicità obbligatoria! Anche la felicità si cerca. [...] ai miei studenti ho sempre dato questo consiglio: se un libro vi stanca, lasciatelo perdere; non leggete un libro perché è famoso, non leggete un libro perché è moderno, non leggete un libro perché è antico. Se un libro per voi è noioso, lasciatelo perdere [...] La lettura deve essere una forma di felicità. (p. 387)

L'unico modo di leggere, per Borges, è ricercare una felicità personale e potrebbe esservi mai un migliore approccio allo studio della letteratura inglese che questo?

Professor Borges nasce dalle trascrizioni delle registrazioni di un piccolo gruppo di studenti del corso di Letteratura inglese. Era il 1966 e pur essendo noto, la celebrità di Borges non era quella acquisita successivamente. Per i suoi studenti egli era soprattutto un "professore", cui "prestavano la vista", come lui stesso chiedeva, leggendo alcune poesie a voce alta, che poi lui commentava strofa per strofa. In un'intervista, Borges disse: «Mi piace molto insegnare; soprattutto perché, mentre insegno, apprendo» (p. 17). Questo libro è intessuto di questo piacere, delle scorribande  nei testi, secondo una preciso stile critico: mettere al centro il carattere individuale delle opere non mettendo al centro l'autore, né istituendo un rapporto di necessità fra la vita degli autori e i loro testi. 

Stupisce lo spazio che Borges dedica a quella che definiva la stanza segreta della letteratura inglese, cioè le origini. Borges racconta, nella conferenza "La cecità", che a un piccolo gruppi di studenti che aveva superato l'esame e che andarono a trovarlo, propose  - una volta che si erano liberati dalla «banalità degli esami» (p. 30) di cominciare a studiare la lingua perduta da cui cominciò tutto. Nel testo abbiamo un'analisi puntuale e affascinante dell'inglese antico, l'anglosassone, della sua grammatica e del suo complesso sistema di coniugazione di verbi. Ciò dà modo, ancora una volta, di lasciarci sorprendere dalla erudizione di Jorge Luis Borges. Ma, accanto a questo, sorprende che nell'analisi dei testi sassoni come Beowulf e Finnsbuhr, Borges dimetta quasi il ruolo del professore per assumere quello dell'aedo, dell'antico narratore orale.  

Nelle venticinque lezioni contenute in questo testo, non vi è solo letteratura anglosassone, ma ampio spazio al Romanticismo, all'epoca vittoriana e alla poesia preraffaellita di Dante Gabriel Rossetti. 

Vi è ampio spazio per mettersi comodi ad imparare la letteratura di William Blake, Samuel Taylor Coleridge, Charles Dickens, Robert Luis Stevenson e molti altri. Scopriamo che riconoscere i limiti e i difetti di uno scrittore, non significa amarlo di meno o non divertirsi con lui. Indicative sono le pagine su Dickens, di cui Borges ama poco l'attitudine al Giudizio Universali, la divisione in buoni e cattivi nei suoi romanzi, che crea spesso finali artificiosi. Tuttavia,

rassegnarsi a certe sue cattive abitudini, al suo sentimentalismo, ai suoi personaggi melodrammatici, significa aver trovato un amico per tutta la vita. (p. 271)

Piene di spunti le pagine dedicate alla tematica del doppio e l'ultima lezione che di questa tematica approfondisce Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde e Il ritratto di Dorian Gray

Ma più che i contenuti ciò che rende questo libro un gioiello da custodire è l'approccio alla lettura e alla letteratura, scevro da tecnicismi – pur avendo Borges competenze e conoscenze eccezionali – e con una semplicità quasi fanciullesca, che fa affiorare in ogni storia la meraviglia di una fiaba ascoltata per la prima volta.

Deborah Donato