#CriticaNera - Un autore da (ri)scoprire se amate il thriller e il noir: Frédéric Dard

 

Libri di Frédéric Dard

Nessuno come Dard amministra - senza sprecare una parola, refrattario agli stratagemmi consolatori della letteratura - il potere di far sentire l'odore della vita, innanzitutto quello che esala dagli incubi” 
(Roberto Iasoni, dal «Corriere della Sera», 22 luglio 2019)

Capita di innamorarsi a prima lettura di un autore, ma va detto che è difficile che avvenga, dopo aver letto migliaia di libri. Farsi sorprendere è raro, eppure è proprio quello che ho appena provato leggendo i tre volumi di Frédéric Dard editi da Nero Rizzoli: Gli scellerati, Il montacarichi e I bastardi vanno all'inferno. A colpirmi, è stata innanzitutto la padronanza della scrittura, e d'altra parte Dard ha scritto quattrocento libri di enorme successo in Francia; in secondo luogo, ho apprezzato molto l'equilibrio tra romanzo di genere e romanzo psicologico: i suoi personaggi, infatti, non sono mai dei soggetti abbozzati al mero fine della trama, ma diventano qualcosa di più, con le loro sfaccettature caratteriali e i loro chiaroscuri ci coinvolgono più da vicino, perché sono umani e imperfetti. Ma andiamo con ordine. 

GLI SCELLERATI

Gli scellerati
di Frédéric Dard
Nero Rizzoli, 2018

Traduzione di Elena Cappellini

pp. 184
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“Suggerirei di leggere Gli scellerati 
immaginando di vedere un film in bianco e nero. 
Ogni capitolo è una scena” 
(Antonio Debenedetti, dal «Corriere della Sera», 6 ottobre 2018)

Ho scelto di leggere i romanzi nell'ordine di loro pubblicazione presso Rizzoli, e dunque ho cominciato da Gli scellerati, che è arrivato nelle librerie italiane nel 2018 con la traduzione di Elena Cappellini (la prima edizione in lingua originale risale al 1959). 

Se per "scellerato" intendiamo chi è "colpevole o capace di crimini", attenendoci alla definizione proposta dal dizionario Larousse e riportata in apertura del romanzo, qui Dard mette in crisi la semplice trasparenza di tale asserzione. 

In un sobborgo periferico di Parigi, dove anche i sogni sono un lusso, la giovanissima Louise decide di abbandonare la fabbrica dove lavora per provare a emanciparsi da quel destino che sembra cadere su di lei, ineluttabile. Vede ogni giorno gli effetti di questa vita: sua madre non fa altro che pensare al denaro, mentre il suo patrigno, disoccupato, si è dato all'alcol. Ecco perché i due americani che si sono trasferiti da poco nel quartiere fanno sperare a Louise di poter ottenere un salto sociale: con la loro enorme automobile e la loro villa, ma anche il loro stile di vita attirano non pochi sguardi dei locali. La ragazza, con una certa impertinenza, prova a proporsi ai Rooland come domestica: la coppia accetta e Louise sa che deve giocarsi al meglio quell'opportunità, più unica che rara. Tuttavia, anche una coppia apparentemente perfetta ha i suoi segreti, e Louise ne viene fagocitata. D'altronde si era accorta subito, entrando in casa, del disordine e della sciatteria della signora Rooland, pronta ad affogare i propri dispiaceri in qualche bicchiere di alcolici e in feste piuttosto ambigue; il marito, in tutto ciò, pare a proprio agio, ma certamente l'arrivo di Louise, con la sua cucina francese e il suo senso dell'ordine, cambia anche l'equilibrio della coppia. 

Il contatto tra due mondi così diversi non fa che acuire le disparità tra i Rooland e Louise, ma alimenta anche le aspettative della ragazza... Non ci vuole molto perché la situazione collassi, ed è qui che i personaggi mostrano tutte le loro ombre, in un'atmosfera in cui desiderio di rivalsa, ira, passione sobbollono in vista di una conclusione inattesa. 


IL MONTACARICHI

Il montacarichi
di Frédéric Dard
Nero Rizzoli, 2019

Traduzione di Elena Cappellini

pp. 139

Eh sì, ammetto di non essere riuscita a staccarmi dal libro fino alla sua conclusione. Complici le sue 139 pagine, che hanno reso l'impresa tutt'altro che impossibile, Il montacarichi è stata una delle letture più avvincenti degli ultimi mesi. Il romanzo, edito per la prima volta in Francia nel 1961 e trasformato l'anno dopo in film col titolo Le monte charge (diretto da Marcel Bluwal, con Robert Hossein e Lea Massari), ci porta sempre in un sobborgo periferico di Parigi. Questa volta, l'io narrante è un trentenne di bell'aspetto, che rientra nell'appartamento di famiglia dopo anni di assenza (si scoprirà il perché nel corso della lettura). È la notte di Natale e la tristezza delle stanze vuote, con la polvere di anni, fa sì che l'uomo scelga di uscire e di concedersi il lusso di cenare al ristorante a cui sua madre aspirava di andare. Qui, per caso l'uomo viene attirato dalla presenza di una donna a, accompagvvenentenata dalla figlioletta. Basta poco perché l'uomo si ritrovi a sentirsi attratto dalla sconosciuta, di cui conosce solo il nome, Madame Dravet, e la segua. 

Quel che però lo aspetta non è un'avventura romantica, più volte lasciata intendere da una tensione crescente tra i due. Quando il protagonista, con la bambina addormentata in braccio, accompagna la donna a casa, sale su un montacarichi che dovrebbe portarlo al secondo piano, dove la donna vive con la figlia, e dove dovrebbero condividere la propria passione. L'uomo non sa che avrebbe fatto ben meglio a tenersi lontano da quel montacarichi, perché niente di quello che lo attende è prevedibile e i rischi sono altissimi. 

Pieno di simboli e di conturbanti ribaltamenti tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, Il montacarichi mette in crisi il concetto stesso di giustizia. Quando un crimine è comprensibile, se non addirittura giustificabile? Il protagonista rischia di farsi incastrare per qualcosa di cui non è responsabile, e il dissidio tra realtà e apparenza tipico del noir trova in questo romanzo un perfetto e perturbante equilibrio. 


I BASTARDI VANNO ALL'INFERNO

I bastardi vanno all'inferno
di Frédéric Dard
Nero Rizzoli, 2021

Traduzione di Elena Cappellini

pp. 189
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Ultimo arrivato nelle librerie italiane, I bastardi vanno all'inferno riesce nuovamente a mettere in crisi il concetto di giusto e sbagliato, perché il crinale tra giustizia e crimine è molto labile. Nelle primissime pagine del romanzo, scopriamo che l'io narrante viene coinvolto in una missione pericolosissima: dovrà entrare sotto copertura in una prigione di massima sicurezza e far evadere un prigioniero, una spia, fingendosi suo compagno di cella. Condividerà con lui tutto, dai disagi estremi della detenzione ai rischi di una fuga, senza alcuna protezione. La speranza è quella di riuscire così a ottenere informazioni e intercettare il mandante della spia. 

Piccolo dettaglio: Dard non ci dice il nome del poliziotto, né quello della spia, per cui, quando troviamo in prigione Frank e Hal, entrambi abbrutiti dalla vita in carcere, non sappiamo chi sia chi. I due uomini in principio non si fidano l'uno dell'altro e si accusano reciprocamente di essere poliziotti infiltrati. Solo il tempo e le esperienze condivise li porteranno, tra una scazzottata e l'altra, a fidarsi e addirittura a vivere una singolare amicizia. La fuga, poi, si apre a insospettati colpi di scena, tra i quali troviamo l'arrivo di una terza figura, Dora, una donna che finirà per intrecciare il proprio destino a quello dei due evasi. 

In questo romanzo, che ha il passo veloce del thriller e la problematicità del noir, Dard ci porta a mettere in dubbio ciò che sappiamo e a indagare la natura umana dei due protagonisti. Fin dal principio sappiamo l'obiettivo del poliziotto e possiamo solo immaginare quello della spia: come possono i due uomini fare i conti con la propria missione e, al tempo stesso, restare leali? 

Nato per il teatro, poi trasformato in romanzo nel 1959 e infine portato sul grande schermo da Robert Hussein, I bastardi vanno all'inferno è una storia che ci fa percepire da vicino sentimenti contrastanti, violenza e umanità, vendetta e compassione, sofferenza e desiderio, perché nessun rapporto è semplice, né ognuno si esaurisce nel ruolo che gli è stato inculcato dalla società. 

GMGhioni