La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club!

Fight Club
di Chuck Palahniuk
Mondadori, 2011

1^ edizione: 1996

pp. 224, € 9,50

con postfazione di Fernanda Pivano


Fight Club, edito nel 1996, è il primo romanzo di Chuck Palahniuk che ha segnato l’inizio della fortunata carriera dello scrittore statunitense.
Il romanzo, diventato Best Seller dopo l’uscita del film omonimo nel 1999, descrive le vicende di un narratore, senza nome e senza età. Costui è un giovane disilluso stanco della sua vita monotona e che soffre di insonnia. Per trovare qualcosa che riesca a farlo dormire si reca quotidianamente a dei gruppi di sostegno dove le più svariate tipologie di malati terminali si incontrano per incoraggiarsi a vicenda. Tutto questo finché non incontra Tyler e Marla.
Qui c’è in ballo una sorta di triangolo. Io voglio Tyler. Tyler vuole Marla. Marla vuole me. Io non voglio Marla e Tyler non mi vuole per le palle, non più.
Dopo che il narratore incontra Tyler loro due insieme fondano il primo Fight Club, un posto che esiste solo per 5 ore, dalle 2 di notte del sabato alle 7 di mattina della domenica. In questi Fight Club giovani sconosciuti trovano la loro valvola di sfogo picchiandosi furiosamente fino a devastarsi la faccia, a mani nude, senza camicia e senza scarpe. Anche loro esistono solo per 5 ore, esistono solo durante i combattimenti, perché durante il resto della settimana è come se fossero morti.
Inizia così una catena di eventi noir, cinici e surreali che porteranno ad un ancor più cinico epilogo.
La vicenda è interamente narrata in Flashback, tecnica che Palahniuk sembra apprezzare particolarmente, e lo stile di scrittura è decisamente snello e scorrevole, l’autore fa volentieri a meno degli avverbi e di tutte quelle particelle che rallentano la frase, fa invece ampio uso di ripetizioni ed interruzioni a effetto che rendono il romanzo un perfetto esempio del nuovo stile della “Generazione X”. La si potrebbe considerare come un’ulteriore evoluzione del modello sintetico di Hemingway, portato quasi all’esagerazione, tuttavia l’effetto è sbalorditivo. Sembra di ascoltare la storia direttamente dal narratore, una persona media, che la racconta con violenza in tutta la sua violenza, il risultato è una narrazione avvincente, leggera e che tiene inchiodati al libro. Tale caratteristica non si perde nemmeno quando il narratore si diletta nelle sue “digressioni filosofiche” strampalate e divertenti, ma che risultano essere drasticamente veritiere. Un esempio può essere:
Non è perché ti ficchi penne nel culo che diventi una gallina.
I temi del romanzo sono più importanti di quel che possono sembrare ad una prima lettura. Fight Club è pieno di termini rozzi, parolacce e oscenità al limite del pornografico, eppure il tema centrale del libro è la disperazione. La disperazione che circonda la malattia, la morte, e il cancro, la malattia protagonista del nostro tempo prima dell’arrivo dell’Aids. Entrambe le donne più importanti del libro ne sono ammalate, la donna del narratore, Chloe, e la donna di Tyler, Marla. Un ruolo centrale è svolto anche dall’alienazione sociale, a cui il narratore reagisce con uno stato di aggressività autodistruttiva che fa da pretesto ad una pungente satira nei confronti della società contemporanea.
E’ difficile riuscire a sintetizzare tutto ciò che il romanzo trasmette, poiché tali emozioni possono essere comprese solo tramite la lettura in prima persona. La storia è senza dubbio angosciante, ma l’abilità dello scrittore la rende quasi divertente, le battute fredde, crude e a bruciapelo sdrammatizzano per qualche istante l’atmosfera cupa, ma riflettendo un attimo su di esse ci si accorge che sono patetiche, come i personaggi in fin dei conti. E ciò non fa che aumentare la tensione e l’angoscia nel lettore. A volte le scene descritte sono rivoltanti, a volte seducenti nella loro decadenza e nel marcato realismo.
Un romanzo postmoderno che utilizza i Fight Club come pretesto per poter scrivere di sangue e violenza, come a voler materializzare, in immagini di forte impatto, l’effetto della disperazione e della malattia. Un romanzo dalla marcata componente psicologica, che presta molta attenzione al subconscio dei personaggi. Insonnia, schizofrenia, doppia personalità. Chi è Tyler? Chi è il narratore? Il narratore è chiunque, Tyler anche.

A.D. Greco