"Luna, termine corsa del treno": il romanzo di esordio di Simone Cremonti

Quel segno sulla luna
di Simone Cremonti
Alcheringa Edizioni, 2017

€ 10,00


C'è un segno sulla luna, "una macchia più scura, con due piccole righe parallele". È sotto gli occhi di tutti, ma forse non tutti lo sanno. Di sicuro qualcuno, più attento o abituato a guardare il cielo, l'ha visto. Sta lì in mezzo alle altre macchie, perché la luna - si sa - è piena di segni ed è un segno lei stessa. 
Da qualche parte dietro questo segno c'è una storia, un segreto che un uomo oggi anziano ha taciuto per anni e che ora va affrontato e risolto come un mistero. 

L'esordio di Simone Cremonti, autore trentenne di Tortona, è un romanzo molto valido, in bilico tra realismo e fantasia; comincia nell'angolo impolverato di un salotto, si conclude tra le geometrie di una grande città, passando prima per un luogo che ci sembra raggiungibile solo con il pensiero ma che è più vicino di quanto sembra. 

Il protagonista del libro, un addetto ufficio stampa di un e-commerce che avrebbe voluto fare lo scrittore, vive la vita tra la monotona e insoddisfacente ruota delle incombenze e la sua fantasiosa curiosità che lo spinge a vedere oltre le cose. Un personaggio pigro ma non distratto, annoiato di una noia totalizzante che "straborda, deve contenersi, e siccome ama farsi notare, vuole passare inosservata, ma alla sua maniera, come chi vuole spacciarsi per umile". 

Cerca di essere anonimo - di nome e di fatto - ma è in sé uno degli elementi più interessanti del romanzo perché disegna geometrie di pensieri totalmente personali e mai scontate. Con lui un pesce rosso prigioniero in un sacchetto di plastica diventa un Dio del mare; un buco sul muro la porta di accesso a un mondo nascosto, che sembra respirare in modo sinistro; un tram pieno di gente un'arnia per api. 
Vive come immerso dentro un sogno lontano che lo pone su un piano parallelo al resto del mondo e proprio per questo alla fine risulta profondamente reale. Alla fine del libro vorresti rimanere in sua compagnia per sentirlo ancora parlare e pensare, per scoprire quali altre avventure lo aspettano.  
È lui che si fa carico di una missione sulla luna ai confini della realtà: un ironico astronauta, un eroe suo malgrado che con questo viaggio finisce per salvare un po' anche se stesso, mentre incontra una serie di personaggi che si dimenticano difficilmente. 

Nel libro c'è un umorismo di fondo che non è solo un tratto di stile, ma un elemento che dà forma concreta ai temi e ai personaggi; emerge soprattutto nei soliloqui del protagonista e nei dialoghi delle parti più realistiche, tra le più equilibrate del testo.  
C'è un po' di amarezza: quando il protagonista si guarda attento il naso di fronte allo specchio, viene in mente il Gengè di Pirandello che da un naso che pende inizia un meraviglioso viaggio di amara consapevolezza nell'io. 
E poi c'è la luna, sfregiata e silenziosa, così lontana e così legata a doppio filo agli spazi e ai movimenti delle vite degli uomini, astro giostraio del tempo, della crescita delle cose, delle maree. 

Nelle filosofie orientali e nel taoismo la luna è associata allo yin come simbolo della capacità di brillare nel buio, di vedere in modo illuminato e completo. 
È questo che il libro mi ha lasciato: l'importanza di educare se stessi a vedere oltre gli oggetti, i luoghi e le persone come è chiamato a fare il protagonista, perché quello che può sembrare un semplice segno su una superficie preziosa magari è la cicatrice di una colpa che qualcuno porta dietro da una vita, in attesa di un perdono. 
E soprattutto l'importanza di rivolgere lo sguardo più verso il cielo che a terra, perché chissà quante volte sopra la nostra testa succedono cose bellissime che non abbiamo il coraggio di guardare. 


Claudia Consoli