"Una mela al giorno" leva il medico di torno e mette il proverbio di mezzo: 26 vecchi adagi spiegati da Michela Tartaglia e Daniele Simonelli


Una mela al giorno.
Proverbi e modi di dire dal mondo

testi di Michela Tartaglia
illustrazioni di Daniele Simonelli
Nomos Edizioni, 2020

pp. 143
€ 19,90 (cartaceo)


Una laurea in filosofia a Bologna, un amore per la cucina che l’ha portata ad avviare una serie di esperienze imprenditoriali a Seattle culminate nella scuola “Cucina Casalinga” (cucinacasalinga.org) e nel corner dedicato alla pasta fatta in casa “Pasta casalinga” (pastacasalingaseattle.com), ma soprattutto una passione per i proverbi e per la loro versione non italiana che risale ai tempi del liceo, quando si dilettava a ricercarne o inventarne la traduzione latina. Se quello di Michela Tartaglia vi sembra un curriculum un po’ bizzarro, leggendo il suo Una mela al giorno si capisce come in realtà tutto concorra a perfezione nel dare vita a questo volumetto appena dato alle stampe da Nomos Edizioni, realizzato con la collaborazione di Marianna Rossi e arricchito dalle illustrazioni di Daniele Simonelli. Un libro che, a dispetto del titolo da pubblicazione salutista (e che forse è semplicemente un omaggio alla passione dell’autrice per il cibo in funzione identitaria), si occupa di lingue e linguaggi, più precisamente proprio di “vecchi adagi”. Perché non c’è niente che sappia esprimere lo spirito di una comunità che parla e scrive allo stesso modo come un bel motto locale, e perché questi ultimi fanno parte della nostra quotidianità molto più di quanto pensiamo.


Come recita il sottotitolo si parla dunque di Proverbi e modi di dire dal mondo. E tuttavia, nonostante il riferimento onnicomprensivo, il lavoro di Tartaglia e Simonelli non si pone l’obiettivo dell’esaustività, tutt’altro. Con i suoi ventisei esempi selezionati si pone piuttosto come un primo assaggio, o meglio come un primo morso al pomo tanto salutare che viene citato e disegnato in copertina. A ciascun detto tra quelli italiani prescelti viene dedicata una piccola trattazione (Ma perché si dice così?) che ne ripercorre l’origine e che rende conto della sua specificità o diversità rispetto alla lingua spagnola, inglese o tedesca. Si scopre così, tra le altre cose, che l'appetito vien mangiando, ci si perde in un bicchier d'acqua , l'erba del vicino è sempre più verde, a caval donato non si guarda in bocca e quando il gatto non c'è i topi ballano sia a Roma che a Madrid, e a Londra come a Berlino. Viceversa, a seconda della capitale di riferimento, sarà meglio non disturbare il cane/l'orso/l'alveare/il gatto a riposo, mentre le idee bizzarre possono essere grilli e uccelli per la testa ma anche pipistrelli nel campanile e ragni sul soffitto. Le illustrazioni di Daniele Simonelli, efficaci e valorizzate dalla dimensione a tutta pagina (un vero vantaggio per un formato pocket di 20x16 cm!), fanno il resto, fungendo da ulteriore spiegazione visiva di quella che in realtà è una forma di pensiero, interpretazione e mediazione della realtà. Per questo si procede con brio e si impara di conseguenza, confermando pagina dopo pagina la definizione dell’autrice – ovvero il fatto che i proverbi e i modi di dire siano proprio «la versione più poetica del sapere popolare che si eleva diventando un dogma che tutti praticano, ma nessuno conosce» (p. 12) – e la constatazione che «nel teatro dell’assurdo sociale in cui viviamo, è necessario riconoscere che l’étranger potrebbe nascondersi dentro ognuno di noi» (p. 15).


Istruttivo senza essere didattico, Una mela al giorno è un libro che si sfoglia con interesse anche se non si è traduttori o linguisti di professione. Anzi, è esattamente il tipo di pubblicazione che disimpegna dalle questioni troppo tecniche o teoriche che spesso caratterizzano quelle incentrate su argomenti simili e affini. Quello di Tartaglia e Simonelli è soprattutto un contributo per i curiosi del mondo, delle sue culture, consuetudini e strutture di pensiero, e dunque, essenzialmente, per chi ama viaggiare con la mente oltre che con le valigie in mano o lo zaino in spalla. La presenza delle illustrazioni, poi, lo rende adatto a qualsiasi fascia d’età, dai lettori più giovani e ancora in età scolare, che anche grazie a questo corollario visivo non si annoieranno a sfogliarlo, a quelli più adulti e magari già a conoscenza di ogni proverbio o modo di dire riportato, che apprezzeranno con maggiore consapevolezza i sottintesi buffi e ironici veicolati dalla resa estetica e delle scelte stilistiche. Un libro in più, insomma, che in tempi di immobilità forzata e di spostamenti solo immaginati o rimandati aiuta a non perdere il desiderio di muoversi, esplorare e conoscere, fosse anche (per il momento) lungo la traccia grafica di una consuetudine linguistica caratteristica di un altrove che spesso, e con non poca sorpresa, si rivela tra i più prossimi e familiari.

Cecilia Mariani