"Il sarto volante" di Étienne Kern: tra terra e cielo la poetica delicata del sarto volante


Il sarto volante
di Étienne Kern
L'Orma Editore, settembre 2022

Traduzioni di Anna Scalpelli 

pp. 136
€ 16,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Étienne Kern, autore di numerosi saggi di critica letteraria, vince nel 2022 il riconoscimento Romanzo d'esordio del Premio Goncourt con il suo libro Il sarto volante, soprannome che i giornalisti e i parigini assegnarono all'inventore austriaco Franz Reichelt.

«Tassisti, studenti, ciclisti, centinaia di temerari iniziarono a sognare le nuvole. Non era una banale infatuazione, ma una smania collettiva, un entusiasmo di massa, come dopo un lungo letargo.» (p. 24)

Nei primi anni del Novecento un fermento si impadronisce in maniera trasversale della collettività: la voglia di volare, di sfidare i cieli, di sperimentare e inventare, diventano quasi una sorta di priorità nelle vite non solo di scienziati, ma anche di uomini e donne comuni. Un uomo diventò leggendario e famoso per le testimonianze riportate dai cine operatori dei giornali parigini: Franz Reichelt, un sarto austriaco immigrato nella città pioneristica della Belle Époque.

Franz è un uomo solo, un lavoratore instancabile, premuroso con la clientela variegata del suo atelier; si affida a Maurice, il suo apprendista, e alla sua aiutante Louise, madre della piccola Alice, per la quale lui nutre un genuino sentimento di protezione e affetto.

È solito fare passeggiate, dopo una giornata lavorativa lungo la Senna, attraversare le piccole strade del centro di Parigi, sostare osservando il mutare delle stagioni. Nel suo atelier conserva due soli oggetti a cui è molto affezionato, un modello di elegante fattura di un abito di satin grigio e un libro ormai consunto di poesie con il quale passa alcuni momenti felici di lettura insieme ad Alice nel bovindo del negozio.

Un uomo pacato, dai modi gentili, riflessivo. 

«Verso sera si sedette in riva al fiume. Le finestre rosseggiavano sulle facciate. In cielo, nuvoloni grigi si aggrovigliavano sopra i tetti dei palazzi. La cascata ferrosa della Torre Eiffel proiettava la propria mole scura sulla Senna.» (p. 37)

Una circostanza tragica smotta definitivamente e in maniera incontrollata la vita di Franz. Il suo ex collega e amico perde disgraziatamente la vita durante una esercitazione su un piccolo biplano di sua invenzione, lasciando sole Emma, sua moglie, e la figlia nata da qualche ora.

Emma si trasferisce a Parigi, trova lavoro come rammendatrice, assume una balia per la piccola, si allontana dalla famiglia e dal suo passato ingombrante e doloroso; il destino fa incontrare lei e Franz, e tra i due nasce un sentimento delicato, costruito sulla fiducia e sulle macerie delle loro vite solitarie.

Ma Franz vuole di più per lui e per Emma, la fame della creatività lo ha contagiato, l'ingegno si impadronisce della sua vita, del suo lavoro, del suo tempo, Franz sacrifica ogni cosa, vuole essere lui il a creare il primo paracadute che salverà la vita a future generazioni di aviatori. 

«Mi piace la tua silhouette proiettata sulla porta chiusa. Quel senso di serenità, di levitazione. Sembra un salto fatto per gioco, come quello di un bambino che apre un ombrello e si lancia da un muretto...Sei il sogno, la fede, l'anelito, la vertigine.» (p. 28)

Digitando banalmente il nome del "Sarto volante" su un motore di ricerca, possiamo conoscere cosa è accaduto il 4 febbraio del 1912, al primo piano, a circa cinquanta metri d'altezza, della Tour Eiffel. Apprendiamo facilmente il triste epilogo di questo memoir così finemente costruito; è in questa maniera casuale, tramite il web che Kern scopre questa figura leggendaria, ma è con le sue parole che dona profondità a una storia perduta e dimenticata, in quel momento storico in cui l'uomo era la cavia di se stesso e delle scoperte che poi cambiarono definitivamente il XX secolo.

Ma la particolarità di questo testo non è solo la tangibile empatia dell'autore con l'inventore che si palesa nella storia, è la struttura ideata da Kern, in cui alterna le parti relative a Franz con piccoli tratteggi confidenziali rivolti a quest'ultimo, usando la seconda persona singolare e apportando all'opera una sinuosità dinamica.

Il momento storico di ambientazione è uno dei più floridi a livello di arte e invenzioni; non è il primo romanzo che incontro con questa tematica, anche Julian Barnes, in Livelli di vita, utilizza come espediente narrativo le invenzioni dei primi del Novecento per il suo libro autobiografico.

Una storia elegante e delicata, in cui l'impotenza ci insegna a scorgere i nostri limiti, e l'amore a credere nei sogni.

«A volte siamo impotenti anche nei confronti delle persone che amiamo.» (p. 85)

 Caterina Incerti