"Senza amare andare sul mare": l'infinito navigare di Christian Pastore

Senza amare andare sul mare 
di Christian Pastore
Frassinelli, 2017

€ 22,00
pp. 672


Un libro, 40 personaggi, 40 capitoli, 40 storie. Oppure 41? E' questa la prima domanda che si pone il lettore di "Senza amare andare sul mare", prima opera di Christian Pastore. C'è una trama? Troveranno unione le 40 divagazioni relative ai personaggi? I loro vissuti si incastreranno a formare un disegno finale, una chiave o una vicenda complessiva? Questa domanda, il lettore se la pone all'inizio del libro e a pagina 500 non ha ancora trovato una risposta.
L'opera (che per ora non chiamo romanzo) è costruita sulla giustapposizione di 40 personaggi, che si incontrano su una nave da crociera, la Tituba. Non si conoscono, non ricordano come sono finiti in alto mare, né sanno se la navigazione avrà mai fine. La Tituba, infatti, offre un viaggio pieno di comfort e stranamente gratuito, ma altrettanto stranamente non fa scalo nei porti, vaga (o così pare) in un oceano senza fine, da cui non si riesce mai a scorgere la terraferma. Ciò che il sinistro equipaggio della nave chiede ai suoi straniti passeggeri è di redigere un diario e di guardare quotidianamente la foto che hanno trovato nelle loro cabine.

La monotonia della crociera, però, impedisce di tenere un diario di bordo. Sicché ogni passeggero, nel proprio quadernetto, finisce per narrare la sua storia, fino al punto in cui la ricorda, quello in cui si è svegliato sulla Tituba. Qualcuno, definitivamente annoiato da un relax senza fine, finisce col raccontare la vita degli altri, della quale ha saputo per ragioni di amicizia o, più spesso, dopo aver abbondantemente spettegolato. C'è uno scrittore omosessuale caduto in disgrazia, un'aspirante attricetta fallita; una psicologa e un artista rovinati dalla coca; un "Pinocchio" giapponese e un nano da circo; un giocattolaio figlio di un collaboratore nazista e un assassino nostalgico del Ventennio...
Man mano che raccontano le loro storie, rivelano collegamenti più o meno importanti tra di loro. In realtà, ciò che cresce col passare del tempo non è tanto la consapevolezza di conoscersi, di essersi già incontrati, quanto un generico clima di sospetto, tanto tra i viaggiatori quanto nei confronti dell'equipaggio. Qualcuno sa, deve sapere, che razza di scherzo sia la crociera all inclusive senza approdi. Chi finge e chi è sincero? Chi orchestra tutto? E perché, poi?

Se questo è lo sviluppo del libro, più difficile è capirne il genere: non di giallo né di thriller si tratta, perché non ne ha la tensione; ma allora cosa? Una raccolta di novelle? Nemmeno questo, data la insistenza nel costruire ponti di collegamento tra i personaggi. Non si tratta di fare un esercizio di mera classificazione, quanto di definire il libro per capire a che pubblico punti, o, se vogliamo, se valga la pena di leggersi quasi 700 pagine.

Intendiamoci: gli spunti non mancano, c'è anche un evidente sforzo di costruire non solo 40 vissuti, tra comuni e improbabili, ma anche 40 caratteri, con pensieri, ragionamenti, modi d'esprimersi di volta in volta differenti. Si potrebbe anche leggere il libro come una gigantesca ragnatela illustrativa della teoria dei sei gradi di separazione (ridotti qui a tre o quattro, e senza interpellare social network e altra tecnologia). C'è da divertirsi a scoprire come l'autore si sia sbizzarrito a trovare collegamenti. Ma.

Altra ipotesi: fare letteratura, nel modo in cui lo stesso autore la definisce: "La letteratura è letteratura e basta: non c'è volta che non parli di tutto". E giù a parlare di assetati di religione e falsi preti, malati di sesso e malati di alcol, scrittori, attori e circensi, suicidi e omicidi, amori e tradimenti - e chi più ne ha più ne metta, in 700 pagine ce n'è. Ma se l'intento è parlare di "tutto" con un libro, non sono sicura che la tecnica migliore sia l'enumerazione (come si sa, ogni elenco lascia inevitabilmente qualcosa fuori); in caso contrario, se lo scopo non è questo, eviterei di lanciare un segnale del genere al lettore (nel secondo capitolo!).

La lettura è piacevole, leggera; la scrittura, naturalmente scorrevole, è arricchita dalla pluralità di voci e stili. Penalizzante, invece, la lunghezza, un po' over size per un libro di questo tipo: anche con una lettura serrata, al ventesimo capitolo i nomi e i link iniziano a farsi confusi, cosa che mette a dura prova la voglia di arrivare alla fine.

Francesca Romana Genoviva