Più in là del silenzio
di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri
Teodoro e Claudia sono una coppia di mezza età che attraversa una crisi relazionale. Lui docente, lei titolare di un negozio, hanno due modi di comunicarsi l’amore in maniera diametralmente opposta: Teodoro è una figura ermetica e introversa, abituato fin da bambino a soppesare le parole e a selezionare i suoi interlocutori. Claudia è una donna diversa da tutte le altre che ha conosciuto, perché non cerca di impressionarlo, ma anzi, lo ascolta e si interessa davvero a lui e ai suoi sentimenti. Claudia ha alle spalle un precedente matrimonio con Andrea, proviene da una famiglia più rumorosa e sente sempre il bisogno di riparare gli altri. Eppure entrambi hanno visto nell’altro qualcosa di confortante e rassicurante che li ha fatti sentire subito a loro agio nella loro unione.
Questa voglia di esserci l'uno per l'altra, col tempo, ha iniziato a pesare ed è culminata in un vuoto che li ha lentamente separati sempre di più. Anche quando sono nello stesso spazio fisico non sono allineati mentalmente e sentimentalmente. Teodoro preferisce rifugiarsi nei suoi libri e nei suoi scritti, trovando faticoso dover dar voce ai proprio pensieri, Claudia invece ha bisogno di rassicurazioni anche verbali perché sente la loro storia non davvero vissuta. Sente il suo compagno di vita assente, distante, ma anche se lo ama non può reggere tutto per due, e non può riparare quello che si è inevitabilmente spezzato tra loro. Forse solo il silenzio, più che le parole, può trovare il modo di riavvicinarli, permettendo loro di ascoltarsi davvero per la prima volta.
Ho particolarmente apprezzato l’originalità di Guarducci e Milandri di mettere al centro della narrazione il silenzio come risposta a una difficoltà relazionale. La crisi in realtà si estende anche oltre i confini di coppia, perché anche il prologo ci offre un grande spunto di riflessione sull’autenticità dei nostri legami. Teodoro e Claudia sono a una cena da amici, e anche lì sentono il peso di dover indossare una maschera e leggere un copione. Quanto conoscono davvero i loro amici? É reale il loro legame o è anche quello frutto di un’abitudine senza un vero sentimento che li accomuni?
- A volte, mi sembra che, nonostante ci conosciamo da tanto, non sappiamo mai veramente come siamo. Non so se capisco mai se quello che vedo negli altri è davvero loro, o solo una versione che vogliono mostrarmi.
Un silenzio si fa più forte di quello che avrebbero mai potuto immaginare. Tutti si fermano, alcuni dei volti si fanno tesi, altri reagiscono come se fosse una battuta. (p. 11)
Al termine della cena, scopriamo che gli altri quattro amici ricevono un insolito invito per una cena a casa di Teodoro e Claudia questa volta. Nulla di straordinario, se non fosse che agli invitati è richiesto di osservare l'assoluto silenzio e ascoltare la sinfonia n° 40 in sol minore di Mozart. Se all'inizio tutti gli ospiti sono pervasi da un forte senso di imbarazzo e di disagio, col passare della cena e con l'abituarsi alla quiete del silenzio, tutti iniziano a trovarvi in esso una piacevole sensazione liberatoria. È come se quel silenzio li facesse sentire più vicini e compresi.
Le parole talvolta diventano un rituale meccanico privo di profondità, e in quest’opera ben cogliamo la difficoltà di comunicazione quando tra due, o più, individui, non restano altro che praticità e abitudine. E l’abitudine, sarà altrettanto centrale in questo breve ma intenso romanzo in cui ogni piccolo gesto ha un peso differente a seconda di chi lo stia soppesando. Una lettura che una volta terminata non resta silenziosa.
Un silenzio lungo segue quelle parole, ma è diverso da quelli precedenti. Non c'è più la distanza, ma una consapevolezza dolorosa di essere in due nel vuoto, senza nessuna guida, senza nessuna sicurezza. (p. 47)
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