#CriticARTe - Polyphōnia: una composizione di partiture visive. L'arte di Pino Musi

 

 

 



In un incontro consigliato a tutti gli appassionati di arte contemporanea Pino Musi, fotografo salernitano che da anni vive a Parigi, dice che oggi crede non sia necessario immettere nuove immagini in circolazione ma decontestualizzare quelle esistenti, riattivarle creando nuove possibili connessioni e analogie dialogando, se possibile, con altri linguaggi espressivi. La sua ricerca decennale si muove esattamente in questa direzione spinta da una grande curiosità per la musica e la scrittura musicale sperimentale, in particolare cita Morton Feldman  e altre figure rappresentative della scena artistica di New York di quegli anni (ricordiamo che nel 1950 Feldman incontra John Cage, evento che influenzò tutta la sua produzione artistica e concezione compositiva).

Polyphōnia è una mostra in cui si osservano immagini che ricreano una partitura visiva e che dunque rimandano ad una musica interiore ritmata insieme dallo sguardo del fotografo e da quello dell’osservatore.   Sessanta immagini parte di un progetto più ampio, alcune già incluse in un elegante libro dalla forma che richiama i cofanetti dei vinili, Border soundscapes (2019); immagini che, come note, suonano lungo le pareti interne di una sezione del Tempio di Pomona attraversata al centro da un maestoso colonnato in stile corinzio. 

Musi dichiara che proprio il Tempio è stato l’elemento che lo ha spinto a fare la mostra, lo spazio eletto per restituire un contrasto, quello tra la grande Storia, rappresentata da questo luogo sacro e la non storia, la marginalità, l’anonimato dei luoghi delle periferie delle grandi città.  Non sappiamo dove le foto sono state scattate, se a Parigi o a Berlino ad esempio, perché l’artista non lo rende noto. Sono agglomerati dentro i quali Musi ha camminato a lungo nel tentativo di ricreare con la sua ricerca una trasposizione visiva delle sonorità di quella musica seriale che lo trasportava in una dimensione ipnotica, in una sorta di limbo; forse sensazione e percezione simile a quella avuta durante l’attraversamento di queste periferie: spazi liminali della città dove non c’è solo rumore, ma anche profondo silenzio, sonorità monotone, mute. Parlando della metodologia adottata, Musi racconta che camminava con le cuffie: quello che veniva esaltato dalla musica che ascoltava non erano gli spazi centrali, ma i bordi, le quinte, gli interstizi. Catturati con gli scatti fotografici che ritroviamo nella mostra. Immagini catturate ma non immobili proprio grazie al movimento sonoro che richiamano con il ritmo visivo che l’artista vuole restituire attraverso una precisa disposizione, nonché attraverso la ripetizione di facciate, pareti, moduli abitativi, fenditure, linee verticali, vuoti. Immagini bidimensionali in bianco e nero sulle quali Musi lavora per sottrazione. 

Il movimento è dato anche dal dialogo stesso delle foto con il luogo che le ospita e che ci rimanda inevitabilmente al cambiamento dei paesaggi urbani nella Storia, quelli abitati e modificati dall’uomo. In questo caso dall’età classica all’età contemporanea: da un genius loci che rende unico e riconoscibile uno spazio allo spaesamento dei paesaggi urbani d’Europa.

Una volta entrato lo spettatore vive una sorta di capovolgimento fisico e sensoriale: passa infatti dalla città contemporanea, dove le tracce della civiltà antica sono solo frammenti (in particolare dalla città di Salerno, dove sono le colonne greche a essere incastonate negli edifici moderni del centro storico, sopravvivendo così a secoli di stratificazioni) allo spazio della mostra dove, al contrario, ci si trova  all’interno di un luogo antico in cui sono stati appesi frammenti del tempo presente. È uno sbalzo visivo e concettuale potente, come una proiezione verso quello che sarà il futuro dei paesaggi urbani visto da un luogo del passato in cui l’osservatore si trova. 

Usciti dalla mostra sentiamo che le immagini si sono depositate in noi secondo un certo ritmo, dal quale sono inscindibili in un rapporto di reciproca rivelazione.

 

 

 

 


Pino Musi
Polyphōnia
a cura di Stefania Zuliani
Tempio di Pomona, Salerno
10 luglio – 5 settembre 2021- ingresso libero

 

 

Mostra programmata e finanziata dalla Regione Campania, realizzata e promossa da Scabec S.p.A., con il supporto del Comune di Salerno, dell’Arcidiocesi di Salerno, Campagna, Acerno e dell’Università degli Studi di Salerno – Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale.

Tutte le immagini che accompagnano l’articolo sono foto scattate con il permesso degli organizzatori. 

 

Pino Musi

Border Soundscapes
con un testo di Marie Rebecchi
Artphilein Editions, 2019, pp. 72, 50 CHF

https://www.pinomusi.com/


Maria Teresa Rovitto