Il culto di Muhammad Ali e i ricordi di due fratelli: una scrittura nuova che alterna la fiction ai ritagli di giornale nel nuovo romanzo di Ivan Vladislavić, "La distanza"


 

La distanza
di Ivan Vladislavić
Utopia edizioni, 10 novembre 2023

Traduzione di Carmen Concilio 

pp. 320
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (eBook)

Senza i cronisti di pugilato, il mio amore per Muhammad Ali non sarebbe sbocciato. Potreste dire che mi innamorai della scrittura più che del pugilato. Dopotutto, non ho mai visto Ali tirare di boxe. Tutto ciò che sapevo su di lui mi giungeva dalla radio; era tutto di seconda mano, sulla pagina. Adoravo i cronisti di pugilato per la loro aggressività, la loro esagerazione, la fraseologia colorita, livida come i lividi. Erano pieni di retorica e iperboli, circonlocuzioni grandiose e similitudini stravaganti.  C’era qualcosa di grande, decisi, nel dire la confraternita del naso rotto o le arti pugilistiche, quando avresti potuto dire solo pugilato. (p. 84)

La distanza è l’ultimo lavoro dello scrittore sudafricano di origini croate Ivan Vladislavić e racconta la storia di due fratelli diversi per indole e passioni, Joe e Branko, e della loro famiglia. Il primo, il minore, sognatore e riflessivo, ha creato attorno alla figura di Cassius Clay, meglio conosciuto con il nome d’arte di Muhammad Ali, un vero e proprio culto dell’eroe; il secondo, invece, il più razionale e pragmatico della famiglia, è appassionato di cinema. Attraverso una scrittura fluida, che trascina con sé, creando un tutt’uno, sia la narrazione a due voci in prima persona che le parti dialogate senza marcatori grafici di discorso diretto, fiction e stralci dei ritagli di giornale, Vladislavić è riuscito a creare un romanzo interessante e sperimentale che raggiunge punte di travolgente intensità soprattutto nelle pagine finali.

Le voci di Joe e di Branko si alternano per tutto il libro e costruiscono uno spaccato di vita della Pretoria degli anni Settanta, quando nella loro modesta casa mancava ancora la televisione e solo tramite la radio e i giornali era possibile aprire una finestra sul mondo e conoscere ciò che accadeva intorno a loro. In particolare Joe, si era innamorato del pugile Ali, senza averlo mai visto giocare, semplicemente grazie alle descrizioni che leggeva dai giornali che venivano da lui ritagliati e raccolti nel tempo, incollati con lo scotch su diversi album che teneva in un pesante scatolone allo scopo di realizzare un libro sul grande campione di pugilato. Nelle pagine del romanzo, Vladislavić ha voluto usare per alcuni font un diverso colore, un grigio chiaro, per evidenziare i ritagli di giornali, le cui parole entrano nella narrazione di Joe e vi scorrono insieme ai suoi pensieri, li completano: si tratta di stralci tratti da giornali dell’epoca di Ali quali Pretoria news, Sunday Time, Star.

Questo andava di pari passo con un diverso atteggiamento verso la teatralità azione e la commercializzazione del pugilato (e più in generale di tutto lo sport). In un articolo pubblicato dal Pretoria News il giorno del combattimento, quando Hubbard disse che stava sostenendo Ali perché mi piace lo sport con stile ed estro o perfino con arroganza, fece anche riferimento al magnifico enigma che è Cassius Clay, o, se lo preferite, Muhammad Ali. (p. 69)

Quello stile giornalistico, con le sue figure retoriche così appropriate e vivide, sono state “il nume tutelare” di Joe, che già da adolescente culla il sogno di scrivere un libro, nonostante lo scetticismo di Branko. Muhammad Ali è solo il pretesto su cui si costruisce un romanzo fatto di ricordi condivisi da due fratelli che parlano della loro infanzia e adolescenza e quegli album, per i quali Joe veniva deriso dal fratello maggiore, costituiranno il legante tra passato e presente nelle loro vite. Quella scatola che Joe ha voluto condividere con Branko è testimonianza materiale di una distanza. La distanza che si crea col passare del tempo tra i sogni e la spensieratezza infantili e la gravosa consapevolezza dell’età adulta, tra un io in formazione e uno già irrevocabilmente consolidato: questo è il vero focus di tutto il romanzo e ne dà anche il titolo. 

La storia si legge con piacere, per certi aspetti ha in sé le caratteristiche del romanzo di formazione, in quanto il lettore entrerà nei pensieri e nei ricordi più intimi dei due fratelli, ne conoscerà la loro quotidianità, il loro carattere, le fasi della loro vita, le storie della loro famiglia. Come per lo scrittore, verremo quindi a sapere che anche la famiglia di Joe e Branko è di origini croate e ha oltrepassato il mar Adriatico. In una narrazione sempre al presente, come se il presente servisse a tener vivo anche il passato, il lettore si immergerà nelle vicende dei due fratelli. Toccante la figura della madre, raffigurata intenta a cucire, lavorare a maglia e all’uncinetto i vestiti per la famiglia, calzettoni e maglioni per l’inverno e i coprispalle estivi per la figlia maggiore:

Questa sera sta tagliando un top per Sylvie. Sta in ginocchio sul tappeto, con la stoffa puntata con gli spilli al cartamodello di velina ben disteso. È sempre meglio tagliare sul pavimento, dice. Lei fa molti dei vestiti di mia sorella, così che possa stare al passo con l’ultima moda, senza sbancarci (come dice Papà). Abbiamo avuto vestiti a trapezio e scamiciati in stile vintage. Ora tocca ai copri spalle, tipo bolero. (p. 25)

La madre - ricorda Joe, tra le nebbie deformanti dei ricordi -, quando loro erano più piccoli, scriveva in un taccuino dove annotava i suoi sogni, secondo le prescrizioni di un certo dottor K: la donna non permetteva a nessuno di leggere quelle pagine e un giorno, tenendo le forbici in mano, fece a pezzi quel quaderno e lo diede alle fiamme. Nessuno dei figli scoprirà mai di quale male avesse sofferto la loro mamma e né il padre ne farà mai cenno.

Branko ricorda di quanto il comportamento a volte solitario del fratello minore, che passava le giornate totalmente immerso nei libri o nei giornali alla ricerca di notizie sul suo campione sportivo, lo preoccupassero e quanto odiasse le insinuazioni dei suoi amici, poiché a quindici anni non aveva ancora una ragazza:

Seppellisci quel cazzo di libro, fammi il favore, gli dico una buona volta a casa. Devi cominciare a badare a te stesso. Sei selezionato nella serie A dei cervelloni, il che ti rende uno sfigato per definizione, devi fare qualcosa per renderti popolare. Trovati una fidanzata, prima che dicano di te che sei una femminuccia. Arriva secondo nella corsa campestre come Derek Gibbs, che ha anche vinto una medaglia alle Olimpiadi di matematica. Fatti beccare a fumare dietro il deposito per le biciclette. (p. 48)

Attraverso il racconto ora di Joe, ora di Branko il lettore è catturato e trasportato negli anni Settanta, in una Pretoria che si avviava ad assumere sempre più il volto di quella che è oggi, una realtà urbana contemporanea, un pezzo dell’Occidente nella punta più estrema dell’Africa. 

La distanza è un lavoro a doppia valenza: uno straordinario documento di cultura, di musica, di consuetudini di quegli anni e una appassionata storia di amore fraterno da leggere fino all’ultima pagina.

Marianna Inserra