"La ragazza del convenience store": la libertà di essere strani in una società che ci vuole tutti uguali

La ragazza del convenience store
di Murata Sayaka
Titolo originale Konbini Ningen
Edizioni e/o, luglio 2018

Traduzione di Gianluca Coci

pp. 176
€ 15 (cartaceo), € 11,99 (ebook)


Chi non identifica il Giappone con il mondo dell’automatismo e della robotica, degli androidi che sostituiscono gli uomini nelle attività quotidiane? In effetti non è raro incontrare piccoli umanoidi che nelle stazioni ti indicano il percorso migliore da effettuare o che negli hotel ti aiutano a espletare le procedure di check-in. Tralasciando eventuali speculazioni etiche, tale realtà è un dato di fatto nel Paese del Sol Levante, ma anche una metafora con cui descrivere molti dei lavori più usuranti della sua società, atti quasi a “meccanicizzare” gli individui. Come nel caso dei konbini, i convenience store, un’istituzione commerciale e sociale del Giappone contemporaneo. Diffusi capillarmente sull'intero territorio, questi piccoli ed efficientissimi supermercati come i 7 Eleven, i Family Mart o i Lawson sono una rassicurante costante geografica. In ogni via se ne trova uno, aperto 24/7, capace di nutrire e assistere i cittadini con innumerevoli servizi. E i konbini coniugano i due aspetti più contrastanti della società nipponica: la ferma volontà di assistere al meglio la persona e un mondo del lavoro alienante, vessatorio e usurante. Nei konbini infatti i turni sono lunghi, il lavoro poco qualificato, la paga bassa, le possibilità di carriera quasi inesistenti. Non sorprende quindi che sia considerato il classico lavoretto di ripiego, una momentanea parentesi per studenti, casalinghe, artisti falliti e persone costrette a sbarcare il lunario. 

Keiko Furukura invece è impiegata (a tempo determinato) nello stesso konbini da quando ha 18 anni, dal giorno dell'inaugurazione del negozio vicino alla facoltà che frequentava. Ora di anni ne ha 36, non è più una studentessa che lavora per passarsi qualche sfizio o per sostenere la sua permanenza a Tokyo. Il suo aspetto non è piacente e le sue prospettive economiche poco rosee. Perché ostinarsi con il konbini? Se lo chiedono tutti e Keiko riceve da chi le sta vicino domande e consigli per cambiare lo stile di vita che la contraddistingue da più di metà degli anni della sua intera esistenza. Ma lei non ne ha nessuna intenzione: perché rinunciare all’unica attività che ha mitigato le sue stranezze (se colpire con una pala la testa di due amichetti delle elementari si può definire una semplice stramberia), le ha dato l’energia giusta per condurre le sue giornate e le ha permesso, finalmente, di superare la misantropia endemica che ha segnato tutta la sua adolescenza? È proprio grazie al ritmo dei turni, degli ordini e degli sconti stagionali che Keiko trova il suo posto nel mondo. Proprio non trova una ragione per fare come tutte le sue coetanee, che con un lavoro in azienda o una nidiata di bambini perseguono imperterrite il modello di vita richiesto alle donne giapponesi. E nemmeno l’incontro con un collega coetaneo, convinto di doversi sposare a tutti costi per non attirare le attenzioni della società, riuscirà a distoglierla dal suo proposito. O forse sì?

La ragazza del convenience store ha venduto più di un milione di copie in Giappone e ha vinto il premio Akutagawa, consacrando Murata Sayaka come l’autrice di narrativa contemporanea più apprezzata del panorama letterario giapponese. Il romanzo edito da Edizioni e/o rappresenta la sua più recente prova di maturità narrativa, già dimostrata con il racconto d’esordio nel 2003, Ju’nyū (L’allattamento), che si guadagna il premio Gunzō, con Gin iro no uta (La canzone d’argento) che nel 2009 si aggiudica il premio Noma per esordienti, con Shiro iro no machi no, sono hone no taion no (Il bianco della città, delle ossa e della temperatura corporea) che nel 2013 le è valso il premio Mishima e con Satsujin shussan (Parti e omicidi) che nel 2014 ottiene il premio Sense of Gender. Una carriera di successi, quindi, quella della Sayaka, che trasferisce su Keiko la sua vicenda autobiografica, ma non per questo limitandosi a scrivere una storia di non fiction. L’autrice ancora oggi, all’alba dei quarant’anni vive a casa coi genitori e all’inizio della sua carriera di scrittrice ha lavorato come commessa di un konbini. In prima persona ha, pertanto, contravvenuto le regole della società giapponese che chiede ai suoi membri una vita schematica e dalle tappe prefissate: scuola-università-lavoro prestigioso per gli uomini, scuola-università-vita in casa/carriera per le donne (entro i 35 anni, almeno). Perlomeno, era così fino a un decennio fa, ma quando la demografia giapponese ha iniziato a registrare vertiginosi crolli nelle nascite e casi sempre più frequenti di uomini e donne maturi incapaci di godere della vita oltre il lavoro, ecco che tutti i connotati vengono modificati e le carte sul tavolo delle relazioni umane mischiate.

La ragazza del convenience store è tutto questo, un ribaltamento del sentire comune che non viene presentato con alcun giudizio di valore morale o indugio sull’esperienza diretta dell’autrice. C’è una donna che trasforma la professione meno qualificata della società nella miccia che accende la sua identità, capovolgendo totalmente il buonsenso e trasformando il knobini dal luogo di lavoro alienante per eccellenza ad ancora di salvezza. Per questo in 176 pagine avremo una storia, un libro di narrativa puro e semplice, privo di alcuna pretesa saggistica o di pamphlet letterario. Mai un accenno contro l’omologazione voluta dalla società, quanto piuttosto una presa di posizione contro le persone. Se le contraddizioni di una nazione diventano il cibo che nutre l’identità di un individuo, con quale diritto gli altri pretendono di mettere bocca nella vita privata di ognuno? Keiko capisce il valore della libertà nel momento stesso in cui si illude di voler abbracciare il modello che gli altri vogliono che lei ricopra. Ma se lei si sente felice solo con la musica del konbini come colonna sonora della sua vita, chi siamo noi per impedirglielo?

Irasshaimase, benvenuti, nel mondo di Murata Sayaka, dove finalmente ognuno è libero di essere chi vuole.


Federica Privitera





Il Giappone è disseminato di migliaia di konbini, piccoli supermarket aperti 24/7 dove è possibile trovare di tutto e dove, soprattutto, si ha la possibilità di toccare con mano la gentilezza e la cordialità dei commessi, macchine perfette al servizio dei clienti. La descrizione sembra suggerire un luogo di lavoro alienante e privo di stimoli. Così non è per Keiko Furukura, una giovane donna di 36 anni che ha passato metà della sua vita come commessa, appunto, di un konbini. ~ ~ ~ #laragazzadelconveniencestore è uno degli acquisti di @la_effesenza al #SalTo19: quali le sue reazioni a questa lettura magnetica, consumata nel viaggio in treno Torino-Roma? Presto sul blog le sue impressioni (quali sono le vostre se lo avete già letto?). @edizioni_eo #ticonsigliounlibro #libriconsigliati #criticaletteraria #leggerefabene #consiglidilettura #booktube #bookish #bookworm #bookporn #librichepassione #libridaleggere #libricheamo #instabook #books #libri #igreaders #igread #ilovebooks #ilovereading #Giappone
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: