#PagineCritiche - Laudator temporis acti: il romantico "Giuliano" di Gore Vidal


Giuliano
di Gore Vidal
Fazi Editore, 2017

Traduzione di Chiara Vatteroni

pp. 575
€ 19,50



"A volte ho l'impressione che la storia dell'impero romanzo sia un'unica, interminabile ripetizione delle stesse facce. In fondo si assomigliano tutti, questi uomini d'azione: solo Giuliano è stato diverso". 

Libro poderoso e pregno di scelte colte, Giuliano di Gore Vidal, uscito originariamente nel 1964 ed oggi ripubblicato in un'elegante edizione da Fazi Editore, è un volume molto importante per comprendere meglio la vita e i fati di uno degli Augusti giudicati, più a torto che a ragione, "minori". Già perché se molti di noi, almeno a livello scolastico, rimembrano abbastanza bene le figure di Adriano o Marco Aurelio, considerati gli ultimi "grandi Imperatori" della tarda latinità assieme a Costatino, pochi si ricordano di Giuliano, passato alla storia o, per meglio dire, sui libri di storia con l'attributo, un poco infamante, di "apostata". Ma perché questo rinnegatore in realtà. almeno nel racconto di Vidal, pare ergersi come un gigante di fronte ai nani del suo tempo? Per il suo insondabile romanticismo da uomo di cultura sempre sul filo della vita e della morte.

La vita di Giuliano, fin dalla tenerissima età, è stata sempre a rischio. Infatti l'imperatore Valente, zio di Giuliano, prima gli uccise il padre e poi lo tenne, praticamente, sempre sotto scorta. Questa vita da condannato a morte venne in un primo momento condotta anche dal fratellastro Gallo, molto diverso dallo steso Giuliano. Se infatti Giuliano fu sempre un intellettuale, pervaso da una profonda cultura di matrice ellenistica (ma raffinato conoscitore anche della morale giudaico-cristiana), Gallo fu invece una persona attraente, dotata di grande fascino ma di poca intelligenza. E la mancanza di intelligenza, come quasi ovvio che fosse, lo condusse a morte: ucciso per oltraggio allo Stato romano dallo stesso Valente. 


Ma abbiamo corso troppo. Infatti Gore Vidal nella prima parte del libro, costruito attorno allo scambio epistolare tra Prisco e Libanio, due anziani pensatori che, a giochi fatti, riflettono sulle vicende di Giuliano, racconta la gioventù del futuro imperatore che è subita connotata da una grande, grandissima curiosità, soprattutto per la filosofia e la letteratura. Giuliano infatti, irrequieto per natura, pur essendo nativo della Tracia, non starà mai fermo, viaggiando in lungo e in largo per l'Impero, inneggiando costantemente al Genio di Roma. Città di Roma che, o per ironia della sorte o per precisa scelta, mai visitò. Così il ritratto dell'imperatore da giovane è quello di un ragazzo che scambia le biblioteche e le università per la propria casa ma che, ovvio contraltare, non s'interessa delle cose militari.

Eppure nella tarda latinità, ma questa è una costante fondamentale della storia latina, la guerra si fa sempre sentire. Inviato inizialmente in qualità di Cesare d'occidente a sedare le rivolte dei Galli, Giuliano deve imparare in fretta. Sa perfettamente che lo zio Valente lo ha spedito a ristabilire la pace tra i barbari sperando in una sua prematura morte (fatto questo confermato dall'esigiità delle truppe a lui concesse). Eppure Giuliano, sorprendo tutti, riesce laddove per secoli generali e imperatori romani avevano fallito: riesce infatti ad ottenere le più grandi vittorie in terra di Gallia e Germania dai tempi di Giulio Cesare, dando finalmente pace, la pax romana ovvero ottenuta con il gladio, a quelle terre.

A questo punto però il duello Valente-Giuliano non si può fare attente: il Cesare d'Occidente contro l'Augusto d'Oriente. Giuliano, e lo spiega bene Vidal, non voleva diventare imperatore ma, per elezione delle sue stesse truppe galliche lo divenne. E nel medesimo modo in cui si rivelerà un grande generale, così sarà un grande Imperatore. Non soltanto vincerà facilmente le resistenze di Costante, eliminato da lotte intestine, ma sfiderà a viso aperto i Parti, l'eterno nemico di Roma, andandoli a stanare direttamente in Persia.

Nel libro di Vidal così si affastellano motivazioni su motivazioni per comprendere meglio come Giuliano sia stato un grande imperatore, che diede onore e lustro a Roma, espandendo, forse per l'ultima volta i confini dell'Impero sino in Mesopotamia. Eppure, nonostante questi indubbi meriti, Giuliano è considerato minore. Per quale motivo? Gore Vidal dà una risposta piuttosto netta: perché Giuliano, in una visione da un lato intellettualistica dall'altro romantica, ha eletto a proprio nemico indiscusso la religione cristiana e per questo motivo egli è l'apostata, ovvero il rinnegatore di Cristo e colui il quale voleva restaurare gli antichi culti pagani.

Questa decisione, in totale controtendenza sia con l'editto di Costantino che con il successivo di Teodosio, si traduce non tanto in una opzione di assoluta fedeltà agli antichi culti, bensì, molto più modernamente, ad una totale libertà di culto per tutto l'Impero: l'eclettismo  in termini di religione è sempre stato un punto di forza per Roma, ritiene Giuliano e per questo motivo l'imperatore persegue questo disegno.

Disegno che, come sui libri di storia si può leggere, non andrà a buon fine. Ma Gore Vidal, in questo magnifico libro, ci consegna la figura di un imperatore che, da laudator temporis acti, non si traduce come un semplice conservatore ma come un fine pensatore che ritiene che per andare davvero avanti, con Roma farò di civiltà nel mondo, un'unica religione così totalizzante come il cristianesimo non va bene. La lucida visione di un folle? Forse che sì, forse che no. Fatto sta che lungi dall'essere un minore, il Giuliano di Vidal è un grande Augusto, forse il più grande di tutti dai tempi di Traiano. Dopo di lui verrà il buio, dice uno dei protagonisti, e rimarrà soltanto la speranza di una nuova alba.

Libro utilissimo anche per comprendere meglio l'oggi che apparentemente vede sugli scudi dei conservatori come Donald Trump in America o Marine Le Pen in Francia. Lasciamo al lettore notare le somiglianze o le differenze con l'imperatore tracio.