Di solito la gente mi definiva con gli stereotipi più beceri e scontati, perché anche negli insulti oggi nessuno ha più un briciolo di fantasia: al terzo posto si piazzava la gattara (inutile dire che non possedevo gatti); al secondo – tutto sommato meritatamente – l'accattona; e al primo, ahimè, la pazza. (p. 20)
La bellezza. Questo è l'unico criterio con cui io, Evelina Cantagallo, seleziono e colleziono il mondo. Perché non ho bisogno di cose utili, ho bisogno di cose vive. E le cose vive spesso hanno una storia da raccontare, e non necessariamente servono a qualcosa. Un po' come me. (p. 19)
La soffitta è il luogo della casa che rappresenta un rifugio dalla cattiveria del mondo dove i suoi oggetti non le chiedono nulla, solo di raccontare la loro storia. Si costruisce un mondo personale fatto di convinzioni che divengono granitiche: si ritiene più sensibile e intelligente delle altre persone, ritiene di essere una vittima innocente, ferita e tradita da amici e ragazzi e che, proprio la sofferenza, l'abbia resa migliore. È questo il bozzolo che si costruisce attorno e che ogni giorno alimenta, ad impedirle una relazione con il mondo.
La sola amicizia è quella di Lucilla, l'anziana vicina di casa che l'ha cresciuta e la ama come una figlia, dalla quale ha imparato ad apprezzare gli oggetti antichi e dimenticati ai quali il mondo non dava importanza. Ed è quando l'amica si ammala gravemente e chiede a Evelina di realizzare un suo ultimo desiderio che inizia un percorso di messa in prova e di ricerca di sé: andare dall'altra parte del mondo, a New York, a consegnare una misteriosa lettera a un uomo del suo passato. Evelina, per la prima volta, si sente indispensabile. Ma dovrà mettere in discussione l'intero suo mondo fatto di riti ed anche sè stessa, soprattutto grazie all'incontro con Efim, un maestro spirituale che le assegna sette compiti, superati i quali, potrà trovare la chiave per aprire il proprio cuore, dal momento che
dentro ognuno di noi c'è una farfalla che vuole nascere, ma il bruco, ossia l'ego, glielo impedisce. E da qui deriva tutta la sofferenza umana. (p. 120)
A poco a poco, esperienza dopo esperienza, nelle tre settimane trascorse oltre oceano, Evelina arriverà a vedere in fondo a s stessa, a mettersi in discussione e a riconoscere la propria maschera e l'origine del proprio dolore. Sono i "desideri interrotti", tutto ciò che l'Evelina bambina aveva desiderato ma che aveva dovuto reprimere per la felicità di qualcun altro. La nuova Evelina cambia punto di vista, inizia a vedere una crepa nelle sue convinzioni divenute granitiche, trasforma la rabbia in empatia ed impara a volare sopra le cose esattamente come una farfalla:
Forse essere una farfalla significa essere capaci di vedere il lato bello delle cose. O perlomeno provarci. Certo, esistono situazioni di cui è davvero difficile vedere la bellezza, ma quello che ho imparato durante la mia permanenza a New York, è che a volte, dietro a una cosa difficile, se ne nasconde una molto semplice. A complicare tutto siamo sempre solo noi, con tutto quello che ci aggiungiamo, con le nostre credenze e i nostri criteri, con i pregiudizi che appesantiscono il nostro viaggio, come una valigia che contiene troppi oggetti. (p. 260)
Evelina non è pazza per niente è un romanzo divertente che con una scrittura fluida, intrisa di ironia e di malinconia conquista il lettore: dipinge, senza stereotipi, la cattiveria del mondo che taglia fuori chi non ne rispetta gli standard, chi si distingue per originalità e per questo appare fuori dagli schemi. Carboni ci ricorda tra le avventure buffe della sua protagonista, che forse, il senso di tutte le cose è, come per le farfalle, la trasformazione, saper cambiare prospettiva, saper mutare il punto di vista e sapersi mettere in gioco. Sempre.
Silvana Maria Baroni
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