#CritiCOMICS: "Dosei Mansion 2" è esattamente quello che aspettavamo

Dosei Mansion Volume 2
di Hisae Iwaoka
Bao Publishing, 2019

Traduzione di Christine Minutoli

pp. 192
€ 7,90 (cartaceo)



Mi capita, a volte, con i fumetti a uscite cadenzate nel tempo (e i miei preferiti ne hanno di distanziate l’una dall’altra) di dimenticare cosa sia successo negli episodi precedenti. Non mi è successo con Dosei Mansion di Hisae Iwaoka e la motivazione è già di per sé un valore del manga. Già il primo volume (di cui vi invito a leggere la recensione prima di procedere con questo articolo per avere più chiara la trama della storia) aveva chiarito senza fraintendimenti che l’obiettivo di Mitsu era quello di calcare le orme del padre scomparso, eguagliarne la caratura professionale e, se possibile, raggiungerlo sulla Terra.

Sì, perché il giovane lavavetri dell’ultimo anello della colonia in cui gli esseri umani si sono trasferiti abbandonando un pianeta oramai inospitale non è convinto della versione dell’incidente sul luogo di lavoro e così crede che il padre, anch’egli lavavetri, non sia precipitato nello spazio profondo, ma abbia scelto volontariamente di inabissarsi per tornare sulla Terra.

Ecco perché il secondo numero di Dosei Mansion è stata una lettura naturale e spontanea. Ho trovato la stessa chiarezza ideologica con cui avevo lasciato il primo volume, addirittura intensificata dato che in questa parte di storia l’autrice non ha avuto più la necessità di introdurre genericamente il plot, ma si è soffermata su ciò che le interessava maggiormente. Così questa volta assistiamo allo sviluppo approfondito e variegato del rapporto di Mitsu con la memoria paterna. Il ragazzo ha la possibilità di scoprire sempre più dettagli del carattere del padre e attraverso il racconto dei suoi colleghi, unanimi nel considerarlo una persona eccezionale e insostituibile, riesce a entrare in confidenza con una figura troppo sfumata nella sua memoria, ma a cui lo lega un affetto potentissimo.

Confermata anche in questo secondo volume, al punto da mantenere inalterato l’equilibrio interno alla storia, è la scelta della Iwaoka di non descrivere i personaggi in maniera esplicita
, ma lasciare che lo facciano i loro gesti, nei confronti dei clienti della ditta di lavavetri nel caso di Mitsu o dell’antipatico (siamo sicuri che lo sia davvero?) Makoto o nei confronti dei loro amici e familiari quando a venire raccontati sono il mentore Jin, la simpatica Sachi o l’enigmatico Tamachi. La quotidianità di questi rapporti, oltre che delineare la fisionomia di tutti i personaggi con chiarezza sempre maggiore, aggiunge un di più di umanità al clima della storia, che potrebbe rischiare di risultare tropo asettico in quanto ambientato in un luogo artificiale e nel silenzio dell’universo. Grazie alla descrizione della vita e dei rapporti umani, poi, si continua ad avvertire la sottesa critica alla società che la mangaka aveva apertamente lasciato intendere nel primo volumetto; in questo caso alla manichea divisione ricchi/poveri si aggiunge una riflessione in più, secondo la quale la colpa non è solo degli individui ma del sistema di vita a cui questi sono costretti.

Della veste editoriale avevo già parlato positivamente nella precedente recensione. A conclusione di questa e in attesa dell’uscita del terzo volume prevista per il 13 settembre non posso che aggiungere un’ennesima nota positiva, che riguarda l’inserimento nel plot di una piccola pulce, che ha a che fare con la Terra e con possibilità solo accennate precedentemente. Non dico di più e vi do appuntamento tra un paio di mesi.

Federica Privitera