«La vita degli altri, attraverso lo spioncino del mio appartamento, era sempre una vita migliore della mia»

Candore
di Mario Desiati
Einaudi, 2016

pp. 232
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


L'involuzione a volte è solo una momentanea mancanza di coraggio che si esprime in timidezze, nevrosi, paraonoie... ma soprattutto vergogna.
Difficile, se non impossibile, resistere all'illusione fatata del porno per Martino Bux: lì tutto è sempre perfetto,  perché in fondo «il porno ha un vantaggio, l'immagine. Ti illude che il sesso non sia mai fallace e deperibile, come l'immagine dei suoi protagonisti». Non esiste tempo, lo spazio diventa irrilevante e si riduce a un disperdersi di umori tra lenzuola sporche, umori che resteranno impressi sulla pellicola, infinitamente ripetibili davanti agli occhi dello spettatore. Quando lo spettatore, poi, è un vero e proprio cultore del genere come Martino, ecco che tutta la realtà è leggibile attraverso un confronto con questo o quel film porno: le donne, specialmente, vengono paragonate alle attrici hard più famose. Basta un dettaglio, ed ecco che Martino si illude di innamorarsi, o perlomeno intraprende insoliti e scoraggianti corteggiamenti. 

Eppure per qualche momento Martino sperimenta la felicità, si convince di essere in coppia e addirittura sperimenta la convivenza: certo, non è semplice stare vicino a uno come lui, che continua a cambiare lavoro e non ha alcuna prospettiva di crescita personale. La sua massima aspirazione (ammesso che si possa ritenere tale, visti i continui strappi e incertezze) è barcamenarsi nel campo del porno, anche se si tratta di girare la città un bus con un pesante sacco di falli e giochi erotici per rifornire le macchinette automatiche, o fare il fattorino/factotum sottopagato in un locale notturno. La domanda, qualche volta, sorge spontanea, ma Martino sa come anestetizzarla e proseguire:
E io... chi ero? Terrone, albanese, provinciale, senza abitudini fisse, in attesa soltanto che lo schermo del telefonino si illuminasse per regalarmi un fremito.
Poi c'è la seconda attività, forse anche la più redditizia: affittare a ore la sua camera degli ospiti. Martino è al di là del muro, origlia e immagina, con tutta la sua fervida fantasia, continuamente sfamata da filmografia porno: le vite che si amano e/o si fondono per qualche ora nell'altra stanza hanno un'attrattiva particolare, sono infinitamente più compiute e certe della propria. Il dubbio del fallimento, infatti, si fa strada a intermittenza, tra riflessioni sulle occasioni perse («Niente fa male quanto dormire in un letto vuoto dove ha dormito la persona che amavi») e vaghe prospettive per il futuro:
In quel periodo avvertivo nettamente la sensazione del fallimento. Lavori frammentari, mal pagati, solitudine. Fino a quel giorno ci avevo anche riso sopra, ma adesso mi sembrava che non esistesse più riscatto. Cosa sarebbe successo se avessi avuto la forza di voltare le spalle al porno? Sarei mai stato fiero della mia vita tanto da mostrare una mia foto a qualche sconosciuto?
Che lo spaesamento di Martino Bux sia la rappresentazione simbolica dell'inetto contemporaneo, travolto da modelli sessuali schiaccianti e lontano dalla realizzazione sentimentale? Una cosa è certa, in Candore: «Il moralismo dei senza morale è spesso più feroce di quello dei bacchettoni». Alla luce di questo, la visione del mondo e la lettura di sé si fa impietosa: a mano a mano che leggiamo le avventure sessuali di Martino Bux, i suoi lavori sempre più strampalati, al limite della legalità, ma soprattutto le sue attenzioni per l'altro sesso, che sono sempre testardamente erotiche e fintamente auto-illusioni... Ecco, è allora che iniziamo a temere di essere davanti a una colossale parabola, che prepara una vertiginosa e colossale caduta verso abissi che non possiamo prevedere.
Ma se leggiamo Candore non tanto come una critica sociale, quanto una storia di vita, dobbiamo lasciarci trasportare dall'intentio operis. Non è sempre facile, soprattutto quando ci viene richiesto di adottare la visuale distorta e costantemente hot di un ragazzo eternamente insoddisfatto e a caccia di brividi. Eppure la scrittura di Desiati supera qualsiasi resistenza, è in grado di convincerci con la sua ricercata semplicità, che è costata tre anni di lavoro all'autore. Sarà che quasi ogni pagina ha una frase che - anche isolata  dal contesto - ci porta a riflettere. O sarà che, al di là della sinossi, potremmo immaginare Candore come un grande omaggio al fascino della seduzione, colta in tutti i suoi dettagli: 
Mettere un reggicalze è un rito cui ci si sottopone con un senso di devozione verso la seduzione. Sceglierlo, indossarlo nel buio della propria stanza, dentro il bagno di un treno, tra le ombre di un camerino, è già fare l'amore. 
A tratti onirico, altrove quasi allucinato e allucinatorio, Candore ci porta oltre i pizzi e le balze presenti in copertina: «non ci si fa belli per amare, ma per farsi desiderare», e dunque nel corso di queste duecentotrenta pagine ci si chiede se  Martino riuscirà a bucare il velo delle sue voglie, e a donarsi davvero, per ricevere amore. Come in una favola per adulti scorticata continuamente dalle delusioni, si aspetta uno scioglimento: esisterà una possibilità di riscatto in questa vita?

GMGhioni



Un'altra frase sottolineata:
La fame non morde e neanche sfianca, la fame annebbia, ricopre di un sottile e fitto formicolio, impone la dettatura del suo desiderio.