"Memorie postume" di Bràs Cubas: la vita narrata con umorismo

   

Memorie postume di Bràs Cubas
di Machado De Assis 
Fazi editore, 2020

Traduzione di Daniele Petruccioli

pp. 300
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

 

Quando ho cominciato a leggere Memorie Postume di Brás Cubas, ho pensato subito a un film di Woody Allen. La prima impressione è stata di trovarmi di fronte a un personaggio poco avvezzo al perbenismo, eppure che ne sapesse molto; un libro sardonico, che beffeggiasse anche la morte. E così è stato, dall’inizio alla fine. Una lettura affascinante, grazie anche alla traduzione di Daniele Petruccioli per Fazi Editore, in cui si narra la 'vita' con grande senso dell’umorismo.

Si tratta, in verità, di un’opera prolissa nella quale io, Brás Cubas, seppure abbia adottato la libertà formale di uno Sterne o di uno Xavier de Maistre, potrei aver inserito qualche mugugno un poco pessimista. Chissà. È l’opera di un defunto.

Memorie Postume di Brás Cubas è uno dei più acuti ritratti dell’élite brasiliana, un capolavoro della Letteratura in lingua portoghese, oltre ad essere il primo tra i capolavori riconosciuti di Machado De Assis. Uscito a puntate sulla «Revista Brazileira» agli inizi degli anni Ottanta dell’Ottocento, venne pubblicato come libro in seguito. 

Il protagonista-narratore, dalla posizione privilegiata della sua tomba, narra con autoironia ogni dettaglio della sua vita: passioni, chiodi fissi, vizi e fallimenti. Di famiglia alto-borghese brasiliana, Brás Cubas si scontra con ambizioni politiche mai realizzate, la passione giovanile per una donna che lo porterà quasi alla follia e il grande amore per Virgília, il cuscino del suo animo, sposata a un importante membro del Governo brasiliano. 

Il protagonista non giudica l’umanità come farebbe un morto, non guarda la vita dall’alto in basso, il moralismo c’è ma è spesso nei confronti di sé stesso. Quella di Brás Cubas è stata una vita stramba, e lui lo sa, ne prende coscienza e la racconta con fare giocoso, parla di sé stesso e parla di umanità. Si dice infatti humanitista, filosofia inventata dal suo amico Quincas Borba e che Brás Cubas apprezza. «Per i greci la verità usciva da un pozzo. Un pozzo! (…) Io sono andato direttamente al mare» spiega Barboa. Mentre Brás Cubas dice di non essere portato per quel batti e ribatti di argomenti contrastanti della Filosofia. Anche qui, Machado De Assis ironizza sull’eccesso del filosofeggiare ottocentesco, momento di importanti trasformazioni filosofiche, in cui la disciplina ha trovato nuove strade, come quella del Positivismo di fine secolo. 

I capitoli corti, l’ironia mista a pessimismo, le forme narrative innovative e l’uso del metalinguaggio sono i tratti che, partendo da quest’opera, verrano poi realizzati in pieno nel romanzo Don Casmurro, considerato il suo capolavoro. 

Con penna ridanciana e inchiostro malinconico, Machado De Assis scrive un romanzo in forma di diario. A volte sembra di leggere degli appunti scritti in un atteggiamento confidenziale, con titoli ‘segnaposto’ dei vari paragrafi, spesso brevi – a dispetto delle convenzioni sociali, ma anche letterarie – per fermare un’idea e poi ritornare sul filo del racconto nelle pagine successive. In fondo è un morto a parlare al lettore, per cui non potrebbe essere altrimenti, Brás Cubas mentre ricorda vaglia: un’esistenza vissuta tra i salotti dell’alta società di metà Ottocento. Con indifferenza, quella tipica dei defunti. 

Lo sguardo del mondo, quello sguardo acuto e giudicante, perde ogni importanza non appena calchiamo il territorio della morte; non dico che non arrivi fin quaggiù a esaminarci e a metterci alla sbarra; ma a noi di questo esame, di questo tribunale, non ce ne importa un fico secco. Miei cari vivi, niente è incommensurabile come l’indifferenza dei defunti. 



Isabella Corrado

 


Machado De Assis (Rio de Janeiro, 1839 – Rio de Janeiro, 1908). Figlio di imbianchino mulatto d’origine portoghese e di una bianca azzorriana, dopo la morte della madre fu allevato da una matrigna, una cuoca, anch’essa di sangue misto. Dopo una prima fase di produzione letteraria meno notevole, nel 1881 esce Memorie Postume di Brás Cubas, che costituisce una sorta d’originale trilogia insieme a Quincas Borba e a Don Casmurro (Fazi Editore, 2014), letto obbligatoriamente per decenni nelle scuole brasiliane. Le sue Obras Completas, raccolte e ristampate in Brasile tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta, sono costituite da ben 31 volumi.

 


 

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«Ma è proprio questo a fare di noi i padroni della terra, il potere di riesumare il passato per toccare con mano la volubilità delle nostre impressioni e l’insensatezza dei nostri sentimenti. Pascal dica pure che l’uomo è una canna pensante. Non è vero, un refuso pensante casomai. Ogni stagione della vita è una nuova edizione, che corregge la precedente e sarà corretta a sua volta fino all’edizione definitiva, che l’editore dà in regalo ai vermi». "Memorie Postume di Brás Cubas" di #MachadoDeAssis è uno dei più acuti ritratti dell’élite brasiliana, un capolavoro della Letteratura in lingua portoghese. Una lettura affascinante, in cui si narra ‘la vita’ con grande senso dell’umorismo. Presto sul sito la recensione di @isabellecorrado. Conoscete questo autore? #fazieditore #Criticaletteraria #Inlibreria #book #Bookstagram #bookstagramitalia

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