Pillole d'Autore: "Notti a Vals" di Tim Krohn



Le notti invernali a Vals, in Svizzera, sono silenziose, con la neve che imbianca il paesaggio e la montagna che fa da custode. Eppure si avverte un quasi impercettibile rumore di fondo: la vita che accade. Nella località termale del Canton Grigioni si ritrovano i personaggi di Tim Krohn, che apparentemente hanno poco in comune, ma in realtà condividono un pezzo del viaggio, un momento cruciale, di quelli che poi diventano miliari in una vita.  
Ci sono Jlien e la madre che senza bisogno di parole si scambiano un patto e intraprendono con coraggio una nuova avventura; la giovane Lise, diventata mamma molto presto, che tiene stretta al caldo la piccola Marlette; Luca e Aiuoletta che ci ricordano quanto sono goffi i primi viaggi d'amore; il trombettista Valentin alla ricerca della nota giusta. Ci sono personaggi che imparano che dirsi addio fa meno male di continuare a mentire, notti difficili alla ricerca di se stessi, tersi cieli pieni di stelle che danno risposte, corpi incerti che si intirizziscono nel freddo, si distendono nel caldo dell'acqua e trovano conforto in morbide coperte. C'è chi impara a vivere e chi a morire, che spesso non è poi così diverso.

Per ognuno di loro la notte è un aggettivo: nera, radiosa, lunga, chiara, serena. Per tutti Vals è un destino diverso che a un tratto si rivela. 
Nello spazio fuori dal tempo della località termale, luogo in cui per definizione si viene a trovare ristoro, l'autore dei racconti offre protezione ai suoi personaggi. Li guida e accoglie dentro storie brevi e compiute, che da sole fanno immaginare l'insieme di una vita intera. Con uno stile che va fluido come la corrente, senza contrasti. C'è spazio anche per una meta-lettura, con le parole di Robert Walser, celebre autore svizzero de I fratelli Tanner, che si fanno spazio nel freddo di una notte difficile, in cui ci si muove come sonnambuli.   
Anche quando l'incerto e il buio fuori fanno paura Krohn scrive di questi uomini e donne amorevolmente, porgendo al lettore storie delicate come la neve, che tutto copre senza fare rumore.

Edizione di riferimento: Tim Krohn, Notti a Vals (traduzione di Daniela Idra), Edizioni Casagrande, 2016.  


Notte radiosa
Subito tornarono tutti i ricordi, il prato di piccole stelle sedute su mille seggioline, ognuna con il compito di proteggere un bambino per tutta la vita e di donargli la felicità. Il prato di Natale con gli alberi di panpepato, con un allevamento di maiali di marzapane e le strade coperte di ghiaia di croccantino. Ma soprattutto la catena di minuscole stelle bambine che non potevano ancora proteggere nessun bimbo, ma che già sbirciavano verso la terra di nascosto, perché - chi lo sa? - magari proprio in quel momento poteva nascere uno che aveva urgente bisogno di una stella della felicità...

Lunga notte
Ed ecco di nuovo la magia dei primi giorni. Sotto una pioggerella sottile rimasero distesi nella piscina esterna, mano nella mano, in silenzio, con gli occhi chiusi. Aiuoletta ogni tanto canticchiava a bocca chiusa per la felicità. "Mi piacerebbe rimanere tutta la notte", sussurrò a un certo punto (su un cartello, infatti, c'era scritto che di sera nelle terme bisognava fare silenzio). "Facciamolo", bisbigliò lui, Aiuoletta ridacchiò e gli strinse la mano. E lo fecero davvero. 

Notte difficile
Aveva freddo quando raggiunse la valle, e passò quasi tutto il giorno alle terme, anche se entrò in acqua solo per poco tempo. Per sedici franchi di noleggio si godette un accappatoio che la teneva ben calda, si distese su una sdraio e sfogliò il suo libro. Ma non riusciva a concentrarsi. Rimase invece a guardare dalla finestra il giorno che finiva. Ogni tanto seguiva una taccola che da uno degli alti larici si lanciava nel vuoto e si sottraeva al suo sguardo. 

Ultima notte
Solo ora, nella notte del suo ottantesimo compleanno, in quella notte alpina, tersa e silenziosa, provò qualcosa di simile alla gratitudine. "E va bene, mamma", pensò, "forse non è stato del tutto sbagliato da parte tua, mandarmi via". Non si spinse fino a perdonarla, ma se non altro confessò a se stesso che la sua vita in un certo modo aveva avuto un senso. 


A cura di Claudia Consoli