Tempeste in Cornovaglia: il secondo episodio della saga di Poldark

Demelza. Un romanzo della Cornovaglia (1788-1790)
di Winston Graham
Sonzogno, 2017

pp. 496
cartaceo € 19,00 

e-book € 9,99

Traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini



È cosa universalmente nota che vedere l'adattamento televisivo/cinematografico di un libro letto e amato può essere fonte di grandi nervosismi e amare delusioni. Anche il processo contrario, tuttavia, non è libero da rischi. Il film – in questo caso il serial, suggestivo e ben diretto, intitolato Poldark – vincola in modo forte la fantasia dello spettatore, la ancora a determinati scenari, a personaggi caratterizzati in modo univoco, a precise successioni di eventi, a un certo ritmo nello svolgimento della trama. Quando l'approdo al libro è secondario, il lettore è costretto a decostruire le idee precostituite grazie alle immagini imposte dal regista. Abituati alla rossa e rifulgente bellezza di Eleanor Tomlinson, appena iniziato il secondo volume della Saga di Cornovaglia (del primo si è occupata meravigliosamente Laura qui) ci si scontra con un sovvertimento delle aspettative: Demelza ha capelli e occhi scuri, un primo spiazzamento che porta a chiedersi quanti ne seguiranno.

Subito dopo, però, ecco il cenno allo sguardo, vivace e dispettoso, che fa scattare il riconoscimento: è proprio lei, dopotutto. Ecco allora che si entra rapidi nella vicenda, si identificano poco alla volta panorami familiari, personaggi che fanno la loro apparizione con la confidenza di vecchi amici che si rincontrano dopo una prolungata assenza. Si approfondiscono aspetti che, per ragioni di sceneggiatura, erano rimasti inesplorati, e si riscopre – se mai c'erano stati dubbi – l'universo di possibilità che si spalanca dinnanzi alla letteratura rispetto al mondo della rappresentazione visiva.
Le psicologie dei personaggi – principali e comprimari – sono ben indagate e consentono un'esplorazione approfondita della rete di relazioni che li lega che la serie non sempre permetteva. La persistente attrazione di Ross per Elizabeth, vissuta con ambivalenza e senso di colpa; il puntiglio di quest'ultima, infastidita dall'ascesa di quella che viene percepita come una rivale e intenzionata a testare in ogni modo l'ascendente sull'ex fidanzato; l'insicurezza di Demelza, per la prima volta protagonista, donna pienamente moderna, che cerca conferme, ma è in grado di prendere iniziative coraggiose e impulsive e di farsi carico delle conseguenze - spesso più grandi e gravi di quanto preventivato. La giovane sposa, soprattutto, cresce e matura nel corso della storia: si fa pilastro della famiglia, cerca con fatica e determinazione di coltivare le relazioni con i vicini, di inserirsi nel nuovo contesto sociale in cui è stata catapultata, impara a valorizzarsi per la donna volitiva e indipendente che scopre di essere:

Ross si chinò avvicinando il viso ai suoi capelli che, vivi e vibranti come lei, lo avvolsero. Profumavano vagamente di mare. L’enigma della personalità non mancava mai di affascinarlo, l’idea che quei capelli e la testa e la giovane cui appartenevano fossero suoi in virtù dei voti nuziali e per la scelta appassionata e libera di Demelza, l’idea che quei riccioli scuri e quella testa significassero per lui più di qualsiasi altra cosa al mondo, perché in qualche modo erano la chiave misteriosa che apriva la porta della sua attenzione, del suo desiderio e del suo amore. Eppure loro due, anche se così uniti e intrecciati nei pensieri e nelle emozioni, erano comunque entità uniche e autonome, e così sarebbero rimasti a dispetto dei tanti sforzi fatti per colmare ogni distanza.

La narrazione viene costruita per quadri giustapposti a creare uno scenario complessivo composito e articolato. Le vicende personali vengono inserite in un quadro storico più ampio - voci riferiscono oltre la Manica dei tumulti che stanno sconvolgendo la Francia nel 1789, appena riecheggiati nello scontento del popolo di Cornovaglia, prostrato dalla povertà e dall'assenza di cibo e lavoro. Ogni tentativo di Ross Poldark di cambiare la propria situazione economica, avviando una compagnia del rame in grado di valorizzare il lavoro delle miniere e di competere con le più agguerrite sul mercato, si scontra con l'ostilità e la mancanza di scrupoli dei rivali, primi fra tutti i sempre odiati Warleggan. A dispetto di quanto ci si aspetterebbe da un romanzo sentimentale, il fondale ripetutamente emerge e occupa il primo piano, travolgendo le piccole storie personali dei personaggi, il chiacchiericcio querulo della vita di provincia, ammantando la narrazione di un senso crescente di ineluttabilità e dramma. Forse è la Cornovaglia, più che Demelza, la vera protagonista: le due paiono quasi correlativi oggettivi l'una dell'altra, belle, selvatiche, a tratti prostrate dalla sorte; povere, ma orgogliose; ribelli; mutevoli e capricciose, ma forti e riluttanti a farsi piegare. Nella storia di Demelza si può leggere la storia del suo paese che, almeno all'altezza di questo episodio della saga, non è storia fortunata, né ridente. Solo nella resistenza - nella resilienza - dei suoi abitanti si può intravedere una speranza per una ripresa futura, che tuttavia al momento appare lontana e sfocata. 
Venuta su dalle campagne, abituata alla fatica, Demelza persegue ostinatamente i suoi obiettivi, mantenendosi viva e solare, pura di spirito nonostante i colpi che la vita le riserva:

Qualunque dolore, qualunque perdita, Demelza sarebbe riuscita a superarli perché arrendersi non era nella sua natura. Anche se era una donna e lui un uomo duro e talvolta arrogante, era lei la più forte perché sapeva essere flessibile. […] C’era qualcosa in Demelza che l’avrebbe sempre condotta verso la felicità. Ross ringraziava Dio che fosse nata così e non sarebbe mai cambiata. Qualunque cosa il destino avesse in serbo per lei, avrebbe sempre messo tutta se stessa in ciò che amava, cercando di migliorarlo in ogni modo, non si sarebbe mai risparmiata e avrebbe cresciuto i suoi figli…

Insieme a lei, negli sviluppi della trama, una galleria di personaggi minori viene delineata e ognuno di loro cerca il proprio posto nella società e nel mondo. Chi vacilla, è destinato a cadere o a essere punito (Jim, Dwight Enys, Mark Daniel e Keren), oppure a trionfare sulle proprie origini (George Warleggan, l'ex cortigiana Margaret Cartland). Non c'è determinismo che tenga, la sorte di ognuno è frutto di scelte precise, le cui conseguenze prendono forma pagina dopo pagina, dispiegate senza margini di incertezze, quelle sì spesso fatali e inevitabili. 

Pur non essendo stato concepito come feuilleton, il romanzo gioca sapientemente con le aspettative del lettore, producendo continui inarcamenti di tensione, attraverso sistematiche sospensioni dei filoni principali della vicenda, cambi di prospettiva, focalizzazioni interne su personaggi sempre diversi, prima di tornare a ciò che era stato lasciato in sospeso. C’è in Ross Poldark qualcosa della cieca ostinazione del dumasiano Edmond Dantès, motivo forse dell’attrattiva che egli suscita sul pubblico (ben più, probabilmente, della ripetuta esibizione televisiva degli addominali di Aidan Turner). Per chi pensasse che l’epoca degli eroi romantici è tramontata, ecco la controprova: Ross conquista per il suo dolore trattenuto, per la passione con cui si schiera in favore di amici ed ideali, per la caparbietà con cui persegue i torti e cerca vendetta dei colpevoli.

Sposandomi, sei entrata a far parte di una strana famiglia. Mai aspettarsi che un Poldark si comporti in modo razionale, io l’ho imparato molto tempo fa. Siamo impazienti, incredibilmente impazienti. E suscettibili; siamo irremovibili nelle nostre simpatie e antipatie, e irragionevoli, molto più di quanto avrei mai pensato. Forse tu vedi le cose per quello che sono.

In questo senso la controparte di Demelza è necessaria per riequilibrare la narrazione: è l’altro polo della coppia, colei che con la fragilità incrina le sicurezze dell’eroe, che lo spinge a ragionare, a mettere un altro davanti a sé. Se il difetto del conte di Montecristo era la sua inflessibilità, il suo egoismo, in Ross Poldark questi aspetti vengono mitigati dall’amore che lega l’uomo alla sua sposa. In questo modo il romance si può coniugare felicemente con il romanzo storico, lasciare spazio ad altri aspetti della saga di una famiglia, di un’epoca e di un Paese. E mantenere viva l’attenzione del lettore fino al successivo episodio.
Carolina Pernigo