Nel blu dipinto da Michel Pastoureau: sfortune e fortune di un colore "insolito" che piace a tutti

Edizione 2008 senza illustrazioni
Blu.
Storia di un colore
di Michel Pastoureau
traduzione di Fabrizio Ascari
Ponte alle Grazie

Prima edizione con illustrazioni: 2002
pp. 216; euro 24,00
Seconda edizione senza illustrazioni: 2008
pp. 240; euro 13,00



L’identikit ideale per una persona che abbia eletto il blu a suo colore preferito? È presto fatto: è francese, indossa abitualmente i jeans, tiene sul comodino I dolori del giovane Werther, il blues è la colonna sonora della sua vita e la pietra preziosa che ama di più è il lapislazzuli. Vi convince? Certo, forse qua e là c’è più di un luogo comune, ma sapreste spiegare con la stessa ovvietà la compresenza di Goethe e della musica americana? E la nazionalità transalpina? Come la fate convivere con il resto della descrizione? Se adesso vi pare di non riuscirci, non vi preoccupate: a tenere le fila del tutto può venirvi in aiuto Michel Pastoureau, che nel suo Blu. Storia di un colore ha ripercorso le alterne sorti di una tinta dall’esistenza travagliata, che prima di arrivare al plauso dei contemporanei ha sopportato la diffidenza e il disprezzo degli antichi, ha avuto bisogno del benevolo aiuto di una “testimonial” d’eccezione (la Madonna) e ha dovuto battersi, sottoforma di coccarda e poi di bandiera, nella più capitale tra le rivoluzioni europee, al grido di «Liberté! Égalité! Fraternitè!». Con puntualità e rigore, il massimo esperto internazionale di storia dei colori vi spiegherà che cosa hanno in comune il capo d’abbigliamento più economico e popolare del mondo e alcuni minerali di grande valore, come anche personaggi letterari indimenticabili e certe struggenti melodie.

Basato sulla convinzione che la storia del colore in generale – e dunque quella di ogni colore in particolare – sia essenzialmente una storia sociale, il lavoro di Pastoureau ricostruisce una sorta di curriculum vitae del blu attraverso i secoli e le culture, nel tentativo di spiegare come questa tinta così «insolita», anticamente molto rara e osteggiata dai Greci e dai Romani, sia nel tempo divenuta la preferita dalla maggioranza degli individui, così rilassante e rassicurante da sfociare addirittura nella… neutralità! Pastoureau procede con rigore e in ordine cronologico, accostando il racconto di importanti fatti storici ai progressi in ambito tecnico: la tintura tramite il guado europeo e l’indaco americano, la pittura con il lapislazzuli e l’azzurrite, il divieto o la possibilità di miscelare le tinte tra loro per ottenere nuove sfumature, la nascita casuale, nel 1709, del cosiddetto “Blu di Berlino” (il Blu di Prussia) grazie all’incontro tra un droghiere (un certo Diesbach) e uno speziale poco onesto (Johann Konrad Dippel)…

Leggendo si scopre dunque che, prima del vero e proprio boom del blu a partire dal XVIII secolo, una prima importante rivincita si ebbe in virtù della sua associazione al manto della Vergine nella pittura sacra, e che le leggi suntuarie, puntualmente promulgate per regolamentare l’utilizzo dei colori nel vestiario, mantenere ordine tra le classi sociali e salvaguardare lo status quo, ebbero come reazione un grande successo del blu e del nero, che divennero i colori simbolo della borghesia più abbiente e tuttavia non autorizzata a fare sfoggio di indumenti rossi (la cui confezione risultava assai dispendiosa, e dunque doveva essere limitata) o di pellicce pregiate (su tutte quelle di zibellino). Solo più tardi sarebbe divenuto, con il verde, il colore simbolo del Romanticismo: blu era la giubba del celebre personaggio goethiano, il quale, in abbinamento con i calzoni gialli, ne fece la divisa di tutti i giovani uomini suoi contemporanei alle prese con i propri blue devils (da cui deriva, debitamente abbreviato, il sopra citato blues). Ampio spazio viene dedicato da Pastoureau alle dinamiche religiose e politiche che segnarono l’Europa medievale e moderna, la cui incidenza sulle questioni rappresentative e cromatiche fu determinante nella gerarchia delle tinte: si pensi al rapporto con l’immagine e il colore da parte dei monaci cistercensi e cluniacensi, e poi agli anni della Riforma e della successiva Controriforma, a lungo dominati da vari gradi di iconoclastia e cromofobia per quanto riguardava l’arte sacra e la questione degli arredi ecclesiastici; e non inferiore è l’attenzione dello studioso nei confronti della Rivoluzione Francese, le cui vicissitudini portarono alla nascita del tricolore (il blu è il colore a contatto con l’asta, e quando non tira vento è l’unico che è possibile vedere) e, più tardi, all’adozione del blu come colore politico e militare per eccellenza.

Sebbene incentrato sulle vicende “biografiche” del colore del cielo e del mare (un ruolo che, tuttavia, sia in pittura che in cartografia gli è stato a lungo sottratto dal verde), il lavoro di Pastoureau non è privo di accenni o, talvolta, di veri e propri excursus riguardanti la storia di altre tinte, specialmente il rosso – con il quale fu sempre in rapporto di opposizione – e il nero – al quale subentrò in qualità di colore dignitoso, sobrio e autorevole per eccellenza: dalle divise ai completi formali da uomo ai più eleganti abiti da donna. Ancora, nonostante il taglio prevalentemente e dichiaratamente storico-socialee non storico-artistico, come ci si potrebbe aspettare: per questo è lo stesso autore a rimandare altrove, e addirittura non fa menzione nemmeno del celebre IKB, l’International Klein Blue registrato dal pittore e performer Yves Klein nel 1957 – il lavoro di Pastoureau è un testo chiave nella biblioteca degli appassionati di storia del colore. Scorrevole senza essere mai banale, corredato da un ricco apparato di note e da un’ampia bibliografia ragionata che va “dal generale al particolare”, Blu è stato proposto da Ponte alle Grazie in due differenti edizioni, ovvero con o senza il corredo visivo di una selezione di immagini; attualmente si trova in commercio solo la versione in formato economico e tascabile, mentre la rarità delle ambitissime copie illustrate fa oggi sperare tutti i blue-addicted in una prossima, imminente ristampa.

Cecilia Mariani


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