«Girovagare per le vie della città d'inverno è la più grande delle avventure»: "Su e giù per le strade di Londra", la flânerie di Virginia Woolf





Su e giù per le strade di Londra
Virginia Woolf
Graphe.it edizioni, maggio 2026

Traduzione di Giorgio Podestà

pp. 60
€ 8 (cartaceo)  

Probabilmente nessuno si è mai acceso di passione per una matita. (incipit, p. 15)

Inizia così un breve e piuttosto celebre saggio di Virginia Woolf, Street Haunting: A London Adventure: originariamente pubblicato nel 1927 sulle pagine della rivista The Yale Review e uscito per la prima volta in italiano al finire del secolo, nel 1992, incluso da Ermanno Pea nel volume Volare su Londra (Marcos y Marcos), poi nello studio fondamentale di Nadia Fusini che lo tradusse nel 1998 per il Meridiano Mondadori dedicato ai saggi della scrittrice inglese. 

Un testo piuttosto breve, dicevo, ma naturalmente molto denso e brillante come sa esserlo la prosa di Woolf, e che anche in Italia gode di una certa fortuna e editoriale e di critica e pubblico. La più recente edizione è il bel volumetto uscito nei mesi scorsi per Graphe.it edizioni nella traduzione di Giorgio Podestà e con un’ interessante prefazione curata appunto da Fusini, tra le maggiori studiose di Virginia Woolf. Basta una manciata di righe appena per “smentire” l’assunto con cui la scrittrice inglese apre ironicamente il suo saggio, perché tanto lei quanto molti tra noi lettori sappiamo possibile appassionarsi a una matita, per l’oggetto in sé o, come in questo caso, per la sua ricerca stessa, il vagabondaggio che comporta per il tessuto urbano. È con la scusa ufficiale di acquistare una nuova matita infatti che Woolf abbandona lo spazio domestico entro cui era stata chiusa tutto il giorno a scrivere per uscire, esplorare la città – Londra – in un pomeriggio d’inverno.

Com’è bella una strada d’inverno! Si svela e si nasconde in un colpo solo. […] Com’è bella allora una strada di Londra, con le sue isole di luce e i suoi boschetti di oscurità e magari, su uno dei suoi lati, uno spazio erboso e punteggiato di alberi, dove la notte si raggomitola per dormire con naturalezza, mentre, passando accanto alle cancellate di ferro, si sentono dei crepitii e un lieve brusio di foglie e rami che sembrano indovinare il silenzio dei campi intorno. Un grido di gufo e lontano nella valle lo sferragliare di un treno. (p. 17)

Diretta a The Strand per procurarsi la sua matita preferita, Woolf è tra le prime e più attente flâneuse, si muove libera per la città, a piedi, senza alcuna fretta, consapevole che la meta è più una scusa che una reale necessità. I passi percorrono vie conosciute ma osservate con la stessa curiosità di qualcosa di nuovo da scoprire e quello di Woolf è un vagare libero, tanto di passi quanto di pensieri che si muovono in una concatenazione affascinante, densa, emozionale. Per la scrittrice quel momento della giornata è particolarmente prezioso, ci ricorda Fusini nella sua puntuale prefazione, qualcosa di fondamentale a cui non può rinunciare:

Doveva esporsi all’esperienza opposta e contraria, offrirsi alla prova dell’incontro con quel “non so che” di straniante, che l’esperienza del fuori di per sé comporta. In sé e per sé il movimento verso l’aperto le serviva per uscire dalla stretta intimità e salda concentrazione sulla propria interiorità, che le era necessaria per scrivere. (dalla prefazione di Nadia Fusini, p. 7)

Uscire dalla propria interiorità eppure non uscirne davvero del tutto, dunque, ma in una compenetrazione fra interno ed esterno, quest’ultimo che nutre il primo, lo arricchisce, dà pace e mette ordine ai pensieri. Seguire Woolf in questo suo vagabondare e ascoltarne la voce con cui ce lo racconta permette anche di avvicinarsi un po’ di più alla sua prosa straordinaria, a quelle narrazioni in cui i pensieri si rincorrono liberi in una concatenazione sorprendente e viva o nella scelta di certe prospettive con cui le storie sono narrate – un esempio su tutti in questo senso il bellissimo racconto "Kew Gardens", contenuto nella raccolta fondamentale Oggetti solidi, curata da Liliana Rampello per Racconti edizioni. Woolf cammina per la città che ama, connette la propria interiorità con l’esterno dunque, ma si apre anche alla sorpresa, al caso, all’ignoto, per «allacciare l’esterno all’interno […] e lasciarsi penetrare dalle emozioni» (Fusini, p. 11).

Il vagabondare libero di Woolf in questo saggio è una stratificazione di significati: riguarda la rivendicazione di libertà di una donna, una flâneuse che si muove indipendente per le vie della città senza accompagnatori né uno scopo reale ma solo per il gusto di godere dello spazio e delle sensazioni che emergono da quel passeggiare, è l’occasione per far fluire liberi i pensieri e le associazioni che creano, allenare lo sguardo all’osservazione delle persone e delle cose con la stessa cura che riversa alle parole che finiscono sulle sue pagine, lasciarsi pervadere dalle emozioni che suscitano, dai ricordi di altri luoghi, di viaggi, di incontri inattesi.

[…] il coraggio di lasciarsi penetrare dalle emozioni, toccare dall’esperienza, e di saper trovare le parole per fermare nella lingua l’emozione intensa della vita, perché lasci una traccia. E sa anche come collegarsi alla traccia, in modo da rivivere per intero, fin dall’inizio, la vita, anche la “vita perduta”, “passata”. (dalla prefazione di Nadia Fusini, p. 11)

Fusini accompagna il lettore tra le pagine, sottolineando il valore di quel vagabondare e inseguendo la mente straordinaria di una scrittrice a cui spesso i lettori hanno timore di avvicinarsi e che invece parla a ognuno di noi, a distanza di oltre un secolo, con una forza che non si è mai esaurita, in registri e modalità narrative differenti. Mi pare particolarmente interessante rileggere questo breve e illuminante saggio, oggi che in tanti avvertiamo il peso di una superficialità dilagante e della frenesia cui costantemente siamo immersi. Non so se la superficialità e la distrazione con cui ci muoviamo nel mondo siano una diretta conseguenza di un uso forsennato dei social media o, per certi versi, il modo per proteggere noi stessi dalla realtà brutale, ma è innegabile che tutti in qualche misura abbiamo bisogno di ritrovare una più profonda connessione con ciò che ci circonda, con il momento esatto che stiamo vivendo, con la semplicità del quotidiano. Il pomeriggio d’inverno di cui Woolf ci fa partecipi è un pomeriggio come tanti altri, perché la vita in fondo è fatta per lo più di giornate semplici, di luoghi a noi noti, di normalità, ed è qui che forse è più importante allenarci all’attenzione, alla ricerca della bellezza, ad aprirsi all’emozione, connettere l’interno con l’esterno. E poi, naturalmente, ci sono i libri. Londra, le storie, le librerie dell’usato:

I libri usati sono libri selvaggi, senza fissa dimora. Si riuniscono tutti insieme in stormi dalle piume variopinte e hanno un fascino che i libri addomesticati delle biblioteche non possiedono affatto. Per di più, in mezzo a questa compagnia tanto casuale e variegata, potremmo strusciarci contro uno sconosciuto che, con un po’ di fortuna, potrebbe trasformarsi nel miglior amico al mondo. (p. 25)

Sono certa moltissimi lettori si riconosceranno in queste parole e tutti noi almeno una volta abbiamo provato quella sensazione descritta da Woolf riemergendo dagli scaffali di una libreria dell’usato. Storie che ne contengono altre, dai segni più o meno evidenti, in cui aggiungiamo la nostra. E in un certo senso è quello che facciamo anche con questo saggio: Su e giù per le strade di Londra, questo agile volumetto, mi pare un dono perfetto per aprire una porta sull’universo di Virginia Woolf e per ispirare alla calma, all’attenzione, al pensiero; mi viene da viverlo, portarlo fuori, appuntarvi a margine i pensieri liberi che si rincorrono nel mio di-vagare per la città. Mi sono chiesta quale fosse il senso di questa pubblicazione singola, seppur arricchita dalla preziosa prefazione di Nadia Fusini: come accennato, il saggio si può trovare in altri volumi, nei pregiati Meridiani ma anche nell'ottimo Voltando pagina curato da Liliana Rampello per il Saggiatore e che contiene la produzione saggistica di Woolf dal 1904 al 1941. Ecco, forse il motivo e lo scopo di questa pubblicazione singola sta proprio in quel che dicevo poco sopra: è un saggio vivo, da portare con noi, leggere, rileggere, appuntare. Che sia Londra o un borgo di provincia, ci accompagnerà nelle nostre flânerie.

Debora Lambruschini