Sulle rive di Lake Heaven il passato non affoga mai: La trilogia “Il lupo sotto la pelle” di Graziano Lonardi



Il lupo sotto la pelle (trilogia)
Lake Heaven
Brucia la strega!
Il mostro sono io
di Graziano Lonardi
De Tomi Editore, febbraio 2025

pp. 184 - 289 - 302
€ 15 (cartaceo)
€ 6 (ebook)

Un lago in Montana con un nome che promette quiete e mente. Una donna dell'FBI che vi arriva inseguendo un assassino e non ne uscirà mai più, non del tutto, nemmeno tre libri più tardi. Resta una domanda, a mezz’aria fin dalla prima pagina: quanto la violenza abita in noi prima ancora di iniziare la caccia?

L’assassino seriale non uccide solo per soddisfare un impulso omicida. C’è sempre qualcosa di più profondo e disturbato che lo spinge a un semplice delitto, e quella rivelazione scosse Angela fin nel profondo: rendersi conto del male che una mente umana può produrre è un abisso in cui è facile perdersi. (p. 41) – Lake Heaven 

La trilogia di Graziano Lonardi si legge meglio se la si guarda come un unico organismo narrativo che si è preso tre volumi per finire di crescere, come se fosse un romanzo di formazione al contrario, in cui la protagonista non impara a diventare se stessa ma scopre, gradualmente e con orrore, chi era già. Angela Thompson arriva a Lake Heaven inseguendo il ‘Lupo della Baia’, un serial killer che ha insanguinato San Francisco lasciando l'indagine dell'FBI a un punto morto. Quello che trova sulle rive del lago, dietro la cartolina da cittadina di montagna, è una tragedia sepolta vent'anni prima, la morte di dodici bambini durante i festeggiamenti del 4 luglio e la scoperta che l'orrore vero non stia nelle acque scure, ma in ciò che gli abitanti custodiscono sotto la pelle

In questo macabro terreno Lonardi pianta il seme che germoglierà per tutta la trilogia, incastrando il tema del doppio con la trasformazione dolorosa e il trauma che non lascia tornare quelli di prima. La Natura, in queste pagine, non funge da semplice sfondo, ma è un vero individuo ostile, richiamando le ombre di Lovecraft che l'autore stesso indica come la base letteraria della sua adolescenza, ammirando paesaggi che inglobano, come un organismo affamato che aspetta solo il momento buono. 

Il primo volume, Lake Heaven, scopre la ferita; il secondo, Brucia la strega!, scava fino all’osso. 

«Le leggende hanno spesso un fondo di verità e… no, quello che le ho raccontato è solo l’inizio della storia, ma non sarà solo una storia. Sarà un viaggio attraverso qualcosa che nessuno dovrebbe mai vivere. Non sarà un resoconto indolore, agente Thompson». (da Brucia la strega!, p. 122)  

Brucia la strega! riporta il lettore a Lake Heaven per raccontare ciò che le acque e i boschi custodiscono davvero. La storia di Rose è il punto in cui il romanzo diventa testimonianza indiretta di una violenza storica reale, ancora largamente rimossa dalla memoria collettiva occidentale. Che questa storia si intrecci a quella di Angela, ancora sulle tracce di Nora Dufresne, comparsa già nel primo libro, è un espediente di continuità e il passato non resta mai davvero sepolto, tantomeno sotto un lago. 

Il terzo volume chiude il cerchio. Il mostro sono io si concentra interamente sullo sgretolamento psicologico di Angela. È il volume in cui il titolo della trilogia diventa una diagnosi. Le ultime pagine sono un vortice di psicosi e scene che non risparmiano nulla al lettore. 

Un richiamo sordo, viscerale, che le parla non con parole ma con sogni, incubi e vuoti di memoria. Una voce senza volto, che si insinua nei suoi pensieri e la convince, ogni volta, a tornare. Anche ora, nonostante tutto, sente quella forza invisibile tendere fili sottilissimi, legandola al suo passato. E forse a qualcosa di ancora più antico

Scuote la testa, come a scacciare quella idea.
Nessuno ti sta chiamando.
Eppure il dubbio le resta dentro, come una fessura da cui filtra qualcosa di oscuro.
Poi, infine, un piccolo movimento: le dita si aprono, il caffè che scivola via, rovesciandosi sul pavimento.
Sa che deve andare. Deve presentarsi all’appuntamento con la sua psicoterapeuta. Mentre chiude la porta di casa alle sue spalle, sa già che la seduta dalla dottoressa Greene non basterà a spezzare quel legame.
Lake Heaven l’ha marchiata. (da Il mostro sono io, p. 183) 

Il modo in cui Lonardi costruisce la struttura narrativa per inquadrature non lascia dubbi su una matrice cinematografica. L'eredità si vede nella composizione delle scene, nell'attenzione al dettaglio che riempie l'inquadratura in un ritmo che è un montaggio di immagini scritte sulla pagina. Altrettanto significativa è la scelta di popolare la trilogia di figure femminili che rifiutano sia il ruolo della vittima da salvare sia quello, opposto e altrettanto riduttivo, dell'eroina invulnerabile. Angela e Rose sono personaggi che sbagliano, dubitano, si spezzano, ma restano comunque motrici della propria storia. È una scelta che va controcorrente rispetto a una lunga tradizione del genere thriller-horror, storicamente più incline a usare i corpi femminili come scenografia del terrore piuttosto che come centri di coscienza narrativa. 

L’Unktehi lasciò il posto a qualcosa di più oscuro, l’incarnazione vendicativa di una stirpe antica si ergeva di nuovo, pronta a colpire con una forza implacabile.
Alzò la testa e lanciò un grido che non aveva nulla di umano.
Non mi chiamo Rose.
Il mio nome è Maka e non lo dimenticherete facilmente
. (da Brucia la strega!, p. 226) 

La trilogia affonda le radici in un racconto scritto da adolescente, negli anni Ottanta, quando in Italia King e Lovecraft erano ancora autori praticamente sconosciuti. Quel racconto è rimasto chiuso in un cassetto per decenni prima di riemergere nel 2022, diventare romanzo nel 2024 con Bookabook, vincere il contest ThrillerLife e infine, su proposta di De Tomi Editore, espandersi in trilogia per rispondere a un finale che i primi lettori avevano sentito come incompiuto. Lontano dalla solita operazione di allungamento a fini commerciali, siamo davanti a un autore che si è preso due volumi supplementari per portare a termine un'intuizione che, evidentemente, custodiva già da giovanissimo. 

Valentina Botrugno