Le più belle pagine d'amore di Isabel Allende


 

 Amore 
di Isabel Allende
Feltrinelli, Milano 2013

pp. 193
12,00 €



Nel corso dei miei molti anni di scrittura ho esplorato vari generi: narrativa, racconti brevi, memorie, saggi, romanzi storici e letteratura per ragazzi, persino ricette di cucina; e in quasi tutti i miei libri ci sono scene d’amore […] ma non ho mai scritto un libro erotico. Forse lo farò quando sarà morta mia madre per non darle un dispiacere, anche se questa sfida mi spaventa un po’. Con la sessualità sta succedendo la stessa cosa che con la violenza: si esagera sempre di più per interessare un pubblico ormai sazio.



Dovremmo ringraziare Jürgen Dormagen e Corinna Santacruz, gli editori tedeschi di Isabel Allende, che hanno avuto la bella idea di pubblicare una miscellanea delle più intense scene d’amore dei suoi libri. Il risultato è questo “Amore”, eccentrica antologia sentimentale che conduce il lettore alla scoperta di alcuni dei passi più significativi dell’opera della scrittrice cilena. L’originalità del libro sta innanzitutto nella fusione di una componente squisitamente letteraria - gli estratti dai racconti e dai romanzi più noti - e di una autobiografica che prende corpo nell’ironica introduzione e nei paragrafi di apertura dei singoli capitoli. È proprio nelle pagine iniziali che l’autrice traccia una smaliziata storia della propria vita erotica e sentimentale con brevi accenni ai diversi periodi storici che, da soli, bastano a ricostruire abitudini, costumi, orientamenti socio-culturali. Dalle prime esplorazioni del desiderio sessuale al rapporto con Willie, suo marito dal 1988, l’Allende non ha paura di raccontare ai lettori la propria educazione sentimentale, i dolori e le gioie di una donna che ha anche dovuto conciliare ambizioni e fantasie con il clima repressivo di una dittatura che la costringeva in una rete di imposizioni e limiti. Ne vien fuori il ritratto di una scrittrice coraggiosa che ha fatto della passione una componente fondamentale dei suoi testi, declinandola attraverso le mille sfumature che essa assume nella vita reale.

La bellezza di “Amore” sta anche nella sua struttura; i brani sono raggruppati in nove macrosezioni che hanno il nome delle diverse stagioni della storia sentimentale dell’individuo: “Il risveglio”, “Primo amore”, “La passione”, “La gelosia”, “Amori contrastati”, “Eros e umorismo”, “Magia dell’amore”, “Amore duraturo”, “Nella maturità”. Un percorso tematico che in più luoghi sconfina nell’autobiografico ma che, in fondo, parla di tutti noi. Nelle brevi introduzioni alle sezioni, l’Allende contestualizza i brani raccontando in quale periodo della propria vita li ha scritti, come sono nati i personaggi, arricchendo di sfumature le loro vicende. L’autrice accompagna il lettore per mano, sezione dopo sezione, e gli fa incontrare i protagonisti dei suoi più memorabili libri. Riviviamo, così, l’iniziazione di Rolf Carlè a opera delle sue robuste ed esperte cugine (“Eva Luna”), il magico incontro notturno di Blanca e Pedro (“La casa degli spiriti”), la prima notte d’amore di Eliza e Joaquìn (“La figlia della fortuna”), la passione di Inès e Pedro che per anni si sono cercati e aspettati (“Inès dell’anima mia”). E poi, ancora, la feroce gelosia di Aurora di “Ritratto in seppia” e l’amore impossibile tra Jean e Juliana (“Zorro. L’inizio della leggenda”). C’è spazio per l’amore sofferto, per quello celato, per quello riscoperto e per quello gridato. Ma c’è anche l’amore divertente che ha l’aspetto delle risate e degli scherzi e, per concludere, quello commovente della maturità: il sogno dell’anziano Capitano de “La Piccola Heidelberg” e - come potrebbe mancare – il dolore di Esteban che ha sprecato una vita perdendo per sempre l’opportunità di amare Clara come lei avrebbe meritato (“La casa degli spiriti”). Gli amanti di Isabel Allende si ritroveranno nelle pagine scelte, riscoprendole con ammirazione, mentre chi non ha mai letto i suoi romanzi si troverà di fronte a un’altra opera, un affresco intimo, carico di vita vissuta e di emozioni. Il senso del libro sta proprio nel mostrare la caleidoscopica ricchezza dell’amore che continuamente cambia nel corso della vita e che la letteratura potentemente riflette.

"Nel racconto 'Nel profondo dell’oblio' c’è una frase che vorrei cambiare, ma una volta che si è pubblicato non è più possibile ritrattare. La ragazza del racconto dice che 'la paura è più forte del desiderio, dell’amore, dell’odio, della colpa, della rabbia, più forte della lealtà'. Ho scritto questo racconto nel 1987, pensando al terrore imposto dalla dittatura militare in Cile, ma col trascorrere degli anni, e in particolare con la morte di mia figlia Paula, ho imparato che il sentimento più potente non è la paura, ma l’amore."     

Claudia Consoli


[Questo pezzo è stato pubblicato anche sulla rivista di libri e cultura Wuz]