Quando la Storia decostruisce qualsiasi valore nobiliare, non resta che riderne: "I Lázár", di Nelio Biedermann

 


I Lázár
di Nelio Biedermann
Guanda, settembre 2026

Traduzione di Leonella Basiglini

pp. 304
€ 19 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

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Come si può raccontare nel 2025 (anno di pubblicazione in lingua originale dell'opera) una famiglia che vanta un titolo nobiliare ormai in decadenza? La scelta che adotta  lo scrittore svizzero Nelio Biedermann è quella di intrecciare la storia degli ungheresi von Lázár alla grande Storia, dalla fine dell'Impero asburgico al 1957. E fin qui potremmo giusto dire: ambizioso, visto che, dando una rapida scorsa al numero di pagine, ci rendiamo conto che in trecento pagine occorre calibrare bene l'affondo, sintetizzare e addensare i fatti salienti di decenni colmi di eventi. Se la maturità nel trattare la storia è davvero notevole (ancor più se consideriamo che Biedermann è nato nel 2003), quel che sorprende di più però è il taglio ironico, a tratti quasi beffardo, con cui Biedermann riferisce le storie private dei Lázár. 

Ecco, nel tratteggiare tre generazioni di personaggi, Biedermann non risparmia a nessuno qualche caratteristica eccentrica (talvolta fiabesca, talaltra inquietante e gotica), ma racconta con sfrontata leggerezza di amanti, visioni, usi e costumi che sembrano ribaltare i valori classicamente accostati alla nobiltà. Che i baroni von Lázár serbino dei segreti, è noto e comune alla maggior parte delle famiglie di spicco; che questi segreti siano scabrosi e rischino di minare la credibilità dell'intera discendenza, è singolare. Già nelle primissime pagine – e dunque senza fare spoiler colpevoli – scopriamo che Lajos, teoricamente figlio del barone Sándor e della moglie Mária, in realtà è stato procreato con uno stalliere. Per noia, per attrazione, per spregio dei ruoli istituzionali. La carnagione diafana fuori dal comune fa temere che il bambino sia particolarmente fragile, e addirittura il barone medita di soffocare quel piccolo "mostro", ma poi basta che la moglie trovi una fantomatica somiglianza con un antenato dei Lázár perché i dubbi vengano messi a tacere. Sì, peccato che non ci sia alcun ritratto del predecessore...! Questo è solo un esempio di come lavora Biedermann: cogliendo il grottesco, da un lato, e le numerose potenzialità di un intelletto acuto di togliersi dai guai. 

Benché non l'abbia trovato scritto nelle tante recensioni straniere che ho letto – dove, sia chiaro, l'opera è stata lodata al punto da essere accostata (piuttosto arditamente) ai Buddenbrook –, sono convinta che I Lázár sia anzitutto una celebrazione dell'intelletto: quello dei personaggi e quello del loro autore. Per quanto nei momenti più tragici non manchino scene toccanti, perlopiù la narrazione è demistificante, straniata, e porta il lettore a mantenere uno sguardo critico e un sorriso – a volte un po' sardonico – mentre si legge delle avventure e soprattutto delle disavventure dei Lázár. Anche il sesso, argomento ancora difficile da raccontare senza cadere nei cliché, è fantasioso e i modi per darsi piacere variegati. Così tanto variegati, appunto, da suscitare in chi legge non tanto eccitazione ma immagini che strappano un sorriso. 

Come nel sesso, anche nella vita i personaggi escono dai binari già tracciati, un po' per loro volere, un po' perché la storia sembra un'enorme costruzione atta a distruggere il titolo nobiliare e a farlo sembrare fuori tempo massimo. Chi rispetta più un barone, ai tempi della Seconda guerra mondiale o della dittatura comunista? Chi si fa scrupoli a confiscare dei beni? 

I personaggi di Biedermann non sono eroi; mirano a salvarsi, a tenere per sé e per la famiglia qualche proprietà, e non tutti si mostrano disposti ad adattarsi. E non sono rare le scene in cui alcuni dei Lázár pretendono che altri si sacrifichino per loro, solo perché appartengono a classi sociali inferiori. O ancora, ci sono fughe, tentativi di nascondersi, gesti di vigliaccheria per salvarsi. 

Insomma, i Lázár non sono cavalieri senza macchia e senza paura, né avrebbe più senso pretendere da loro qualcosa di simile. E le donne? Ognuna di loro protegge un suo spazio privato, mantenendo in apparenza l'etichetta e invece coltivando gelosamente una vita privata inattesa: i piaceri del sesso arrivano anche tra chi si avvicina al nuovo marito non sapendo nulla o quasi della vita matrimoniale, e più passa il tempo, più ci si emancipa apertamente. Non mancano ingiustizie e sofferenze – impossibile e irrealistico non trovarle, in una società ampiamente patriarcale e rigida su tanti imperativi –, ma ogni personaggio femminile ha risorse che i figli e i mariti non sembrano possedere. 

Romanzo ambizioso che conferma di pagina in pagina il talento del suo giovane autore, I Lázár ha una sua spiccata fisionomia, che non penso sia produttivo accostare a grandi capolavori. E non perché non abbia meriti, tutt'altro, ma perché sono tante, tantissime le voci letterarie rintracciabili tra i modelli, e, ciononostante, il libro resta originale, riconoscibile, con una cifra stilistica e una Weltanschauung vibratile e personale. 

GMGhioni