Una terra di smisurata bellezza: Sicilia, Piccolo Atlante Edonista.



Sicilia. Piccolo Atlante Edonista
di Irène Verlaque, Laura Jalbert, Sarah Balhadère
L'Ippocampo, 2026

pp. 256

€ 25,00 (cartaceo)


Se per caso non avete ancora deciso dove andare in vacanza o se siete già irrimediabilmente innamorati della Sicilia e volete scoprire itinerari insoliti, L'Ippocampo vi offre una meraviglia da guardare e studiare attentamente: Sicilia. Piccolo Atlante Edonista. Un libro che cerca, in effetti, di proporre i molteplici piaceri che la Sicilia può offrire: i colori del suo mare e dei suoi bouganville, il profumo dei gelsomini e dei limoni, il sapore dei suoi piatti, le sue architetture che vanno dai templi greci alle cattedrali barocche, passando per i gioielli arabo-normanni. Perché di questa terra di smisurata bellezza, come dice il libro, non è possibile tracciare un profilo a tinta unita. 
Perché quest'isola, cosi vasta e composita, cambia volto a ogni orizzonte. A ovest le saline, i templi e i venti del Maghreb plasmano uno scenario dalle suggestioni afri cane. Al centro, gli aridi altipiani sfumano nei profili barocchi delle località ricostruite dopo il devastante terremoto del 1693. A est l'Etna regna sovrano con le sue periodiche eruzioni. E Palermo, Catania, Trapani e Siracusa raccontano ognuna una storia diversa: bizantina, araba, spagnola e normanna. (p. 7)

Il libro è suddiviso in otto sezioni: Palermo (impossibile, del resto non dedicarle uno spazio a sé), Il Nord, Le isole Eolie, Il Nord-Est, Il Sud-Est, Il centro, Il Sud, L'Ovest. Il senso di quest'atlante è viaggiare nello spazio e nel tempo, infatti ogni sezione è corredata da splendide fotografie, curiosità e da Gli Imperdibili, ossia il meglio della zona, i luoghi che nessun viaggiatore può permettersi di tralasciare.

Per chi volesse visitare Palermo, ad esempio, tra Gli Imperdibili sono segnalati il Palazzo dei Normanni, la Cattedrale, la Cappella Palatina, i Quattro Canti, il Teatro Massimo, San Cataldo, ma anche una capatina ad Ustica. Al di là di queste doverose menzioni, gli autori però stupiscono con chicche da intenditori, quali l'Orto botanico, Palazzo Butera, il Chiostro della Martotrana. Tutto corredato da incantevoli foto e suggerimenti. Non potevano mancare i mercati di Palermo, ormai zona consacrata allo street food cittadino, sempre più preso d'assalto dai turisti.

Ma per chi volesse scoprire una Sicilia più tranquilla e perfino più verde, la sezione dedicata al Nord dell'Isola, quella in cui la provincia di Palermo incontra quella di Messina, proprio sottotitolata il polmone verde. Tra Nebrodi, Madonie e Peloritani, si scopre un'area della Sicilia che

svela così un volto meno noto ma ricco d'interesse. Un territorio dove il corpo e l'anima possono riconnettersi con lo spazio e con le stagioni, grazie a una vita dal ritmo più lento e consapevole. Tra villaggi di montagna, boschi e spiagge, il Nord è l'immagine di una Sicilia interiore, generosa e ancora in gran parte da scoprire. (p. 42)

Per quanto riguarda le mete più note, la sezione dedicata alle Eolie farà venire la voglia di tuffarsi nel loro mare o di passeggiare nelle tortuose stradine fra le loro case bianche. Per i curiosi, vi è un lungo articolo dedicato alla pietra pomice, che crea il bianco abbagliante delle scogliere di Lipari. Per chi invece volesse fare escursionismo e scalate, una interessantissima sezione dedicata all'Etna, con cartina dei crateri e illustrazione della sua attività vulcanica.

Non manca davvero nulla: i vini siciliani, i suoi formaggi, le ceramiche di Caltagirone, l'arte orafa di Massimo Izzo, la cucina di Carmelo Chiaramonte. Non mancano le infinite attrazioni turistiche, che sono impossibili perfino da enumerare: la valle dei Templi, Ragusa Ibla, Ortigia, Taormina, Lampedusa e Pantelleria (e i suoi capperi), la bellezza delle Egadi. 


Scriveva Vincenzo Consolo: «Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all’interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto». Di questa smania, di questo vagare che mai si placa e che lascia inesorabilmente la voglia di tornare, il libro de L'Ippocampo riesce a condensare l'essenza.

Deborah Donato