«Quelli come me lo sanno che, appena capitano vicino al sangue, il sangue gli rimane sulle mani»: "Fiori", un nuovo caso per i Bastardi di Pizzofalcone


Fiori. Per i Bastardi di Pizzofalcone 
di Maurizio De Giovanni 
Einaudi, 1 dicembre 2020 

pp. 272 
€ 18,50 (cartaceo) 
€ 10,99 (ebook) 


- Signorina, si deve combattere per avere quello che si vuole. Se lo si vuole davvero, si deve combattere. Perché la rassegnazione è come la morte. (p. 160) 

Una scena raccapricciante spezza l'aria primaverile che si respira a Pizzofalcone: Savio Niola, il fioraio di quartiere, che tutti conoscono come un uomo buono, viene ritrovato barbaramente ucciso nel suo chiosco, alle prime luci dell'alba, prima della sua solita apertura mattutina. Sangue e fiori si mescolano in colori e odori penetranti, profondamente contrastanti con quella che era la tranquillizzante routine dell'anziano fioraio. Chi ha voluto uccidere quell'uomo amato da tutti? E soprattutto, per quale ragione? Basta poco perché la notizia circoli di bocca in bocca e tutto il quartiere conosca anche i più trucidi dettagli del ritrovamento. Profondamente sconvolto è Ciro Durante, che ogni mattina era solito arrivare lì al chiosco prima dell'apertura e dare una mano all'amico Savio, conversando sui tempi andati, su strade, amici, ricordi dei tempi che furono. In comune, poi, hanno sempre avuto l'amore quasi ossessivo per i fiori, anche perché «ogni fiore ha un significato, sapete? Come le parole. E messi insieme hanno un altro significato ancora: è proprio un linguaggio, a saperlo parlare» (p. 22). Ecco, dunque, perché l'anziano testimone è così sconvolto. 

Chi può essere stato? Per i Bastardi di Pizzofalcone il caso si fa doppiamente impegnativo, perché, oltre a cercare l'assassino di Niola, devono combattere una propria battaglia contro il tempo, per non farsi rubare il caso e per non perdere credibilità agli occhi dell'opinione pubblica. È fondamentale, insomma, che dimostrino ancora una volta che è necessario tenere aperta la caserma. D'altro canto, più gli agenti chiedono in giro, e più Savio Niola appare come un benefattore: ad esempio, tempo prima aveva assunto come collaboratore un ragazzo straniero, albanese, e lo aveva ospitato a casa propria. Complici i soliti pregiudizi, è proprio verso questo ragazzo che tutti puntano il dito. Va però detto che Savio Niola aveva parlato pochi mesi prima in televisione della sua battaglia personale contro il pizzo, e anche questo aspetto andava considerato nelle indagini. Una vendetta, forse? Un delitto per soldi? Per un litigio?


Mentre gli agenti indagano, la primavera continua a impazzare, a portare con sé promesse d'amore, o perlomeno il desiderio di contatti che sappiano catturare e migliorare le giornate. E così Maurizio De Giovanni prepara per i suoi Bastardi di Pizzofalcone storie che iniziano e altre mai cominciate, storie clandestine che si godono i momenti rubati, storie finite che non sanno però darsi pace. È l'occasione per raccontare i propri protagonisti cogliendo quegli istinti e quelle inquietudini che li muovono e li spingono a non compiere sempre la scelta più consapevole e ponderata. I colpi di testa non mancano, ma sono soprattutto i pensieri dei personaggi a trovare un posto speciale, in pagine venate ora di malinconia ora di estasi per ciò che si prova. L'amore, sottotraccia, è un tema che percorre tutto il romanzo e che riaffiora in passi anche molto poetici, che contrastano quindi ancora una volta con la brutalità dell'uccisione di Niola. 

Accanto a questo tema, è possibile ritrovare l'attenzione tutta speciale di De Giovanni agli emarginati: anziani, stranieri, omosessuali offrono allo scrittore l'occasione per gettare luce su chi c'è, ma spesso non viene guardato con occhi scevri dai pregiudizi. E sul nostro palato di lettori assaggiamo ancora una volta il gusto amaro di una realtà diversa da come la vorremmo. 

Inoltre, più volte nel romanzo torna il tema della precarietà della vita, certamente legato in primis al caso di omicidio, ma poi ricorrente per via delle condizioni di salute precarie di Giorgio Pisanelli, il sostituto commissario, che formalmente dovrebbe aver dimesso la divisa, ma non certo la sua voglia di indagare. 

Romanzo corale a tratti e altrove estremamente faccettato e concentrato su singoli personaggi, Fiori conferma che la scrittura di De Giovanni va oltre il romanzo di genere, semmai sfrutta le basi del poliziesco per ibridare la storia con il noir, ma in questo caso talvolta le pagine si tingono di sentimento, di romanzo psicologico e di romanzo di critica sociale. Ecco dunque che la scorrevolezza della narrazione si fa sapiente escamotage per tenere il lettore avvinto alla pagina e, intanto, farlo riflettere sul nostro presente.

GMGhioni


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