La malattia del nostro tempo e la letteratura millennial: «Ti seguo» di Sheena Patel


Ti seguo

di Sheena Patel

traduzione di Clara Nubile

Blu Atlantide, 2022

 

pp. 233

€ 17,50 (cartaceo)

€ 8,99 (ebook)


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Ci metto un sacco di tempo a capire che quando l’uomo con cui voglio stare mi dice che gli piace farsi vedere con me in pubblico in realtà vuole dire che gli piace cosa rivela di lui agli altri il colore della mia pelle. (p. 112)

Ti seguo – il cui titolo originale, I’m a Fan, che rimanda al pulsante usato tempo fa su Facebook per seguire una pagina, è di gran lunga più suggestivo – di Sheena Patel è la storia di un’ossessione, anzi di due ossessioni: nei confronti di quello che viene definito “l’uomo con cui voglio stare” e nei confronti dell’amante di lui, definita “la donna da cui sono ossessionata”. “L’uomo con cui voglio stare”, esponente di una borghesia bianca e occidentale, è sposato da tempo e ha diverse amanti sparse per il pianeta. La più in vista è, appunto “la donna da cui sono ossessionata”, ricca ereditiera, artista, influencer di Instagram e amante delle belle cose e di un modo di vivere che potremmo definire radical chic, in quanto politicamente impegnato verso una salvaguardia delle minoranze attraverso l’arte che però cozza con una quotidianità fatta di sprechi e perbenismo. Fra i tre si instaura una sorta di triangolo amoroso anomalo, in quanto la protagonista – giovane lavoratrice nera immatura e inesperta delle cose del mondo – non entra mai in contatto diretto con la donna da cui è ossessionata, limitandosi a osservarla da lontano; quest’ultima però esiste e fra alti e bassi continua a frequentare l’uomo di cui la protagonista si è innamorata. Con una prospettiva distorta dalle confessioni di lui e da quel che appare sui social, veniamo a conoscere i dettagli a volte anche intimi di una relazione terza, che si esplicita  in rapporti di dominio, di allontanamento e riavvicinamento.

Interessante è notare come i personaggi principali restino anonimi per tutto il libro, a indicare quanto questa storia possa essere universale. La protagonista, “l’uomo con cui voglio stare” e “la donna da cui sono ossessionata” possono essere chiunque; allo stesso modo, a chiunque può capitare di restare invischiati in una relazione tossica che, oltretutto, coinvolge terze parti, in quanto sia la protagonista sia l’uomo con cui lei vuole stare sono all’interno di relazioni stabili. L’anonimato rende questi tre personaggi figure archetipiche dei rapporti sentimentali, qualcosa di riconducibile alla notte dei tempi – lei, lui, l’altra – ma attualizzate attraverso gli occhi della contemporaneità di Sheena Patel.

A quanto detto – a questa storia d’amore che d’amore non è; è, anzi, l’opposto: è una storia di non amore – si aggiungano le tematiche tipicamente millennial dell’autrice londinese, le quali si innestano in un percorso già aperto da autrici quali Sally Rooney e Naoise Dolan. La ricerca della propria identità in un pianeta già globalizzato e dominato non solo da Internet ma dai social; il precariato e la mobilità lavorativa, ai quali si aggiungono l’emergere di mestieri mai visti legati appunto ai social come quello dell’influencer; un rapporto nuovo e conflittuale con il mondo non occidentale, visto finalmente come luogo di identità altre non da sopraffare e dominare ma, anzi, dalle quali poter apprendere qualcosa, da pari a pari: questi sono i grandi temi che vengono affrontati da Rooney, Dolan e ora anche da Patel, sebbene il suo approccio sia più caotico ed esplicitamente critico. Mentre Rooney e Dolan, infatti, lasciano alle proprie narrazioni e ai propri personaggi il compito di far emergere questi temi – sono spesso storie di quasi trentenni sbattuti qua e là, intenti a costruirsi una carriera e una vita adulta mentre tentano di destreggiarsi fra storie d’amore volte al naufragio – Patel mescola la narrazione ossessiva con brevi capitoli carichi di invettiva nei confronti dell'universo bianco, dei rapporti di potere fra uomo e donna e, soprattutto, della disparità cronica fra chi nasce in una famiglia benestante e chi è costretto a fare un lavoro “vero” per campare.

Così, mentre scopriamo che «Quando mi viene il ciclo, il mio ragazzo cuoce una bistecca sulla piastra e la serve con le verdure verde scuro al vapore» (p. 138), altrove leggiamo le opinioni della protagonista sui rapporti di coppia: «Le relazioni sono luoghi di vittorie o sconfitte, non di legami profondi e sicurezza, ma di dominanza e sottomissione» (p. 23). È proprio questo modo di vedere il mondo come luogo di conflitti continui a condurre la protagonista verso un certo tipo di relazioni tossiche dalle quali è difficile uscire perché in grado di autoalimentarsi in un ciclo continuo di distruzione e rinascita: se mi allontano, l’altro ritorna perché ha bisogno di me, mentre se mi affeziono l’altro si allontana perché lo soffoco; se mi comporto in modo naturale divento noiosa, se invece baso la mia vita sugli artifici sacrifico il mio io sull'altare della visibilità. Qualunque rapporto di forza è sballato, ogni tentativo di fuoriuscire da questa gabbia è destinato a scontrarsi con le maglie di una rete che si fanno sempre più sottili.

A proposito di questo, altrove leggiamo che «Mi sembra tutto stravagante e lezioso, e odio che tutti questi bianchi possano andare in Medio Oriente o in Africa, depredare le culture e rubare la luce e riportarla in Occidente, e poi in qualche modo reinventare ciò che era già presente utilizzando il filtro dell’immaginazione bianca» (p. 152). È curioso notare come queste sentenze tranchant siano coerenti con tutta la visione politica della protagonista, come già anticipato, la quale si concentra molto sulle colpe del mondo bianco occidentale nei confronti dei colonizzati, dei depredati, dei sottomessi; ma poi, in questo gioco di forze contrastanti, non vi sia spazio per i sensi di colpa di quello che dovrebbe essere un peccato capitale delle relazioni di coppia. Il tradimento viene percepito come qualcosa di positivo, una porta di accesso alla vita adulta: «Mi sento molto adulta a fare sesso in albergo e a mentire al mio ragazzo dicendo che devo incontrare della gente per lavoro la sera tardi» (p. 120). Tutta la ferocia scatenata contro un sistema patriarcale e capitalistico si dissolve nel momento in cui c’è da guardare al male fatto alla persona accanto, quella che dorme nel nostro letto e si prende cura di noi quando siamo malati. È una incoerenza di fondo che noi tutti abbiamo, e che Sheena Patel fa emergere con lucida sensibilità.

Ti seguo è in conclusione un romanzo feroce e ribollente di sentimenti contrastanti che del flusso di coscienza fa la propria pietra miliare. Non è facile seguire i processi mentali della protagonista, e non sempre si riesce a empatizzare con lei o a essere d’accordo con le sue scelte. Se fosse un romanzo classico, la potremmo definire una anti-eroina, un essere umano fragile e corrotto dall’ambiente ostile in cui è cresciuto. Ma non è questa la cosa fondamentale: la potenza di Sheena Patel sta nell’aver scoperchiato i rapporti di forza all’interno di quel microcosmo che sono le relazioni tossiche e averli messi in relazione con il macrocosmo del nostro tempo ultra-capitalistico. È un libro, il suo, che fa male leggere, e proprio per questo va affrontato a ogni costo.

David Valentini