«Ho un contratto con l'editore Bompard, un vero capestro: tre romanzi l'anno, devo scrivere. Mai un momento di tregua. Mai fermarsi!» (p. 52)
Lo ricordiamo tutti per i suoi personaggi, in primis il Corsaro Nero, ma chi era Emilio Salgàri (e non Sàlgari!)? Anzitutto un uomo braccato dalle sue stesse storie, e non solo per via di una fervida immaginazione, sempre incalzante, ma anche per i contratti editoriali terribili che aveva firmato. Pagamenti irrisori per un gran numero di romanzi all'anno: non stupisce che un uomo possa sentirsi angosciato, addirittura ossessionato dalle scadenze. D'altra parte, gli è fondamentale rispettare i patti: ne va del sostentamento della famiglia. E la famiglia di Emilio Salgari comprende moglie, cinque figli, un cane. E la loro casa, modesta e decadente, lascia intuire che le cose non vanno bene per niente.
Nel loro romanzo, Oceani di carta, Enzo D'Alò e Giacomo Scarpelli entrano in casa Salgari con rispetto e anche concedendosi alcune licenze: per dirne una, l'editore Bompard, da loro così chiamato, in realtà è la sintesi di più editori che hanno sfruttato lo scrittore per anni. La scelta, a tutti gli effetti, risulta vincente, perché Bompard non lascia mai il suo ruolo di antagonista, è un editore avido che, per quanto ricco, non concede tregua a Salgari né conosce la pietà.
Al di là di questo e di altri spazi lasciati alla fantasia, il romanzo biografico di d'Alò e Scarpelli mira a raccontare la quotidianità dello scrittore e per farlo, adotta il punto di vista di un giovane giornalista napoletano, Giuseppe Ricci, giunto a Torino alla fine del 1910 appositamente per intervistare il suo autore preferito, oltre che per partecipare e scrivere dell'Expo che si sarebbe tenuto in città nel 1911.
Giuseppe ha la fantasiosa ingenuità e la vivacità intellettuale di un giovane che si affaccia al mondo del lavoro: per lui tutto è possibile, e dunque Torino è un'avventura, per quanto all'inizio le difficoltà non manchino. Anche solo orientarsi, capire quel che gli dice la gente per strada, fare la conoscenza delle pietanze tipiche sono una sfida avvincente per lui. E poi c'è il "Capitano" Salgari, come lo chiama lui: bussare alla sua porta, entrare in punta di piedi nella sua casa e trovarsi ospitato sempre più di frequente sono occasioni straordinarie per Giuseppe.
Eppure, Giuseppe trova qualcosa di diverso da ciò che si era immaginato, leggendo i suoi romanzi: mai avrebbe potuto prevedere le condizioni economiche difficili di Salgari, né la sua quieta rassegnazione a considerarsi schiavo dell'editore. D'altra parte, non avrebbe neanche potuto immaginare la grande storia d'amore tra Salgari e la moglie Aida, ex attrice, ora segnata da disturbi mentali sempre più ricorrenti, acuiti dalle preoccupazioni economiche. Tra loro c'è un amore tenero, messo però a dura prova dalle continue avversità. Salgari è anche un padre che ha trasmesso ai figli l'amore per l'avventura, e non sorprende che i più piccoli trasformino la casa nell'ambientazione di scorribande piratesche, arrembaggi e altre scorrerie.
Ad attendere Giuseppe c'è anche un'ulteriore scoperta, difficile da accettare:
Il Capitano, curvo davanti al tavolo sommerso di libri, mentre sfogliava con foga, leggeva, sottolineava, ricopiava e prendeva note. Nulla di marinaro in quell'angolo di biblioteca. Niente vele, niente sirene, niente venti che urlano attraverso l'albero maestro. Solo silenzio e il correre della matita. Un uomo che cercava nei libri ciò che forse non aveva mai visto dal vero. (p. 89)
Ma è forse questo un motivo per apprezzare meno i suoi romanzi? L'ispirazione, semmai, arriva dalla vita domestica, dal talento di Salgari nel trasferire sulla pagina piccole vicende, trasfigurandole e amplificandole. E assistiamo a questo processo, perché qui e là alla storia biografica si interpolano pagine di una nuova avventura del Corsaro Nero, che, scritte con un altro carattere, facilitano il passaggio dalla Torino del 1910 ai luoghi lontani, teatro delle avventure del Corsaro Nero. Neanche questa fantasia inesausta basta però a placare l'angoscia esistenziale di Salgari: per quanto l'uomo cerchi di tenersi saldo per sé e per tutta la famiglia, il mondo circostante sembra assaltare di continuo le sue risorse (tra tutte, la speranza).
Romanzo molto piacevole, che tocca con sensibilità temi quali l'amore familiare e sentimentale, le leggi spietate del mondo culturale e del mercato editoriale, Oceani di carta è una storia di svelamento: Emilio Salgari, idolo agli occhi di Giuseppe, si mostra anzitutto un uomo. Ancorato al suo amore per la famiglia per resistere, fiero e orgoglioso delle sue creazioni, eppure non abbastanza per non svenderle. È la necessità a muovere la sua penna sulla carta, e questo porta a un'estenuante sfida quotidiana. E la stanchezza non manca di suggerire che forse l'unica via per smettere di sentirsi così è arrendersi.
GMGhioni
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