Woody Allen in salsa parigina: "L'amore dura tre anni" di Frédéric Beigbeder


L’amore dura tre anni
di Frédéric Beigbeder

Feltrinelli, 1997


Alcuni titoli richiedono di essere pronunciati con una certa, precisa intonazione. A nessuno verrebbe mai in mente di pronunciare I dolori del giovane Werther con aria scanzonata, né di leggere Il diario di Bridget Jones come se foste al capezzale di un caro amico malato.
L’amore dura tre anni: tono cattedratico e impostato, può suggerire  che si tratti di un trattatello scientifico, risultato di uno dei tanti studi curiosi svolti dalle università di tutto il mondo. L’amore dura tre anni: tono sommesso e incrinato indica, senza dubbio, una love story potenzialmente tragica e con finale da kleenexL’amore dura tre anni: stile annunciatore delle romantic comedy, con una piega ironica appena accennata sulle labbra. Ecco, questo è il modo giusto per pronunciare il titolo del libretto in questione:
Una zanzara dura un giorno, una rosa tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. È così. C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia.
Il primo anno si dice: “Se mi lasci, mi AMMAZZO”.
Il secondo anno si dice: “Se mi lasci, mi farai soffrire, ma me la caverò”.
Il terzo anno si dice: “Se mi lasci, stappo lo champagne”.
Marc Marronier (alter ego dell’autore) è un parigino mondano: scrive rubriche sulla vita notturna della capitale francese e sforna slogan pubblicitari. Un anno si innamora della bella Anne. L’anno dopo la sposa perché non ha senso aspettare quando si è così felici. Il terzo anno si gira a guardare tutte le belle ragazze che incontra fino a che, al funerale della nonna, incontra Alice ed è colpo di fulmine. Lui ed Anne divorziano e inizia una relazione clandestina con questa donna bellissima, sposata anche lei, tra tira e molla e riconciliazioni, sesso di altissima qualità e stucchevoli lettere d’amore. E intanto si chiede: durerà questa volta o alla scoccare della mezzanotte del terzo anno finirò di nuovo con le carte del divorzio in una mano? Lieto fine non garantito.

Il lettore ideale di queste pagine è il cinico romantico. La persona che ci ha creduto, che vorrebbe crederci, che il più delle volte ci crede, ma che si sente molto più sicuro dietro l’ironia. Non è una storia originale: cose simili accadono con una media di, immagino, almeno tre divorzi all’ora con altrettante relazioni extra coniugali già avviate. L’autore vuole metterci in guardia: nessuno ci spiega che l’amore ha una data di scadenza, il segreto è ben custodito, quasi si trattasse di un complotto.

È un libello per costruito, ha dato la base per il film omonimo che ha riscosso grande successo, ed è l’ultimo di una trilogia (ma, ahimè, non vi consiglio di leggere anche gli altri due) sulla fenomenologia amorosa: ti innamori, ti sposi, divorzi, per ogni evento un libro. È completamente fatto di aforismi, sul genere Woody Allen. Anzi, ricorda molto le battute forzatamente allegre e cinicamente vere del regista americano. Solo che al posto delle nevrosi e gastriti newyorkesi qui c’è un pizzico di grandeur e snobismo tipicamente parigino che conferiscono a queste pagine una caratteristica unica (e che lo salva dal plagio di stile). E da grande amante di Woody Allen non posso fare altro che consigliarlo. Se non altro per controllare che in vostri amori nel frigo non stiano per scadere.