Le fonti islamiche della Commedia


Il libro della scala di Maometto
a cura di C. Saccone
traduzione di R. Rossi Testa
SE, Milano 1997
pp. 198
€ 18,00

Ne Il libro della scala di Maometto si narra del viaggio oltremondano del profeta. Nunzio di Dio superiore a tutti gli altri, scelto da Dio perché guidasse il suo popolo, nel racconto è spinto dall’Arcangelo Gabriele attraverso il regno dei morti e tra le loro pene e le loro gioie. Un viaggio simile a quello che condurrà molti anni dopo il “sommo poeta” che era poeta, appunto, e non profeta. Tanto che molti studiosi hanno voluto, non a torto, ricondurre alcune visioni dantesche e la stessa struttura con cui Dante ci dipinge l’aldilà, proprio a tale testo e ad altri elementi narrativi appartenenti alla tradizione orale islamica che Dante potrebbe aver conosciuto grazie forse all’amico Brunetto Latini che era stato inviato alla corte di Alfonso X e alla traduzione in latino e francese del Libro della scala da parte di Bonaventura da Siena (che lo aveva tradotto dal castigliano dell’ebreo Abraham). Tra questi Asín Palacios con il suo discusso lavoro del 1919 La escatología musulmana en la Divina Comedia (ultima traduzione italiana è del 2005 per il Saggiatore col titolo Dante e l’Islam. L’escatologia islamica nella Divina Commedia). Discusso perché sembrava che Dante perdesse l’attributo di genio originale e il suo ruolo nella cultura occidentale. Anche se poi, come sappiamo, a quei tempi il dialogo e il sincretismo tra culture erano molto più vivi di quanto comunemente si possa pensare, ed è qualcosa che oggi con molta fatica cerchiamo di costruire.

Nel suo intervento alla Casa di Dante in Roma, Marco Ariani (Roma Tre), ha ripercorso alcuni episodi salienti di questo dibattito sulle fonti islamiche della Commedia ricordando appunto Asín Palacios (sacerdote che concentrò molte delle sue forze proprio allo studio di elementi filosofico-teologico-culturali che avvicinavano Cristianesimo ed Islam) e il lavoro di Enrico Cerulli, Il 'Libro della Scala' e la questione delle fonti arabospagnole della Divina Commedia del 1949, nonché il supporto di Maria Corti a sostegno della tesi. E ricordando anche chi aveva delle serie riserve alla teoria della fonti islamiche nella Commedia. Tra questi il Silverstein che ricorda come fosse più probabile che Dante avesse preso come riferimento e “spunto” per il suo viaggio in terzine non dei testi di tradizione islamica passati di mano in mano e di traduzione in traduzione ma, certamente Virgilio (tanto da farsi accompagnare), ed anche la Visio Pauli, apocrifo del II° d.C. nel quale si narra il viaggio visionario di Paolo nell’aldilà. Ad una analisi altrettanto meticolosa di quella che si può condurre sui passi della Commedia rinviabili a fonti islamiche, possiamo più facilmente attribuire a Dante una profonda lettura dei testi sacri della tradizione giudaico-cristiana, dei Padri della Chiesa e di tutti quei testi che certamente aveva potuto leggere e che avevano un notevole ruolo di formazione culturale, per profondità ed altezza spirituale.

Maometto guidato dall’Arcangelo si trova in un mondo iperbolico che non può che stupirci. Prima di tutto non è luogo terreno e non ha struttura conica. Inoltre rimanda ad una vastità incolmabile tanto che le grandezze si misurano in anni necessari a percorrerle e le parti corporee delle figure incontrate rimandano sia al numero 7 che alla stupefacente grandezza, complessità ed inimmaginabilità della visione: gli angeli infernali, per esempio, sono settantamila con altrettante teste, ogni testa con altrettante corna ed ogni corna con altrettanti nodi.
E se qualcosa sembra già il contrappasso dantesco, allora bisognerà vedere se non già qualcosa di simile sia presente nella tradizione cristiana. Tenendo conto che ancora oggi manca l’originale arabo de “La scala”.

Sembrerebbe allora che le interessanti tesi sulle fonti islamiche nella Commedia possano essere smontante perché a volte si poggiano su basi non troppo solide e spesso su congetture. Ma certo se Dante non ha attinto da testi islamici, perlomeno da testi, da studi e sviluppi di questi che sono entrati nel suo più vicino patrimonio culturale. I grandi testi Sacri nascono da grandissime e vicine, nel nostro caso anche geograficamente, sensibilità. Possiamo allora farci appassionare dagli studi profondi ed attenti e cercare di capire quanto i legami culturali tra chi ha un ruolo fondante nella cultura italiana ed occidentale, abbiano una infinità di possibili connessioni con le culture mediorientali, non solo ebraica, e quanto queste trovino una fertilissima espressione negli sviluppi e nei rapporti che hanno intessuto con l’occidente. Con la speranza che altrettanto fertili rapporti si possano costruire oggi e sempre.