Una storia semplice





Una storia semplice
di Leonardo Sciascia
Milano, Adelphi, 1989



Come gli altri gialli di Sciascia, Una storia semplice rientra in quella categoria che viene definita 'giallo infinito', in cui il colpevole, identificato dal narratore o da un personaggio, non viene punito, ma solo reso noto al lettore alla conclusione del romanzo. Questa tecnica, che discosta il giallo di Sciascia dalla struttura classica del genere, è funzionale alla rappresentazione della società italiana. L'abilità di Sciascia, tuttavia, sta nella scelta di non denunciare in modo populista o retorico i mali della giustizia. La sua lingua piana e sottile, l'intreccio apparentemente semplice e lineare, dipanato in poche pagine, permettono infatti all'autore di trattare con leggerezza tematiche importanti, e di far emergere con forza la sua condanna, seppure senza proclami.

In questo romanzo il tema della giustizia è indagato, oltre che dal punto di vista di Polizia e Carabinieri – da notare l'abilità dell'autore nel far emergere in modo ironico i continui contrasti, a volte anche grotteschi, fra i due corpi – anche dalla prospettiva di un normale cittadino, suo malgrado coinvolto nel caso da risolvere. Il mostrare le contraddizioni della giustizia italiana permette quindi a Sciascia di indagare come chi non sia coinvolto nel processo della giustizia si relazioni con esso. L' “uomo della Volvo”, imbattutosi negli assassini, viene infatti tenuto precauzionalmente in carcere, nonostante l'evidenza della sua innocenza. A lui l'autore dedica anche la fine del romanzo. Dopo essere stato rilasciato, si imbatte infatti nel prete (introdotto precedentemente come personaggio secondario) e in lui riconosce il finto capostazione, che era in realtà l'assassino. La sua reazione, però, è quella di non denunciare la sua scoperta: «“E che, vado di nuovo a cacciarmi in un guaio, e più grosso ancora?”». Con questa conclusione, Sciascia denuncia allo stesso tempo i problemi della giustizia italiana, che scoraggia i cittadini alla collaborazione, ma anche una certa leggerezza da parte degli stessi cittadini, che spesso preferiscono non essere implicati come testimoni.

Per finire, una breve considerazione sulla lingua, che sottolinea i passaggi rilevanti nella narrazione attraverso particolari scelte stilistiche. Una su tutte, l'indizio che permette di individuare l'assassino - il guanto del commissario di Polizia – viene introdotto all'inizio della narrazione, quando tra gli aggettivi per descrivere il commissario Sciascia sceglie “guantato”.

La 'storia semplice' tracciata da Sciascia, quindi, nasconde sotto un'apparente semplicità e leggerezza una vasta rete di significati. Da grande narratore, Sciascia non nasconde le problematiche che intende affrontare con trucchi che il lettore deve risolvere, ma le lascia naturalmente emergere tra le righe della scrittura.