L' anima del mondo e il pensiero del cuore



L'anima del mondo e il pensiero del cuore
di James Hillman

Adelphi, Milano 2002
193 pp.
€ 12,00

Chi risusciterà l'anima del mondo?
Qualche decennio fa ci provò James Hillman. Lucido e accattivante, profetico e spregiudicato, portò alla ribalta la questione della psiche proponendo un'ottica totalizzante che, per una volta, non si rifaceva alla tradizione mistica orientale, ma recuperava paradigmi filosofici dell'Occidente forti e dalle alterne fortune, riconducibili, in origine, al grande sistema di Platone.
Adelphi ha raccolto e riproposto sotto il titolo L'anima del mondo e il pensiero del cuore tre saggi che furono già conferenze tenute da Hillman in Italia e Svizzera tra il 1973 e il 1982.
Questa volta, il paziente steso sul lettino clinico è la psicologia moderna in persona e l'analista è la filosofia o, meglio, una certa filosofia. In realtà, non vi è alcun ribaltamento dei ruoli, giacchè, alla base di ogni scienza sociale vi è sempre un substrato filosofico che riflette la coscienza (o l'incoscienza) dei tempi.
Il postulato che ricorre con una certa insistenza nei tre saggi in questione è il ritorno ad una visione neoplatonica del mondo, in cui a prevalere non siano il dualismo cartesiano o i separatismi della ragion pura kantiana, ma l'aisthesis nella sua accezione originaria: inspirazione del mondo, moto di meraviglia come risposta primaria all'impatto con la realtà che si dà a vedere. Ritornare all'immagine significherà allora restituire le cose (animate e inanimate) a se stesse, portandole alla luce in una fenomenologia che passa per l'uomo ma che non fa di esso il detentore esclusivo della donazione di senso.
Hillman ci parla della bellezza come di una necessità epistemologica, il modo stesso con cui l'anima mundi si manifesta e va conosciuta nella risposta estetica originaria.
La psicologia moderna, figlia della ragione illuministica, eredita gli sfavori del dualismo radicalizzato nella formula "soggetto-oggetto". Ne consegue un disinteresse verso la verità del mondo, mistificata dai sentimenti del soggetto che osserva e vuole in essi intrappolare le cose.
L'anima del mondo si rivela attraverso le immagini. L'immaginazione che risiede nel cuore umano è il comune denominatore del conoscere e dell'amare. Che cos'hanno da spartire tre figure del sapere quali Plotino, Vico e Ficino con Jung, figura eminente della psicanalisi?
Fare della conoscenza dell'anima la vera scienza ha reso i primi tre degli "psicologi del profondo" ante litteram e, malgrado le apparenti discrasie, l'elemento sostanziale che li apparenta a Jung è l'aver individuato come primario il pensiero per immagini, che le si chiami archetipi o caratteri poetici, immagini fantastiche o miti.
Tra i limiti di Jung, secondo Hillman, vi fu l'aver confuso la conoscenza estetica con l'estetismo edonistico separato dall'etica.
L'estetica concepita invece in chiave neoplatonica come pensiero del cuore, come epistemologia, ci assicura un rapporto col mondo in cui non esiste più un dominatore e un dominato, un soggetto nevrotico che si rapporta ad un deserto prevedibile e ripetitivo, programmato e controllato in tutti i suoi particolari. Importante precisare che Hillman non demonizza affatto il progresso tecnologico. Ciò che va riformato, secondo lui, è il riduzionismo che rinchiude l'anima del mondo entro gli angusti confini della coscienza soggettivistica.
Ecco dunque il benefico recupero dell'esempio neoplatonico e l'indispensabile rimozione degli opposti, l'attitudine primigenia del cuore alla ricezione di impressioni sempre nuove, un ritorno alle cose da cui l'anima del mondo traluce.

Lvxita