Audrey. La biografia definitiva di Audrey Hepburn
di Sean Hepburn Ferrer e Wendy Holden
TEA, aprile 2026
Traduzione di Alessandro Zabini
pp. 336
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Su Audrey Hepburn, la principessa di Hollywood, l’attrice dal vitino di vespa e gli occhioni scuri, e poi la grande sostenitrice di operazioni umanitarie per i bambini nei posti più poveri della Terra, è stato prodotto di tutto. Biografie non autorizzate, volumi da collezione dedicati alla sua carriera eccezionali, ai suoi abiti da sogno, fino a gadget con il suo profilo stampato sopra. Ora, grazie all’iniziativa di suo figlio Sean Hepburn Ferrer, e alla penna dell’autrice Wendy Holden, abbiamo la biografia definitiva di Audrey Hebpurn, arricchita di fotografie dell’archivio familiare e dettagli personali che sono la prospettiva di un figlio adorante può fornire.
Una sua frase è famosa: “La bellezza di una donna non è negli abiti che indossa, né nella figura, né nell’acconciatura. La bellezza di una donna è negli occhi, che sono la porta del cuore, il luogo in cui risiede l’amore. La vera bellezza di una donna si riflette nella sua anima, è la premura che dispensa con amore, la passione che esprime, e cresce con il passare degli anni. (p. 175)
Il volume raccoglie proprio tutto, dall’infanzia segnata dall’abbandono del padre, alla miseria della guerra, ai primi passi nel mondo dello spettacolo, fino al grande successo e al rapporto complesso con la maternità. L’immagine di Audrey che traspare dal racconto di ogni fase della sua vita è quello di un’attrice di grande talento, ma anche di una donna profondamente insicura, ansiosa di ricevere affetto e di donarne, e segnata dai traumi subiti nella sua giovane età: così, per esempio, siccome la confortava mangiarlo mentre i genitori litigavano furiosamente, «per tutta la vita il cioccolato fondente l’aiutò a scacciare la malinconia» (p. 41).
Gli amanti della sua filmografia troveranno in Audrey i dietro le quinte di Colazione da Tiffany, Sabrina, Sciarada e molti altri film che l'hanno resa immortale. Un dettaglio su tutti: Gregory Peck che, prima di girare Vacanze romane, volle il proprio nome in locandina sopra il titolo, e che si ricredette dopo aver incontrato la deliziosa e talentuosa co-protagonista, della quale volle immediatamente il nome sopra il suo perché, predisse, avrebbe vinto l'Oscar.
La narrazione della vita di Audrey è alternata a incipit scritti a mo’ di sceneggiatura cinematografica, in cui la voce dell’attrice è restituita in discorso diretto, inventato ma dal sapore autentico, mentre dialoga con dei registi, con un’infermiera in Somalia, con i figli e con il terzo e adorato marito, Rob.
Larga parte è dedicata alla sua opera umanitaria accanto all’UNICEF, con cui visitò e offrì conforto, quando non direttamente assistenza, ai bambini di Etiopia, Sudan, Bangladesh, Somalia, e poi America Meridionale. Del suo impegno per il benessere dei bambini poveri e malnutriti traspare la devozione sincera e la differenza che la sua presenza faceva per moltissime vite. «“Devo andare, Sean. Nessun altro lo farà”, insisteva» (p. 29).
Nel corso della lettura non si finisce di rimanere stupiti: per esempio, sapevate che è stata la grande scrittrice francese Colette a scoprire una giovanissima Audrey su una spiaggia, e a volerla per l’adattamento teatrale del suo romanzo Gigi? O che, dopo aver rotto il fidanzamento con James Hanson, regalò l’abito da sposa a una giovane italiana, figlia di un contadino?
Audrey rivela che, dietro all’aspetto scintillante della ragazza d’oro di Hollywood, c’era tanta sofferenza:
La personalità per cui mia madre era conosciuta venne forgiata dall’esperienza della guerra. L’adolescente cui le circostanze avevano imposto di rinunciare al sogno di diventare prima ballerina fu costretta a reinventare se stessa, anche se quella fantasia l’aveva sostentata per tutta la durata della guerra più del poco cibo. (p. 82)
Infelice in amore, Audrey desiderò più di ogni altra cosa essere madre: per i suoi due figli, Sean, avuto dal primo marito Mel Ferrer, e Luca, dal secondo marito Andrea Dotti, fu una madre presente, premurosa e dedicata. Secondo Sean, rimase nei due matrimoni molto oltre la loro fine naturale – specialmente il secondo, dove dovette subire moltissimi tradimenti – per non scombussolare troppo la vita dei suoi figli.
I passaggi più teneri del libro sono proprio quelli in cui Sean ricorda il rapporto con la mamma: qualcosa che non aveva niente a che fare con i film di enorme successo in cui appariva, e che lui vide solo da più grande, e che si svolgeva interamente nell’intimità del loro rapporto d’intesa affettuosa:
Alcuni dei miei ricordi più cari sono i nostri pigiama party del fine settimana, quando lei tornava dal lavoro. Stavamo a letto con le luci spente a chiacchierare di quello che avevamo fatto e dei nostri sentimenti. Parlavamo della vita, delle relazioni, delle amicizie e di come sarei diventato da adulto. “Per essere un gentiluomo devi essere prima di tutto un uomo gentile” raccomandava lei. (p. 192)
E ovviamente lunghe pagine sono dedicate al suo stile indimenticabile: dal rapporto con Hubert de Givenchy, che dopo un primo incontro burrascoso le sarà amico e stilista di fiducia per tutta la vita, alla scelta dell’iconica ballerina, per ragioni di praticità e per non sottolineare ulteriormente la sua altezza, a molti altri dettagli affascinanti e curiosissimi.
Audrey è un ritratto intimo e profondo, una lettura piacevolissima e una fonte di informazioni preziosa sulla vita incredibile e piena di bontà di Audrey Hepburn.
Michela La Grotteria