"Furgonauta" di Andrea Pauletto: la strada che non porta da nessuna parte




Furgonauta
di Andrea Pauletto
66thand2nd, agosto 2026

pp. 192
€ 17,00 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

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«Svegliati. Nessuno ti offrirà aiuto. Solo tu puoi salvarti. Sono spariti tutti». (p. 87)

Il romanzo d'esordio con cui Andrea Pauletto ha vinto il Premio Calvino 2025 ha un'energia cinetica travolgente, che tiene il lettore incollato alle pagine e lo rende compagno e testimone dei viaggi deliranti del furgonauta. Quello che sembra un semplice percorso di consegne diventa una discesa verso il logoramento, mentre l’autore racconta condizioni di lavoro e ritmi disumani che sottraggono a Elia il tempo per la moglie Marika e il figlio nato da poco: l'impossibilità di rifiutare le corse extra – le cosiddette special, gli straordinari che servono ad arrotondare ma che portano allo stremo.

Pauletto usa il fisico di Elia come un sismografo del lavoro che lo consuma. Il protagonista studia i propri capelli, si guarda negli specchi di casa e degli autogrill, cercando i segni di ciò che sta diventando, così «una volta davanti allo specchio ti sciacqui rendendoti conto che i capelli si stanno diradando, sicuramente è la vita notturna che velocizza l'invecchiamento» (p. 9). Il corpo è il luogo in cui il lavoro rende visibile la propria usura. Elia lo sa e, come Dorian Gray che alla fine copre il proprio ritratto per paura di ciò che vi vede, arriva a evitare ogni confronto con sé stesso, lasciando che siano i moniti delle persone che incontra a restituirgli l'immagine del suo progressivo disfacimento.

Fin dall'incipit risalta la personalità stilistica di Pauletto. L'intero romanzo è scritto in seconda persona, una scelta insolita e rischiosa che avrebbe potuto rendere pesante la lettura ma che in realtà la valorizza. Ci si abitua presto a quel «tu» che sembra rivolgersi contemporaneamente a Elia e al lettore, trascinandolo dentro il ritmo della strada; un ritmo che, più ci si avvicina al finale, più si fa sincopato: frasi brevissime – quanto le soste concesse ai camionisti per recuperare il sonno – restituiscono lo stato mentale disorientato di Elia, simile a quello di una sbornia.

«Se la si guarda con attenzione è di ottima fattura, la strada». (p. 53)

Autostrade, parcheggi, autogrill e città attraversate senza mai essere davvero raggiunte compongono il paesaggio di una fuga che non produce libertà, ma restringe via via lo spazio vitale del protagonista.

Le persone, in Furgonauta, non hanno il tempo per fare amicizia o riconoscersi. I furgonauti corrono da una parte all'altra, preoccupati dai ritardi nelle consegne, dai richiami e dai tagli sulla busta paga, finendo per non rispettarsi neppure tra loro. Anche i responsabili rimangono fuori campo, nascosti dietro una cornetta da cui impartiscono ordini. Elia soffre questa assenza di umanità: sa di essere arrivato a un punto di rottura ma non riesce a uscirne. All'inizio la sua stanchezza trova comprensione, poi la sua incapacità di reagire comincia a provocare rabbia, perché «il guaio è non avere la forza di riprendersi un attimo prima del disfacimento totale» (p. 102). La società intorno a lui non offre vie d'uscita: anche il medico di base trascura il suo bisogno di riposo, il lavoro si trasforma così in una storia di abbandono.

La tensione cresce insieme alla stanchezza. Alcune scene sono attraversate da un livore che ricorda Taxi Driver, mentre gli impulsi paranoici verso la fine richiamano il film L'uomo senza sonno, quando «macini chilometri e chilometri. L'unica compagna fedele è la paranoia, che a volte scompare lasciandoti sereno, poi, quando meno te lo aspetti, torna senza darti il tempo di reagire; vuole attenzioni e tu, debole, ti lasci portare fuori rotta» (p. 103). La paranoia si rivela un'altra forma di compagnia.

«Metto le quattro frecce, ticche tacche, ticche tacche». (p. 11)

Questa ripetizione racchiude già il movimento ossessivo del libro: fermarsi senza fermarsi davvero, segnalare un'emergenza e dover comunque proseguire. È un romanzo che fa male perché Pauletto racconta lo sfruttamento, l'erosione dei rapporti umani e la trasformazione del lavoro in una condizione esistenziale con uno stile crudo, senza fronzoli.

Furgonauta lascia addosso rabbia e amarezza e una domanda scomoda: quanto deve essere distrutto un uomo prima che qualcuno se ne accorga? Elia continua a guidare finché la strada, che all'inizio sembrava amica, si riduce a un circuito chiuso. Quando lo capisce, è troppo tardi.

Leonardo D'Isanto