I benefattori
di Wendy
Erskine
Blu
Atlantide, maggio 2026
Traduzione di Enrico Terrinoni
pp. 336
€ 19,50 (cartaceo)
€ 11,99
(ebook)
Il più delle volte, le persone non vorrebbero stare dove davvero si trovano. Preferirebbero essere altrove. Il più delle volte fanno cose che in un mondo ideale non farebbero. Il più delle volte le idee che esprimono sono differenti da quelle in cui davvero credono. (p. 145)
Come leggiamo nella bandella di destra, Wendy Erskine proviene dal racconto: ha pubblicato due raccolte (Sweet Home, portato in Italia sempre da Atlantide nel 2021 col titolo Dolce casa, e Dance Move), che hanno anche ricevuto dei riconoscimenti nel Regno Unito. Non è un caso che il suo debutto nel romanzo abbia assunto la forma che ritroviamo nei Benefattori. Il libro si apre infatti con una serie di narrazioni che sembrano procedere in modo autonomo, quasi fossero racconti brevi. Solo con la prosecuzione della lettura i fili iniziano ad annodarsi, i personaggi acquistano spessore e l’elemento relazionale si fa solido fino a diventare trama. A circa un terzo del romanzo irrompe l’evento destinato a ridefinire tutti gli equilibri narrativi e a portare in superficie il suo tema centrale: il rapporto fra classe sociale, privilegio e responsabilità.
Sono proprio
le reazioni delle famiglie dei personaggi coinvolti la benzina che mette in
moto il motore del romanzo. La violenza commessa da tre ragazzi ai danni di una
ragazza di appena diciott’anni, Misty, durante una festa a casa di amici viene
vissuta diversamente da tutte le parti in causa. La vittima è una ragazza ma è
su di lei che viene scaricato il senso di vergogna, fino al punto di essere colpevolizzata
al posto dei tre ragazzi. Nei giorni successivi all’evento, le famiglie dei
ragazzi sembrano più interessate a capire come scagionare i propri figli che a comprendere come si siano svolti i fatti. Ciò che colpisce – e che rende
il romanzo di Erskine degno di nota – è che il punto di vista delle
tre famiglie è quasi tutto femminile. Sono le madri dei tre ragazzi a
seguire l’evolversi degli eventi, e sono proprio loro a trovare tutte le
giustificazioni possibili per spostare altrove la responsabilità. Erskine lavora
su questo punto con ferma maestria: se normalmente la violenza sessuale ai
danni di una ragazza non sarebbe motivo di discussione – la vittima è una, i colpevoli
tre: questo è un fatto –, a prevalere è il legame familiare, e
questo sposta in secondo piano sia l’elemento morale (“la vittima è la vittima”)
sia la solidarietà di genere (“la vittima è una donna come me”). Pur di
scagionare i figli, si arriva a indagare sul passato della ragazza, sulla sua
famiglia non proprio felice, sul modo in cui guadagna i soldi, nonché sull’elemento
più scontato di tutti: il modo in cui era vestita la sera della violenza.
I
benefattori – il
cui titolo gioca su un doppio livello, che viene compreso appieno solo al
termine della lettura ma che, comunque, non fa che rinforzare il tema del
dominio maschile anche nelle società avanzate – è un grande romanzo sul
consenso e sui meccanismi morali che portano avanti le famiglie, ma non solo: è
anche un romanzo sulla lotta fra classi sociali che scorre sotterranea ma che
emerge in superficie nel momento in cui entra in gioco l’elemento economico. I
benefattori è un romanzo corale, la cui narrazione neutra segue da vicino i
punti di vista dei singoli personaggi, entrando nella vita quotidiana delle
famiglie coinvolte. È proprio da questo modo di affrontare la quotidianità che emerge
la provenienza di Erskine dal racconto: i capitoli sono costruiti attraverso immersioni rapide nelle vite dei personaggi e affidati a un’osservazione precisa dei dettagli
quotidiani. L’autrice evita giudizi espliciti e lascia che siano dialoghi,
silenzi e piccoli gesti a rivelare le gerarchie sociali e morali che
attraversano la comunità raccontata. Eppure, nonostante questo sguardo intimo,
è chiara la sua posizione. In questo, c'è un altro tocco di maestria dell'autrice, che riesce a
rendere credibili anche i momenti più lontani dalla propria prospettiva.
Senza mai cedere al moralismo pietistico o alla semplificazione delle prospettive, Wendy Erskine porta al pubblico un romanzo che interroga il lettore su una domanda tanto semplice quanto scomoda: fino a che punto siamo disposti a mettere in discussione le nostre convinzioni quando a essere coinvolte sono le persone che amiamo?
David
Valentini
