La "Trilogia del Talenti" ci porta al confine tra la vita e la morte: "Oscuri Talenti" di J.M.Miro per Bompiani


Oscuri talenti
di J.M.Miro
Bompiani, ottobre 2022

Traduzione di Piernicola D'Ortona e Maristella Notaristefano

pp. 656
€ 22 (cartaceo)
€ 10,99 (e-book)


Quando mi capitano tra le mani libri fantasy che superano le cinquecento pagine sono sempre felice. Sarà che sono cresciuta con i libri di Tolkien e di Terry Brooks e ho sempre amato il genere, ma per me leggere fantasy è sempre uno svago piacevole che mi permette di evadere in altri mondi. Questo volume edito da Bompiani, il primo di una corposa trilogia chiamata in lingua originale "The Talents trilogy", porta la firma di J.M.Miro, uno pseudonimo dietro il quale c'è lo scrittore canadese Steven Price. 
Il titolo in inglese è significativo rispetto a quello italiano: difatti "Ordinary Monsters" ci lascia intendere che sia un romanzo dedicato alle ombre più che alla luce, alla magia nera, all'oscurità mostruosa che c'è dentro ognuno di noi. Ci troviamo a Londra nel periodo vittoriano, anche se la narrazione corre su due linee temporali diverse, tra presente e passato; al mondo esistono delle persone dotate di speciali poteri, chiamati talenti, i quali sembrano avere in comune lo stesso destino: essere orfani e abbandonati a se stessi. Compito del Cairndale Institute è trovarli e metterli al sicuro tra le sue mura, orientando così verso il bene e il controllo quei doni che spesso sono troppo sconosciuti e spaventosi.
Protagonisti principali del romanzo sono Marlowe e Charlie, il primo misterioso bambino luminoso, che si accende di una curiosa luce azzurrina in determinate condizioni, e che pare essere preziosissimo per tutti, mentre il secondo si rivela essere un haeliano: ha il potere di guarire da qualsiasi ferita.
L'autore ci spiega che i talenti sono categorizzati in cinque macro aree: i morfi (alla quale appartiene Charlie) i faber che animano le spoglie mortali, i camaleonti in grado di alterare le sembianze della propria carne, ad esempio come fa Ribbs (un altro talento) che diventa invisibile, i maestri della polvere in grado di controllare le cellule morte, e infine i glifici, dal potere immenso, capace di vedere attraverso la tela che collega tutti i fili del mondo, custodi dell'ursitonte, la porta che separa il mondo dei vivi da quello dei morti.
La morte dunque, come vediamo, è un tema assai importante, più della vita:
Abbiamo bisogno dei morti più di quanto loro abbiano bisogno di noi. Ma il corpo umano è composto in egual misura da tessuto morto e da tessuto vivo. pensateci. La morte ce la portiamo dentro. E chi può dire che nella morte le proporzioni non siano invertite? La chimica della morte, la fisica del morire, la matematica del regno dei morti, sono questi i misteri che la scienza non ha ancora cominciato a esplorare. (p. 89)
Scopo dei talenti e del Cairndale è combattere contro un angelo caduto, Jacob Marber, ex allievo dell'istituto e maestro della polvere, corrotto, ormai perduto. Jacob darà la caccia ai talenti, assoggettato al potere inaudito di un drogor, un essere di morte e oscurità, che si ciba di talenti per sopravvivere. Sarà interessata a recuperare Marlowe nello specifico, e il libro ci spiegherà perché.
Marlowe e Charlie avranno certamente al loro fianco degli alleati, prima di tutti Miss Alice, detective resiliente che tanto si affezionerà ai due, e poi Mrs. Harrogate, misteriosa vedova al servizio del Cairndale e di Henry Berghast, il "rettore" dell'istituto che, come tutti i personaggi del libro (e qui quell'ordinary monsters ci è d'indizio) danzerà sul filo del rasoio, tra il bene e il male, aprendoci gli occhi sull'apparenza, sul fatto che non tutto ciò che è buono non può anche essere cattivo e viceversa.
Si gioca tutto qui: l'equilibrio tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, alcuni personaggi potrebbero apparire malvagi e invece non lo sono, altri da buoni diventeranno cattivi e da cattivi a buoni, e gli stessi talenti dovranno lottare per affermare se stessi e il loro ruolo nel mondo.
Il genere dark fantasy, come in questo caso, riscuote sempre un certo successo, perché ci appare come più umano, più familiare. Molto mi ha ricordato le atmosfere de "La bussola d'oro" di quel genio di Philip Pullman, soprattutto nei confronti della presenza della polvere, che in quel caso era manifestazione fisica di un mondo altro, espressione filosofica della presenza di Dio e del peccato, e qui nel libro di Miro resta più legato al mondo dei morti, alla terra, alle ossa, all'oscurità, a un mondo altro certamente, ma proiettato sottoterra e non nel cielo.
Non voglio scomodare poi tutti i romanzi fantasy che parlano di giovani maghi o bambini dotati di poteri che vengono accolti in scuole magiche o istituti, ma insomma, capiamo che l'impostazione è quella. 
Cosa interessante è la creazione di neologismi (un po' alla Tolkien) mai sentiti: chiorasso (un demone imprigionato nel corpo di un gatto), drogor, ursitonte, glifico, morvide (un morto-non morto), come ogni fantasy che si rispetti. 
Molto belle le pagine dedicate a un Jacob Marber ancora umano, ancora incorrotto, e al suo incontro a Tokyo con Komako, un'altra maestra della polvere: il loro legame sarà fortissimo, struggente. 
La scrittura è scorrevole, nonostante il volume sfiori le settecento pagine, e i salti temporali aiutano a vivacizzare il ritmo. Particolarmente curati i personaggi "malvagi", cosa che apprezzo sempre moltissimo. A quanto pare il secondo volume, dal titolo originale "Bringer of Dust" ovvero "Portatore di polvere", uscirà nel gennaio del 2024 e io non vedo l'ora di sapere come procederanno le cose, cosa farà Charlie e cosa faranno gli altri talenti sopravvissuti. 
Lo consiglio a tutti gli amanti del genere dark fantasy e dei mondi in bilico tra i vivi e i morti.

Deborah D'Addetta