Il romanzo degli istanti perfetti e delle occasioni da non sprecare

Il romanzo degli istanti perfetti,
di Thomas Montasser
DeA Planeta Libri, 2017

Traduzione di Aglae Pizzone

pp. 215
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 



Il nonno di Marietta Piccini le diceva sempre che
Non è quello che la vita fa di te, ma quello che tu fai della vita. (p. 210)
La ragazza espatriata a Londra per inseguire il sogno delle belle lettere ne afferra però il significato profondo solo alla fine dell’avventura vissuta ne Il romanzo degli istanti perfetti di Thomas Montasser, che imbastisce sapientemente la narrazione di una parentesi nella vita della giovane umbra durante la quale la sua vita cambia per sempre. Per proporne una completa esegesi mi piace partire dal titolo stesso del volume: il “romanzo” citato nel titolo italiano (per una volta tradotto in maniera più adeguata dell’originale e ritrito titolo tedesco Das Glück der kleinen Augenblicke – letteralmente e secondo Google Translate "La felicità dei piccoli momenti") rappresenta la concretezza del libro in sé, che racconta di quando Marietta Piccini (e non Puccini “il compositore”, come più volte si trova a dover precisare ai suoi interlocutori inglesi) trova sulle scale della Biblioteca Nazionale un manoscritto, battuto a macchina come ai vecchi tempi, di un romanzo accattivante e geniale, privo dell’indicazione dell’autore e, soprattutto, del finale. Ma anche di quando lei e Mr. John Thornton, editore presso cui lavora come editor freelance, mettono sottosopra l’intera Londra pur di riuscire a contattare l’autore misterioso, non solo per dare un senso all’idea stessa di letteratura e di lavoro editoriale, ma per fare, a loro dire, un favore all’umanità, altrimenti privata di un vero e proprio capolavoro. E anche di Mr. Paul Swift, sfortunato protagonista del romanzo perduto che attira magneticamente a sé chiunque ne legga le vicende. Insieme a loro, durante le 215 pagine de Il romanzo degli istanti perfetti, si scoprono tante altri figure e personaggi interessanti, anche se è la cosmopolita Londra la vera protagonista della storia, melting pot esplosivo di vicende e individui che si dispiega sotto gli occhi del lettore grazie a uno stile asciutto e coinvolgente, purtroppo funestato da sporadici errori tipografici che tuttavia non ne minano completamente la resa artistica.

Parlavo di un’esegesi completa. Questa può arrivare solo se si prende in considerazione il secondo livello raggiunto dal “romanzo” del titolo, metaforico e meno concreto rispetto al primo. La parola infatti propone un’idea di racconto che la nostra letteratura ha il suo esimio raggiunto nel suo massimo con Calvino e il suo Se una notte d’inverno un viaggiatore: un’esperienza cioè onnicomprensiva e che coinvolge i sensi e l’intelletto a tutto tondo e in cui ogni storia è il contenitore di un’altra storia, in un incedere infinito verso racconti ammalianti. Così, infatti, il romanzo è un collage più che di istanti di altri romanzi, tutto validi e compiuti, e che compongono un vero e proprio inno o Manifesto al lavoro editoriale, in cui i punti fondamentali dicono che
nulla ci autorizza a escludere che alcuni manoscritti o ignorati siano migliori di quelli trasformati in libri. (p. 9)
La letteratura era finzione! L’autore era libero di creare il proprio mondo poetico, lontano dal mondo in cui viveva. Non solo poteva, ma addirittura doveva se voleva superare certi limiti. (p. 185)
e che entusiasmano chi ama senza modo e misura il mondo dei libri, dato che
era meraviglioso quello che poteva succedere a una storia. Concretizzarsi e vivere la propria vita nella mente delle persone e liberarsi del proprio autore. (p. 75)
Ci si riconosce in questa e in molte altre espressioni contenute nelle scatole cinesi di storie su si costruisce Il romanzo degli istanti perfetti e per questo la lettura procede spedita. Sì, c’è un grande ma dietro l’angolo di questa recensione entusiasta: il demone dell’incompiutezza dell’opera che ha accompagnato Marietta Piccini per tutto il romanzo si ritrova nel romanzo stesso. Si conclude il racconto e si rimane con un grande punto interrogativo stampato sugli occhi, come se ancora qualcosa dovesse essere detto o se quello che è stato detto non fosse completamente soddisfacente. Tuttavia sotto al punto interrogativo si apre un sorriso e forse a una lettura che non sia un capolavoro si chiede semplicemente di accompagnarci con gioia in una delle parentesi della nostra esistenza.

Federica Privitera