Una piccola luce
di Eduardo Savarese
Alter Ego, settembre 2025
pp. 246
€ 19 (cartaceo)
Dopo la Seconda Venuta del Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo, il mondo si divise in città protette da grosse mura, ciascuna con una porta per l'ingresso e una per l'uscita. Il Cristo aveva trovato condizioni così disperate che aveva deciso di rimandare l'Apocalisse, e le città, per la paura di morire per sempre, si chiusero in se stesse. La Seconda Venuta provocò traumi e distruzioni. Il terrore, esploso allo squillo delle trombe del Giudizio, intorbidì la memoria della civiltà precedente. Gli stili di vita si capovolsero e luoghi, un tempo ricchi e protervi, furono ridotti in miseria. Le categorie del pensiero e la chiara distinzione tra realtà e irrealtà sbiadirono, alla ricerca di nuove definizioni. Centri di potere inediti presero il sopravvento con regole e prassi rigide che diffidavano di ogni spontanea espressione del sentimento. Gli esseri umani, all'angoscia della fine, reagirono creando un rigore che mascherava l'odio per la libertà di coscienza. A seguito dei drammatici avvenimenti che si verificarono, molti restarono orfani di entrambi i genitori. Bibo, uno di loro, divenne un figlio della Grande Adozione, un'istituzione che aveva scelto di abitare un'isola antichissima di terra rossa, altissime montagne e mari burrascosi, ora caldi ora gelidi. (p. 7)
Torna in libreria Eduardo Savarese, autore di numerosi romanzi e racconti, l'ultimo testo nel 2023 - Le Madri della Sapienza edito da Wojtek - e lo fa con un romanzo denso e ricco, riprendendo alcune tematiche già affrontate: la musica, la religione, gli uomini e i gatti, il significato della vita e della morte, l'importanza della memoria.
Una piccola luce è un romanzo distopico: il mondo, sconvolto dalla Seconda Venuta di Cristo, si è accartocciato; non esistono più le istituzioni di un tempo, la memoria del passato è perduta, la paura, la prudenza e l'oppressione hanno messo radici nelle città, le cosiddette Città dei Sensi Ottusi. Ognuna di esse - accomunate da un particolare evento traumatico nei confronti di uno dei cinque sensi, che ha scatenato misure preventive e costrittive - sceglie di eliminare dalle proprie mura, e dalle menti dei suoi cittadini, proprio il senso colpito: così, la città di Non toccarmi vieta il tatto; Naricispente spegne l'olfatto; Scontrosa abolisce l'udito; Salsi bandisce il gusto; e infine Ombrina rinnega la vista.
Bibo, figlio della Grande Adozione - una sorta di istituzione che raccoglie gli orfani senza passato e senza memoria su un'isola - ha il compito di portare luce e conforto alle Città dei Sensi Ottusi: intraprende quindi, dopo un lungo apprendistato con Maestra Pazienza, un vero e proprio viaggio dell'eroe, accompagnato da un violino, una lanterna e la piccola gatta Susanna. Un viaggio che ha il sapore di una fiaba, con le sue strutture, le sue morali, gli alti e bassi, e la risoluzione di vari conflitti - il più importante di tutti, proprio quello di Bibo, che cerca di recuperare la memoria e i ricordi del suo passato.
Ora tu, bambino che vieni dall'isola della Grande Adozione, penetri furtivo in città, e imperterrito esibisci l'arte della musica, suoni il violino sotto il cielo e le poche stelle rimaste, e pensi di portare gioia, mentre noi tutti abitanti di Non toccarmi sappiamo che sei arrivato per mettere fine alle nostre vite, supponendo che esse non sono degne di essere vissute, perché non è degna di essere vissuta una vita senza il senso del tatto. (p. 44)
Bibo parte, con il suo violino e la musica che non ricorda, la sua lanterna pronta a portare la luce, e Susanna, la piccola gatta nera che sarà la sua vera fedele amica. In ogni città che visiterà, come una processione ai sepolcri, sperimenterà diversi tipi di accoglienza, ma una costante rimane fissa: ogni volta, comparirà un Virgilio - una guida - a fargli strada. A Non toccarmi incontrerà Giselda, ex ballerina classica innamorata de Il Lago dei Cigni; a Naricispente (che viene descritta come una città campana, probabilmente dei campi flegrei) farà amicizia con Gennaro e Ismaele, monello l'uno, uomo buono quasi paterno l'altro; a Scontrosa - la città che bandisce l'udito, tanto importante per ascoltare il violino di Bibo - sarà ospite di Dionysios, maestro d'orchestra e Ministro, e di Clara, una bambina sua rivale nella musica; a Salsi, madre e figlio, Milena e Alekos, e un uomo misterioso e ammaliante di nome Michail, come l'Arcangelo Michele; infine, a Ombrosa, la principessa Judith e un cavalier servente di nome Barbablù.
Tutti questi personaggi bizzarri contribuiranno a guidare Bibo e Susanna, a mettere mattoncino su mattoncino non solo a favore del viaggio e della sua missione, ma anche a beneficio del recupero della sua memoria, dei suoi ricordi: alcuni di loro sembrano conoscerlo; altri lo guardano come se il suo viso fosse familiare; lui stesso - e anche Susanna - si affezionano istintivamente a molte delle persone incontrate sul suo cammino.
Proprio come accessorio narrativo, ad alternare i capitoli che parlano del viaggio di Bibo, ci sono dei piccoli passaggi in cui una voce narrante racconta cose di un altro mondo, di un'altra dimensione spaziale e temporale: due uomini, un'isola, la contemporaneità, un amore grande.
Allo stesso modo, facendo combaciare musica e stile narrativo, quando Bibo suonerà il violino, le parole si adatteranno per tono e forma per spiegarne la partitura. In questo particolare, si nota la passione dell'autore per la musica classica, come già avevo notato in altri suoi testi precedenti: Bibo, senza saperlo, suona Bach, Beethoven, Mozart, Rachmaninov.
Un altro elemento costante è il punto queer: Bibo è un bambino maschio, ma ama il rosa - è il suo colore preferito - indossa sempre collana e orecchini di perle prima di suonare, forse un po' si innamora di uno dei monelli della città di Naricispente, e subisce il fascino oscuro da angelo caduto, di Michail. Un fascino che, anche per ciò che accade nella città per mano di Milena, ha il sapore della passione e del desiderio.
E Michail... Michail volle che Bibo sedesse alla sua destra e Milena alla sua sinistra, e mangio e bevve, e sorrise e seminò speranza, parlò e diffuse coraggio, e la luce delle candele disegnava anfratti sul suo viso bellissimo che Bibo osservava con ammirazione. E non parlava della sua angoscia, ma di quanti bei ricordi gli risalivano alla memoria, e così fecero il gioco del ringraziamento, presero a ricordare le cose buone, allegre, divertenti e commoventi che avevano vissuto. Anche Bibo partecipò, anche se disse che i suoi ricordi si fermavano all'isola della Grande Adozione, mentre del suo passato, del passato delle sue origini non ricordava nulla, nulla di nulla. Quando lo disse, Michail lo osservò con tristezza e gli chiese: «Non ricordi di un catamarano, dove due bambini disegnavano in cabina per sconfiggere il mal di mare?». Bibo, sorpreso dalla domanda ma senza avere il coraggio di chiederne ragione, scosse la testa, sconsolato. (p. 186)
Alcune storie dei personaggi si intrecciano, contribuendo a creare una trama ricca e complessa; inoltre molti sono i rimandi letterari raffinati: Tolstoj con Anna Karenina, Pinocchio, la fiaba di Barbablù, il balletto de Il lago dei cigni, e i camei dedicati alla religione, altro elemento costante dell'autore: la Venuta di Cristo, l'Arcangelo Michele, il Cuore di Gesù, il lago delle lacrime (il lago, in particolare, è un leitmotiv del romanzo) che sanano e illuminano il cammino, personaggi con nomi biblici, come Ismaele e suo figlio Joshua, istituzioni religiose, come quella nella città di Scontrosa, capeggiata da una suora irreprensibile che viene per questo chiamata Santa.
Insomma gli elementi sono tanti, come si confà a una fiaba. Bibo, bambino dolcissimo, con la sua gattina, la sua musica e la sua luce, è irresistibile: soffriamo con lui, gioiamo con lui, sorridiamo e piangiamo quando sorride e piange lui. La sua non è una missione semplice: portare gioia e luce in un mondo invaso dalla paura, dallo sconforto e dalla diffidenza nei confronti del prossimo. Sa un po' di metafora del nostro mondo attuale: la voce della verità viene fraintesa, o combattuta, o strumentalizzata per fini totalmente opposti.
Alla fine Bubo riuscirà a scoprire chi è? Riuscirà a ricordare?
Un romanzo per chi ama le favole dolci e al tempo stesso amare, e per chi vuole commuoversi durante un piccolo grande viaggio dell'eroe.
Deborah D'Addetta
