Speciale Zafón - La letteratura? L'unica forma di verità possibile: L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón


L'ombra del vento
di Carlos Ruiz Zafón
Oscar Mondadori, maggio 2016


Pp. 444
€ 12,50



Quando uscì, nel 2001, L'ombra del vento non ebbe un immediato successo. L'autore, Carlos Ruiz Zafón, si era fatto un nome negli anni grazie a libri di narrativa per ragazzi però, pur essendo già al suo quinto romanzo, non era quello che si potesse definire "uno scrittore di grido". Eppure, per l'appunto partito in sordina, L'ombra del vento è diventato un vero e proprio best-seller e l'edizione Mondadori che uscì a stretto giro di posta da quella spagnola , è stata uno dei casi di successo più evidenti nell'editoria del secondo Millennio, almeno in Italia. La storia, stra-conosciuta e stra-citata, è particolarmente affascinante perché riesce, pur parlando del passato, ad essere comunque attuale, con uno stile, "lo stile Zafón" che nel corso del tempo ha saputo coinvolgere un numero via via crescente di appassionate lettrici e lettori  in giro per il pianeta. Infatti L'ombra del vento non è che l'inizio della cosiddetta "tetralogia del Cimitero dei Libri Dimenticati" (dal nome del mitico luogo di Barcellona, in cui tante vicende vengono ambientate): la tetralogia è formata dallo stesso L'ombra del vento, prosegue con  Il gioco dell'angelo del 2008, quindi  Il prigioniero del cielo del 2011 e "termina" (almeno per il momento), con l'appena uscito, Il labirinto degli spiriti. Noi di CriticaLetteraria iniziamo oggi un viaggio attraverso questi libri, una sorta di omaggio ad un grande narratore dei nostri tempi che è riuscito, con la sola forza delle parole, della trama e dell'ordito delle sue storie a spronare dolcemente  alla lettura milioni di persone in tutto il mondo.
La storia è presto detta: la vicenda tratta, sullo sfondo della Barcellona del 1945, città ferita e, in qualche misura, divisa dalla Guerra Civile Spagnola, di Daniel Sempere, il giovane protagonista e voce narrante che, all'alba del suo undicesimo compleanno, svegliandosi sgomento per non ricordare più il volto della madre (deceduta di colera) viene accompagnato dal padre alla scoperta del Cimitero dei Libri Dimenticati. Il Cimitero del Libri Dimenticati è una titanica e labirintica biblioteca dove vengono conservati tomi e volumi per scongiurare il loro oblio. Ecco qui subito uno dei grandi valori della narrativa di Zafón, ovvero la precipua importanza della funzione-ricordo. Non si è parlato dell'importanza del ricordo e basta, perché il narratore spagnolo non utilizza mai il semplice e, in un certo qual modo, "banale" ricordo ma lo contestualizza ogni voltain un discorso più ampio, perché no, si potrebbe dire anche filosofico, sempre però tramite uno stile semplice e in grado di raggiungere tutti. La funzione-ricordo è un'azione, un po' disperata un po' eroica, contro il naturale evolversi delle cose, che sono destinate non soltanto a corrompersi ed a terminare, ma anche a sparire, l'oblio è il destino di tutti. Zafón, in un certo qual modo opponendosi alla realtà con la sola forza della letteratura, dice che no, che la memoria, la funzione-ricordo è un qualcosa di possibile se però viene condotta con un pizzico di mistero e di avventura.

Ecco perché Daniel Sempere, il protagonista del romanzo, siamo tutti noi: perché tutti noi, chi più chi meno, viene posto di fronte, ogni giorno, al rischio/possibilità di obliare qualcosa. Non che l'oblio, e nelle pagine del libro lo si comprende pienamente, sia di per sé qualcosa di negativo: dimenticare, da un certo punto di vista, è utile, la mente stessa dell'essere umano si è evoluta in questo senso. Se non potessimo scordare, magari una sconfitta ma anche un successo, non andremmo mai avanti, non vi sarebbe progresso. Ma, detto questo, la funzione-ricordo è, in un movimento uguale ed opposto alla funzione-oblio, fondamentale per la nostra specie: senza la funzione-ricordo saremmo degli esseri non immortali, ma senza-tempo, ovvero sradicati dalla nostra stessa dimensione. E fidatevi, non bastano le timeline dei nostri social per scongiurare questo rischio: e Carlos Ruiz Zafón ce lo ricorda in ogni pagina.

Un altro motivo del successo, oltre all'indiscutibile fascino che le biblioteche immense rivestono per i lettori (in questo senso, ovviamente, Il nome della rosa docet), è anche la geniale invenzione di, proprio per corroborare la funzione-memoria dei manoscritti, adottare un libro per salvarlo dall'oblio. Ecco il regalo di compleanno che il padre fa a Daniel: non gli regala semplicemente un libro ma gli dona la possibilità di non dimenticarlo, di salvarlo dalla fredda morte della memoria. Ecco che, tramite una penna finissima e molto elegante, l'autore spagnolo tratteggia una vicenda avventurosa ed appassionante che, praticamente, non può che lasciare incollato il lettore alla propria poltrona, come se fosse intrappolato in mezzo ad un labirinto da cui non ha la minima intenzione di uscire.

In ultima analisi, un ulteriore fattore che ha reso il libro tanto celebre, è la descrizione della dittatura franchista che, lungi dall'essere presentata in maniera distratta oppure "all'acqua di rose", è citata con dovizia di particolari. Ma un grande autore come Carlos Ruiz Zafón non potrebbe mai e poi mai limitarsi alla fredda, dura e tante volte marziale cronaca. Infatti, seguendo quanto scrive nel libro, egli è convinto come l'unica forma di verità veramente possibile, almeno per l'essere umano, è il racconto, è la letteratura

Ecco allora che tutto, dalla morte di una madre, al rapporto padre-figlio, ad una grande città e fin'anche ad una feroce dittatura, tutto, viene tinto con i colori della letteratura. Alcune volte possono stingere e rendere i contorni meno definiti, altre volte questi "colori" possono rendere ancora più nitide le cose, presentandole in modo oltremodo brutale. Ma attraverso la letteratura, un paio di occhiali che ci possono far vedere l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, possiamo, contemporaneamente, ribellarci alla realtà e far parte di essa.

Si spiega quindi per quale motivo leggere libri come L'ombra del vento sia un piccolo-grande gesto che ci fa sentire, pienamente, parte del nostro tempo e parte di un altro tempo. Proprio come l'ombra del vento: che non si vede ma che si sente sulla propria pelle. 

Mattia Nesto