New York, LA, party, topi, libri: "Give me danger" di Tea Hačić-Vlahović è un libro esplosivo

 


Give me danger
di Tea Hačić-Vlahović
Fandango, luglio 2026

Traduzione di Francesco Graziosi

pp. 233
€18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


“Leo lo avrebbe trovato spassosissimo. Le avrebbe detto di mettere quella scena in un libro. Era più di un editor, era un curatore, un incendiario, le diceva sempre: “Dammi il senso del pericolo!” (p. 187) 
Pericolo è la parola chiave di Give me danger, romanzo di Tea Hačić-Vlahović pubblicato in Italia da Fandango. Pericolo è quello che insegue Val, scrittrice sul vertice di una carriera letteraria brillante, con un esordio di enorme successo alle spalle e un editore, Leo, che crede in lei… finché non muore, per un’overdose. Pericolo, allora, diventa quello che Val insegue da una costa all’altra degli USA: tra Los Angeles, dove conduce una vita sregolata tra amicizie volubili, club punk e cocaina in abbondanza, e New York, dove si reca per il funerale di Leo e dove, tra incontri strampalati e viaggi nei ricordi, fa amicizia con un topo. Un topo, sì. Un ratto, per la precisione, che vive nella stanza del suo hotel e che, Val ne è certa, è la reincarnazione di Leo, tornato per spronarla a scrivere un altro libro. 
 
Give me danger è un libro complesso, che riesce a tenere insieme emozioni opposte: il lutto e l’euforia, la gioia del successo, la paura del fallimento, la voglia di mettere le cose in ordine e la tentazione a farsi trascinare in basso, verso il caos. È, infatti, soprattutto un libro caotico – e non mentirò, non una lettura semplice. I riferimenti a cultura pop e punk abbondano, i personaggi sono molti, i capitoli alternano prospettive diverse e diversi piani temporali. 
“Quando un uomo tradisce, è sbagliato perché è banale. Si è sempre fatto da che mondo è mondo, e nessuno lo mette in discussione. Un abuso di potere all’interno di una struttura di potere violenta che è stato lui a creare”. “Ma stai zitta”. “Quando una donna tradisce può essere sbagliato, ma anche una ribellione maturata da secoli. Può essere a nome di tutte le donne che hanno sofferto prima di lei”. (p. 126) 
Il tratto più convincente del libro – oltre al topo, personaggio indimenticabile – è la sua capacità di chiedere, senza necessariamente offrire una risposta, quale sia il valore dello scrivere libri. Si scrive per un bisogno interiore, perché le parole sgorgano da noi e vogliono trovare una forma? O piuttosto perché, una volta pubblicato il primo, si deve tentare di tutto per restare nella categoria di “scrittrice” o “scrittore” che il pubblico ci ha attribuito? E soprattutto, come nascono le storie? I passaggi dedicati alla scrittura e al suo artigianato sono quelli che, a fine lettura, rimangono impressi a chiunque abbia tentato un simile esercizio in qualche momento della vita. 
“Perciò faccio quest’esercizio: prendo una frase in una lingua e cerco di usare le stesse lettere per formare una frase di senso compiuto in un’altra lingua”. “Uau.” Rachel firmò e lasciò una mancia. “Nikad se neću vratit u moj rodni grad. Vuol dire: non tornerò mai più nella mia città natale”. […] “È tosta. È in croato. Alla fine ci sono arrivata: Nuovo Dj dice tris kit una gran merda”. “E cosa vuol dire?” Rachel si alzò. “Niente”. “E ti aiuta a scrivere?” “Mica tanto”. (pp. 98-9) 
Già autrice di L’anima della festa e Una sigaretta accesa al contrario, Hačić-Vlahović realizza in questo romanzo una bibbia del punk, della vita sfrenata e sregolata, dell’amore praticato senza limiti e del culto del corpo, e al contempo della sua distruzione. Lo stile è intenso, il linguaggio molto spesso provocatorio. Chi ama i romanzi della Beat Generation, o si è mai chiesto come dovesse essere la vita di Kurt Kobain, apprezzerà Give me danger, Val, il Ratto, e le mille anime delle mille feste che abitano il suo folle e decadente universo.

Michela La Grotteria