La conversione di un irriducibile ateo

 
Ti conosco da sempre
La conversione di un irriducibile ateo
di Giuseppe Totaro

postfazione di Andrea Tornielli
MEF. L'Autore Libri Firenze, 2010

99 pp., 10 euro.

La storia della religione cristiana è fitta di conversioni. Una tra le prime, e tra le più eclatanti, è quella di Paolo di Tarso raccontata negli Atti degli Apostoli (At 9, 1-9). La chiamata divina agisce sul persecutore di cristiani in forma di rivelazione improvvisa e accecante:
«Or, mentre nel suo cammino si trovava già vicino a Damasco, all’improvviso rifulse intorno a lui una luce dal cielo. Caduto a terra, udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Egli rispose: “Chi sei, Signore?”. “Io sono, disse, Gesù che tu perseguiti”.»
Dopo tre giorni di cecità, il battesimo trasformerà Paolo nel grande apostolo missionario.

Questa citazione biblica esemplifica la dinamica che giace alla base delle grandi conversioni. La conversione è un evento, una rivelazione che travolge e innesca una trasformazione. Così è per Giuseppe Totaro, «ateo irriducibile, ostile, superbo e irriverente nei riguardi di Dio» che racconta la propria storia, la propria personalissima epifania. Dopo anni di rapporti alterni con la fede, un giorno d’aprile del 2002 l’autore trova, sulla scrivania del suo ufficio, il frammento di un crocifisso: questo avvenimento, all’apparenza insignificante, trasformerà la vita di Giuseppe. La piccola scheggia sarà capace di squarciare le solide certezze costruite nell’età adulta, riportando alla luce un nucleo di fede viva e dimenticata. Non a caso, la chiave della rivelazione è nella frase, sgorgata dall’interiorità: «Ti conosco da sempre».
La notissima parabola del seminatore (contenuta nei tre Vangeli sinottici) insegna che la parola – di più: la presenza – del divino può fiorire soltanto nel terreno che si apre ad accogliere il seme. Raccontandoci con lucidità la sua storia, Totaro intende dimostrarci un assunto fondamentale: anche chi è roccia, soprattutto chi è roccia può accogliere quel seme, farsi terreno fertile e accoglierlo confrontandosi coll’Altro da sé per eccellenza. La conversione, lungi da essere una passiva accettazione della grazia, è conquista esemplare: è la Verità a trovare l’uomo, ricorda Totaro con sant’Ambrogio, com’è vero che l’uomo si appropria della Verità sacrificando il proprio orgoglio.
Ma Ti conosco da sempre non è soltanto il racconto di una conversione attiva. Il libro contiene anche una parte saggistica, successiva a quella narrativa. L’autore, nell’intento di recuperare ideali evangelici – intento che a sua volta recupera il sogno di una cristianità pura condiviso da molti, dalle origini a oggi – propone, a conti fatti, un modello di umanità che possa conciliarsi con la società contemporanea. I temi sono vari e più che mai attuali: la famiglia, il matrimonio, la malattia, ma soprattutto il rapporto tra fede e intelletto, tra l’uomo e i propri limiti. Totaro non dimentica di essere stato un ateo, conservando il meglio del proprio passato: uno spirito critico, amante della dialettica e del confronto con le istituzioni. Con un linguaggio semplice, immediato e ricco di citazioni da voci note e acute (non soltanto bibliche, teologiche o agiografiche: hanno spazio in queste pagine anche Rousseau, Gaber, Kant, Platone, Seneca, Bobbio) Giuseppe Totaro ha creato un volumetto agile, che riesce perfettamente nell’obiettivo che si è prefissato: mostrare a un lettore, neutro e suo simile, cosa vuol dire (ri)scoprire Dio.

L. Ingallinella