"Due di briscola", una crime story mediterranea



Due di briscola
di Franco Legni

Curiosando Editrice, 2011


pp. 215
€ 10,00



Il romanzo d’esordio di Franco Legni, “Due di Briscola”, dimostra tutta la sua esuberanza e irriverenza fin dalle prime pagine. Ci troviamo invischiati insieme al protagonista, Nichi Moretti, in una crime story “mediterranea” (con tappa turistica a Praga) costellata di personaggi di tutto rispetto: galeotti in fuga, narcotrafficanti, spacciatori, prostitute, una spogliarellista nana e zingari psicopatici. Con un roster [1] del genere è più che naturale aspettarsi una Royal Rumble [2] coi fiocchi. Il romanzo non delude infatti le aspettative, diretto, nudo e crudo, con uno stile e un linguaggio degno di un paragone con Chuck Palahniuk, quest’opera d’esordio segna di sicuro un successo nella vita di Franco Legni, di mestiere avvocato, proprio come il suo protagonista ed evidente alter ego, Nichi. Ciò che si nota immediatamente nel romanzo è infatti la difficoltà da parte del lettore nel separare autore e protagonista, e, pur non essendo un’autobiografia, si fa fatica persino ad immaginare Nichi con un volto che non sia quello di Franco, ed è altrettanto impossibile non affezionarvisi sin dal principio.

La storia inizia in Italia e ruota attorno 
all’ingiusta incarcerazione dell’avvocato, incastrato dal suo migliore amico (nonché spacciatore di cocaina) Biancaneve. Dopo una rocambolesca fuga dal carcere Nichi si reca a Barcellona e cerca rifugio in casa dei parenti di Biancaneve, fuggito a Praga dopo aver incastrato il suo ex-migliore amico. Nella metropoli spagnola la vita di Nichi cambierà totalmente, dagli agi del suo mestiere e della sua comoda casa si ritroverà catapultato in un’esistenza da fuggiasco e ladruncolo da strada, obbligato a dormire in una vasca da bagno. Da qui in poi le vicende si susseguono in un intreccio mai noioso e sempre tenuto vivo grazie a qualche colpo di scena inserito saggiamente nell’arco narrativo.

Ciò che stupisce piacevolmente nel romanzo è il “circo” di personaggi che movimenta le vicende, quasi tutti sapientemente caratterizzati, i loro ritratti emergono in maniera del tutto naturale dalle parole delle voci narranti, alternativamente quelle di Nichi e di Biancaneve, e il lettore non avrà mai difficoltà nel ricordare chi era questo o quel personaggio, poiché ognuno ha dei tratti fisici, psicologici, comportamentali e caratteriali che lo rendono unico e facilmente riconoscibile, pur senza scadere dello stereotipato o nel banale. E’ in questo modo che “La Lorenzona”, Ramona, Iskra, Sandra e gli altri personaggi faranno letteralmente breccia nell’immaginazione del lettore. Sono proprio loro il punto di forza del romanzo, persone fallite, che contano poco e niente nella società, ma che annaspano per mantenersi a galla nel fango che li circonda. Ognuno contiene del potenziale, ognuno può essere un vincitore, ognuno di loro è un Due di Briscola appunto, la carta che tra quelle buone vale di meno.

Tecnicamente l’opera di Franco Legni è quasi impeccabile, la narrazione in prima persona dei due personaggi principali, Nichi e Biancaneve, viene interrotta a sprazzi da qualche breve o brevissimo capitolo che passa invece al narratore onniscente in terza persona o ad un’altra voce narrante. L’azione si svolge sempre al presente, che rende il tutto più immediato e incisivo, ma non mancano le narrazioni di eventi passati nelle vite dei personaggi oppure lunghe riflessioni, mai noiose e sempre originali. Tutto ciò crea una buona miscela che contribuisce a tenere incollati al libro. Per quanto riguarda il linguaggio utilizzato, è sempre diretto, vi è un uso frequente di slang, volgarità e parolacce, cosa più che giusta dati i personaggi che agiscono nella storia. Ciò che colpisce maggiormente è l’incisività del modo di scrivere di Franco Legni, le parole sono come pugni, veloci e dinamiche, i dialoghi credibili e naturali, e non vi è nessuna traccia di artificiosità che farebbe scadere indubbiamente il realismo, a cui l’autore ha prestato molta attenzione all’interno dell’opera.
Volendo cercare il pelo nell’uovo nel romanzo di Legni, ho notato una certa somiglianza negli stili delle due voci narranti, che, appartenendo a due personaggi totalmente differenti, sarebbero dovuti essere più differenziati a mio parere. Il giudizio finale non può che essere positivo, un’opera divertente ed energica, uno spaccato realistico del mondo del crimine, indubbiamente una lettura leggera, ma dai contenuti maturi e profondi.


A. Dario Greco

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[1] termine anglosassone entrato nell'italiano, spesso in ambito giornalistico, per indicare quella che in Italia indichiamo come "rosa della squadra", il roster è infatti l'elenco dei giocatori sotto contratto con una determinata società sportiva in un determinato campionato.
[2] incontro di Wrestling in cui numerosi lottatori si sfidano contemporaneamente sul ring con l’obbiettivo di rimanere l’unico contendente all’interno dello stesso.